Il “clericalismo”? Un atteggiamento di preminenza

“Nella nostra organizzazione non abbiamo una classe clericale stipendiata”, affermano i testimoni di Geova. Ed è vero. Ma che dire dello spirito clericale da parte di alcuni nominati?

Dopo la morte degli apostoli cominciò a formarsi una classe clericale che vide coinvolti molti di quegli uomini che ricoprivano posizioni di responsabilità all’interno delle congregazioni, servendo come sorveglianti e successivamente come “vescovi”. Affascinati dalle filosofie di Aristotele e Platone, questi uomini in vista, iniziarono a promuovere false idee religiose, che gradualmente sostituirono i puri insegnamenti della Parola di Dio. (W 11-2016 parag. 8)

La definizione di clericalismo, secondo il vocabolario on line Treccani è la seguente: “Il clericalismo è l’atteggiamento di chi sostiene la partecipazione attiva e determinante del clero e del laicato cattolico al governo dello stato, e di chi, prendendo parte alla vita pubblica, subordina le sue scelte politiche agli interessi della Chiesa”.

Secondo Bergoglio, questo atteggiamento ha condizionato sacerdoti e vescovi al punto da considerarsi speciali e superiori agli altri. Essi fanno di tutto sia per mantenere il potere sugli altri sia per proteggere dalle critiche la loro reputazione.

Clericalismo è un termine tipico del linguaggio cattolico, mentre il linguaggio biblico, lo definisce “signoreggiare” o “spadroneggiare” (1 Pietro 5:2, 3). Signoreggiare equivarrebbe a sfruttare egoisticamente il proprio potere, imponendo punti di vista personali. Spadroneggiare vuol dire comportarsi come se si fosse il padrone senza averne l’autorità e il diritto, e quindi con prepotenza e arroganza. (2 Corinti 1:24)

Il primo a “spadroneggiare” fu un angelo ribelle, chiamato in seguito Satana il Diavolo. Bramava che gli uomini nati da Adamo ed Eva lo servissero e lo adorassero, senza averne il diritto. Si tratta di un atteggiamento adottato per il piacere di sentirsi superiori al proprio simile e che viene confuso con l’incarico di responsabilità nelle congregazioni.

Alcuni proclamatori, che hanno subito gli effetti negativi di un uso distorto dell’autorità spirituale hanno scelto dopo molto scoraggiamento la strada dell’inattività. Pur rispettando questa scelta, riteniamo che la preminenza e l’esercizio autoritario nelle congregazioni si possa risolvere senza necessariamente abbandonare la congregazione.

Gli anziani – si legge nell’opuscolo Chi sta facendo la volontà di Geovaguidano la congregazione e la proteggono in senso spirituale. Consapevoli del fatto che è Dio ad aver affidato loro questo ruolo importante, gli anziani non si considerano i padroni del suo popolo; si adoperano piuttosto per il nostro bene e la nostra gioia (2 Corinti 1:24). Proprio come un pastore si prende diligentemente cura di ogni pecora del gregge, gli anziani cercano di conoscere ogni singolo componente della congregazione (Proverbi 27:23).

Se gli anziani si comportano da clericali non è colpa nostra. E’ un loro problema che devono risolvere se vogliono il rispetto della congregazione. Da parte nostra “guerreggiare” con loro serve soltanto ad aggravare la situazione. Non sottovalutate l’impatto delle scritture. E’ la Parola di Dio a convincere e non le nostre motivazioni o le nostre ragioni. Non leggiamo i cuori e non conosciamo fino a che punto incida lo Spirito di Dio.

Per quanto riguarda voi anziani che avete questo serio problema e che tante sofferenze state causando, ricordatevi che il concetto che Gesù aveva della figura del pastore era diverso da quello che Giacomo e Giovanni dimostrarono di avere quando cercarono di assicurarsi una posizione preminente nel Regno.

Gesù corresse il loro atteggiamento, dicendo: “I capi delle nazioni spadroneggiano su di esse e i grandi le dominano. Non così sarà fra voi, ma chi fra voi vorrà diventare grande, sia vostro servo” (Matt. 20:25, 26).

Gesù si aspetta che trattiate il gregge nello stesso modo in cui lo trattava lui. Dovete essere disposti a servire i fratelli anziché fare da padroni. Ai corinti Paolo ricordò che non era il signore della loro fede. Al contrario, era un umile compagno d’opera per la loro gioia (2 Cor. 1:24). Perciò imparate da Gesù e da Paolo che stabilì un ottimo esempio di umiltà e operosità per voi anziani.

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