I testimoni di Geova vittime di pregiudizi e stereotipi

Esprimere giudizi preconfezionati, semplicistici e superficiali nei confronti dei Testimoni di Geova non è una novità, né dovrebbe meravigliare più di tanto. La Bibbia consiglia ai cristiani di “non essere scossi” al riguardo. (2 Tessalonicesi 2:1, 2)

L’ostilità verso questo gruppo e nei confronti delle altre minoranze è il fallimento della ragione, della capacità di dare una interpretazione obiettiva dei fatti.

Purtroppo, spesso, si permette che i giudizi negativi di altri condizionino in maniera ottusa il proprio metro di valutazione.

Perché alcuni hanno pregiudizi e come possiamo evitare di farci ingannare? il termine pregiudizio indica un giudizio emesso in assenza di dati e informazioni sufficienti. Per questa mancanza, il pregiudizio viene di solito considerato non corrispondente alla realtà oggettiva.

Un motivo che alimenta il pregiudizio è la tendenza a scegliere le informazioni che avvalorano le proprie opinioni e a tralasciare quelle che le confutano. C’è chi resta alla superficie delle cose e chi le approfondisce.

Il pregiudizio è la tendenza a considerare in modo ingiustificatamente sfavorevole le persone che appartengono ad un determinato gruppo.

Il termine stereotipo proviene dall’ambiente tipografico, per indicare la riproduzione di immagini a stampa per mezzo di forme fisse, (dal greco stereòs/rigido e tùpos/impronta). La stampa, dunque, condiziona tutt’ora la comunicazione di massa.

Quando la mente umana non è in grado di comprendere l’infinita varietà di sfumature e la complessità della realtà si rivolge agli stereotipi, cioè a delle espressioni grossolane e rigide. Lo stereotipo svolge anche funzioni difensive nel mantenere una propria funzione sociale e nel garantire la salvaguardia delle posizioni acquisite.

Per esempio, i Testimoni di Geova vengono visti come una minaccia e per difendersi da essi si ricorre ad articoli stampa negativi, a libri che raccontano “storie di atrocità” di fuoriusciti risentiti. In realtà, si specula su presunte scomode verità al fine di trarre profitto economico vendendo queste esperienze come sensazionali e scientifiche.

I testimoni di Geova considerano questi libri spazzatura per la mente, poco credibili e inaffidabili. Si può discriminare una religione per introitare somme di denaro e devolverle a scopo umanitario? Che c’azzecca devolvere i soldi incamerati dalla vendita di un libro e destinarli a chi ne ha bisogno. È come fare del male a una persona per aiutarne un’altra che ha bisogno.

Chi vuol fare beneficienza dia l’esempio, cacciando di tasca propria i soldi e non procacciando somme di denaro altrui con l’avvallo di una buona iniziativa attraverso mezzi discutibili.

Spesso certe storie sono amplificate, stereotipi triti e ritriti. Ogni tanto, dalle ceneri dell’anonimato, spunta qualcuno che ha bisogno del quarto d’ora di notorietà e si affida, senza capo né coda, ai soliti ripetuti, ricorrenti cliché, illudendosi che le argomentazioni siano delle vere chicche sensazionali, piuttosto che delle pillole che causano assuefazione.

Al riguardo vi segnaliamo la storia di una psicologa, che, questa sì, ha davvero dell’incredibile. Una studiosa che è stata “esponente di spicco del mondo anti-sette italiano, che a un certo punto del suo cammino anti-settario si è fermata e ha cominciato a riflettere su sé stessa e sull’eticità delle sue azioni, prima di tutto”.

Questa riflessione l’ha portata ad abbandonare il gruppo antisette e a collaborare con organizzazioni e centri studi, meno “di parte” e più orientati a guardare il fenomeno “sette” senza pregiudizi.

Vi incoraggiamo a leggere questo racconto che fa riflettere sullo spirito con il quale operano le antisette: Le confessioni del mostro nello specchio di Raffaella Di Marzio, sul sito Spiritualità Religioni e Settarismi

Alcuni stereotipi relativi a gruppi religiosi e categorie sociali hanno acquistato la valenza di vero e proprio pregiudizio negativo. Tali fenomeni, si possono fronteggiare partendo da una corretta conoscenza del loro funzionamento ed è possibile contrastarli individuandone i criteri discriminanti:

