I «pettinatori di lana»

La pettinatura è una fase di lavorazione di cotone e lana. Pettinare la lana significa separare col pettine (lo scardasso) la parte più grossa da quella più fine. In senso metaforico vuol dire conciar male, graffiare, maltrattare, malmenare.

Una volta sul letto si ponevano due materassi: uno di lana di pecora e l’altro di paglia d’orzo. D’inverno quello di lana si metteva sopra dell’altro, per tenere più caldo, mentre quello di paglia si metteva sopra durante l’estate, per far sentire meno caldo. Durante la stagione estiva i due materassi si svuotavano: la paglia deteriorata si buttava nella concimaia e il materasso si riempiva di paglia d’orzo d’annata.

Chi non era produttore comprava la “pagghialonga” dal venditore ambulante, che passava per le strade nel mese di giugno. La lana, invece, veniva lavata, asciugata al sole, e allargata con le mani per renderla più soffice. Chi non aveva il tempo o la pazienza, perché si perdeva tanto tempo, in quei giorni passava per le strade un artigiano ambulante “allarga lana o scardaturi”, con un marchingegno che la pettinava, facendole riacquistare la primitiva sofficità.

Non solo la lana è importante ma lo è anche il modo di lavorarla da parte dello “scardatore”, cioè colui che sa sfioccare con lo scardasso. La cardatura è un’operazione di filatura che serve a eliminare le impurità e i corpi estranei della lana. L’artigiano che si occupa della pettinatura deve essere un esperto che ha la capacità di riportare la lana al suo stato originale di sofficità e purezza.

Isaia scrisse che il cumino non si fa passare sotto il rullo della trebbia ma si batte con il bastone, così il frumento va trebbiato ma non ridotto in polvere. Durante la trebbiatura il contadino usa vari attrezzi nel modo giusto. Non confonde un attrezzo con un altro. Ognuno serve per quel tipo di operazione. Così deve essere il pastore con le pecore. Deve usare gli attrezzi giusti e nel modo giusto. (Isaia 28:24-28) L’anziano che consiglia o insegna deve usare le parole adatte a ogni circostanza. Lo scardatore non sarà pazzo da usare il pettine con i chiodi per penetrare nella carne della pecora. Lo scardasso pur essendo un attrezzo che può lacerare la carne, viene usato sulla lana già tosata non sulla pecora viva.

Un tosatore inesperto può danneggiare la pecora o se stesso. Può stressare l’animale e peggiorarne la salute. Inoltre può danneggiare la lana rendendola invendibile. Anziani delle congregazioni state usando lo scardasso invece delle forbici? Graffiate la carne delle pecore, a volte lacerandola, oppure siete delicati usando nel giusto modo il rasoio tosatore? Provocate sollievo alle pecore o le sbrindellate? In congregazione, i fratelli vi conoscono come pastori amorevoli o come “scardaturi”? Quante pecore di Geova avete pettinato in maniera amorevole, gentile, premurosa e quante invece ne avete “squarciato” emotivamente e spiritualmente, da farle disperdere ferite presso luoghi sconosciuti? Pastore tdG sei un tosatore cristiano o una macchina tosatrice?

Oggi la tosatura delle pecore è quasi automatizzata. Questo tipo di tosatura, legata alle misure standard delle macchine, non rispetta la varietà delle pecore e quando una di esse è “fuori misura”, le lame oltre a tagliare la lana, tagliano anche la carne.

Tags: , , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA