Il capitello della discordia

Il capitello di santa M. Maddalena a Vèzelay in Borgogna, Francia

In diverse occasioni papa Bergoglio ha menzionato un antico capitello medievale che, secondo lui, da una parte rappresenta Giuda impiccato con la lingua di fuori circondato da demoni e dall’altra Gesù, il Buon Pastore, che porta il traditore morto sulle spalle e che ha una strana smorfia sul volto: metà bocca appare corrucciata, l’altra metà sorridente.

Secondo il papa, la scultura vuole rappresentare l’ipotesi che anche Giuda sia stato salvato. La Bibbia afferma il contrario. (Matteo 26:24; Atti 1:24,25; Deuteronomio 27:25).

Bergoglio, sottolinea il pensiero di un prete che nel 1958 disse: «Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro […] io non giudico, io non condanno […] Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore».

Apriti cielo! Nei confronti di Bergoglio sono volate pesanti accuse: l’uomo del capitello non è Gesù e nemmeno il diavolo, ma un anonimo becchino che porta il corpo di Giuda a seppellirlo. (Vedi il blog di Yves Daoudal e Opportune Importune, di Cesare Baronio). «Lasciamo perdere la sintassi bergogliana» si legge in Opportune Importune, «che rende gli spropositi dottrinali ancor più indigesti». Per quattro volte, il Papa ha citato questo capitello e la scena raffigurata. Evidentemente è qualcosa che gli è particolarmente caro. Infatti, aggiunge: «questi medievali, che insegnavano la catechesi con le figure, avevano capito il mistero di Giuda. […] Gesù si è sporcato di più. Non era un “pulito”, ma andava dalla gente, tra la gente e prendeva la gente come era, non come doveva essere”». «E se guardiamo bene la faccia di Gesù, le labbra di Gesù sono tristi da una parte ma con un piccolo sorriso di complicità dall’altra. Questi avevano capito cos’è la misericordia! Con Giuda!».

Sembra che la fonte di questa interpretazione, condivisa dal Papa, appartenga a Eugen Drewermann, un teologo e psicoanalista tedesco, ex sacerdote cattolico, sospeso a divinis nel 1992 e ridotto allo stato laicale. (E. Drewermann, Il Vangelo di Marco. Immagini di Redenzione, pagine 369-370, Queriniana, Brescia 2015).

Quello che il teologo tedesco e il Papa vogliono mettere in risalto è la misericordia di Dio nei riguardi dei peccatori, “riabilitando” Giuda. Secondo loro, Giuda è la pecorella smarrita per eccellenza di cui Gesù parla nei vangeli.  

Fu in occasione del discorso pronunciato per l’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, che Bergoglio ha incluso anche Giuda tra i salvati. Fu in quella stessa circostanza che egli disse che nostro Signore «fa un po’ lo scemo», frase blasfema per molti cattolici, poi modificata nella trascrizione fa un po’ il finto tonto, come riporta Cesare Baronio.

Quando si riconoscono i benefìci della misericordia divina siamo spinti a manifestarla più pienamente nella nostra vita. Si diventa così imitatori di Dio. La misericordia si manifesta in due modi: con sentimenti di compassione verso i più deboli e con azioni che rechino loro sollievo. Per essere misericordiosi occorrono entrambe le cose. Perché, una delle più attraenti qualità di Dio, suscita scandalo e interpretazioni contraddittorie?

Il problema nasce nel modo come si manifesta questa qualità in un contesto giudiziario. La misericordia non implica anche trattenersi dall’infliggere una punizione. Essa comprende il perdono dei peccati. Nondimeno, Dio non si trattiene dall’impartire una punizione appropriata, non ignora le sue perfette norme di giustizia e non mitiga con la misericordia la sua giustizia.

Geova è un Dio “misericordioso e clemente… che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato, ma non esenterà affatto dalla punizione”. (Esodo 34:6, 7) La giustizia di Dio è perfetta, come lo è la sua misericordia. L’una non è superiore all’altra, né c’è bisogno che l’una temperi gli effetti dell’altra. Piuttosto, entrambe le qualità operano in perfetta armonia. A volte, la giustizia divina può anche significare salvezza per i meritevoli. ( Genesi 19:12-26)

Siamo polvere

Nel Salmo 103, Davide descrisse la misericordia di Geova in questo modo:

1- Non riusciamo a concepire l’enorme distanza tra le stelle e la terra, allo stesso modo non possiamo comprendere l’immensità dell’amore di Geova. 2- Geova pone i nostri peccati tanto lontano da noi quanto il levante è lontano dal ponente, ovvero più lontano di quanto possiamo immaginare. 3- Proprio come un padre mostra compassione a suo figlio quando lo vede dispiaciuto, Geova mostra misericordia a chi è pentito e schiacciato dal peso dei propri peccati.

 Perché mostrare misericordia? “Chi non pratica la misericordia avrà il suo giudizio senza misericordia”. (Giacomo 2:13)

La Bibbia incoraggia la misericordia perché la misericordia genera misericordia. (Luca 6:38). La misericordia include altre qualità: clemenza, sensibilità, amore, benignità e benevolenza. Anche se la misericordia di Geova non compromette la giustizia, egli è lento all’ira e con pazienza dà ai trasgressori sufficiente tempo per pentirsi. (2 Pietro 3:9, 10)

In Giacomo 2:13, si legge: “la misericordia trionfa sulla giustizia”, nel senso che, quando arriva il momento di ‘rendere conto di se stesso a Dio’, questi tiene conto delle azioni misericordiose compiute e perdona in base al sacrificio di riscatto di Suo Figlio. (Romani 14:12) Quelli che ricercano la misericordia di Dio devono essere loro stessi misericordiosi.

Quando un fratello lontano si avvicina alla congregazione, gli anziani devono accoglierlo nello spirito della misericordia. L’inattivo non deve diventare in senso giudiziario come il capitello della discordia tra anziani che hanno pareri diversi. Non devono andare agli estremi, riabilitando un trasgressore non pentito come il Giuda del capitello, né mostrare troppa giustizia, sacrificando la misericordia di Dio in una giustizia cieca e sorda a discapito dell’aiuto da dare a un inattivo che ha bisogno di sostegno e di benignità per reinserirsi nella congregazione cristiana. Prima occorre rafforzare spiritualmente ed emotivamente il fratello o la sorella, poi si vedrà il da farsi e comunque non è detto che bisogna per forza passare all’attacco giudiziario. Il fratello lontano che ritorna non è minimamente paragonabile a Giuda né va trattato come un traditore.

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