  • Molti pregiudizi e stereotipi nascono da molto tempo e in molti luoghi. Essi mostrano l’universalità di avversare i TdG.
  • Il livello di spiegazione che viene dato al pregiudizio è individuale o sociale? Spesso le spiegazioni individuali sono giudicate fuorvianti, perché si cercano le ragioni dell’ostilità interpersonale, non nelle disposizioni dei singoli, ma nei rapporti tra loro e nelle dinamiche di gruppo che si attivano.
  • Le storie raccontate e le spiegazioni individuali di ex mirano in maniera subdola a giustificarsi o mirano a dare risposte obiettive per avere un’idea chiara senza condizionamenti sull’operato e sul credo dei TdG?
  • I libri che scrivono contro i Testimoni includono esperienze positive della stragrande maggioranza dei TdG, cambiamenti drastici da una personalità dannosa in una altruistica?
  • Sapevate che c’è un’avversione naturale verso i TdG, a prescindere? Chissà come mai! Per usare il linguaggio caro ai darwinisti, diciamo che è l’istinto naturale alla lotta per la sopravvivenza. Per i darwinisti, l’istinto di aggredire quelli della stessa specie, è una spiegazione sociobiologica della loro ostilità.
  • Per i TdG, le probabilità di essere felici e sopravvivere a questo mondo, non includono l’aggressione e la competizione a tutti i costi, ma la cooperazione su un piano di reciprocità. Vale a dire la volontà a restituire l’aiuto che si può ricevere dagli altri nella vita quotidiana e questo non solo nei confronti degli stessi TdG, ma anche a persone che Testimoni non lo sono affatto.
  • Molti detrattori cercano di far credere che tutte le persone che appartengono ai TdG siano in possesso di tratti che si suppongono tipici del gruppo: fanatici, integralisti, ingenui, individui facilmente manipolabili, venditori di false promesse, falsi profeti, ecc. Si tratta di un classico esempio di categorizzazione. Parlare male per far credere falsamente che tutti i membri sono di tal natura.
  • Accusano i TdG di fare terra bruciata ai dissidenti. In realtà sono i dissidenti, che a furia di fare terra bruciata ai TdG, si sono bruciati da soli. Il loro subdolo obiettivo è di far credere che la realtà vissuta all’interno dei TdG sia inconfutabilmente quella da loro descritta. Mirano a costruire un pregiudizio sociale.
  • C’è poi il cosiddetto pregiudizio ragionevole, che viene espresso sia dai fuoriusciti “moderati” che da chi TdG non lo è mai stato. È come affidare le pecore al lupo. Infatti, la loro formula è: “io non sono un TdG, ma…” seguita da ogni sorta di considerazioni negative e intendimenti discriminatori.

I Testimoni di Geova come capro espiatorio.

Alcuni spiegano che l’ostilità nei confronti dei TdG è un mezzo attraverso il quale l’individuo risolve in qualche modo i propri conflitti interni. Una sorta di aggressione verbale verso un bersaglio sostitutivo, con la quale l’individuo scarica un eccesso di tensione psichica accumulatasi in lui in seguito alle frustrazioni che si attivano quando un obiettivo gli viene impedito di raggiungerlo.

Anche lo scontro tra personalità differenti causa pregiudizio, come nel caso di chi ha una certa autorità in congregazione. Abbiamo scritto decine e decine di articoli sugli abusi di potere da parte di alcuni che sono responsabili delle congregazioni. A differenza di quanto specifichiamo, i risentiti digitali fanno credere che tutti coloro che esercitano autorità nelle congregazioni sono autoritari.

Cercano di giustificare i loro scontri (a volte hanno ragione) e l’uscita dalla congregazione attribuendone la colpa agli anziani. Ne parlano come se tutti gli anziani che operano a livello mondiale siano colpevoli.

Secondo loro, i TdG deboli si identificano con questa forma di potere perché garantisce una protezione alle loro certezze. Che i proclamatori riconoscano questa autorità nella congregazione come una disposizione divina è alquanto assodato. Che poi gli anziani proteggano il gregge e lo curano è una dimostrazione che i proclamatori si fidano di loro.

I pregiudizi e gli stereotipi, in genere, nascono da conflitti interpersonali. La tendenza all’ostilità sarebbe tanto maggiore quanto più gli obiettivi dell’uno sono in contrasto con quelli dell’altro.

Quando un membro è allontanato, di solito viene privato del saluto, compagnia, associazione, ecc. Se la privazione è ampia, genera un forte disagio che si trasforma in un conflitto avente come obiettivo sia i singoli TdG che tutti gli altri.

Se si ritiene che il pregiudizio sia il prodotto di una patologica ostilità, si deve fare ogni sforzo per individuare le caratteristiche e rimuoverle. Infine, si possono ridurre gli impatti negativi sul nascere e favorire così la convivenza e la buona interazione.

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