Il club degli imperatori

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«La gioventù invecchia, l’immaturità si perde, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà, ma la stupidità dura per sempre».

E’ un pomeriggio d’estate. Sono sdraiato sul divano a guardare la televisione e tra un cambio di canale e l’altro, sta per iniziare un film che pensavo fosse L’attimo fuggente. Si tratta invece del film Il club degli imperatori con la magistrale interpretazione di Kevin Kline, nel ruolo di un insegnante di storia classica. Impegnato a stimolare i propri studenti a vivere in modo onesto, William Hundert, è un professore appassionato, che crede che la storia dei Greci e dei Romani sia più che una semplice lezione sul passato. Egli cerca oltre allo studio, di forgiare il carattere di coloro che diverranno la futura classe dirigente del paese. Nell’autunno del 1972, il suo mondo tradizionale e la sua influenza sono messi sottosopra dall’arrivo della matricola  Sedgewick Bell, figlio di un senatore. Durante una lezione, il professore pronuncia una delle frasi più famose del film: «La gioventù invecchia, l’immaturità si perde, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà, ma la stupidità dura per sempre». Tutti, nella vita, possono cambiare in meglio, tranne gli stupidi. L’inattivo può ritornare attivo, l’immaturo maturo, l’ignorante istruito, il carnale spirituale, ma lo stupido rimarrà sempre uno stupido. E quanta stupidità ho visto in questi anni.

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Il professor Hundert, durante una lezione, cita il filosofo greco Eraclito: «Il carattere di un uomo è il suo destino». Ognuno di noi si crea il proprio futuro secondo come ci si comporta nella vita. Per Sedgewick non esiste nessun valore, l’unica cosa che gli interessa è quella di raggiungere i suoi scopi in maniera subdola e disonesta, cosa che ha fatto per tutta la vita. Quanti compagni di fede ho conosciuto, privi di valori sinceri e pronti a raggiungere incarichi nelle congregazioni comportandosi in maniera infida e sleale. Fa male confessarlo, ma sono convinto che i Testimoni di Geova (non quelli veri) non amino gli uomini di talento. Molti di questi uomini veramente capaci se li sono lasciati scappare. Alcuni vivono ai margini della teocrazia, altri sono diventati inattivi o si sono allontanati per abbattimento. Al loro posto sono stati preferiti uomini servili, incapaci e privi di un minimo d’istruzione biblica oltre che culturale.

Hundert è disposto a tutto pur di insegnare ai suoi alunni ad affrontare le difficoltà della vita. Egli si sforza di inculcare il vero significato della vita e i suoi valori morali. Li prepara a vivere la vita. Nella vita si può sbagliare, ma si deve imparare dagli errori e non ripeterli più. Durante la gara più importante dell’anno scolastico, Sedgwich usa l’inganno pur di vincerla, ma è smascherato dal suo insegnante. Dopo venticinque anni, fa ripetere la stessa gara nella sua mega villa insieme ai suoi ex compagni e al professor Hundert. Evidentemente Sedgwich non ha imparato la lezione. Il professore dopo aver scoperto di nuovo l’inganno, gli dice: «Tutti quanti prima o poi siamo costretti a guardare noi stessi allo specchio e a vedere chi siamo davvero. E quando verrà il suo giorno, Sedgwick lei avrà di fronte a sé un’intera esistenza vissuta senza virtù e senza principi. E per questo ho pietà di lei. Fine della lezione». Sedgwick seguirà le orme del padre candidandosi senatore, continuerà a mascherare la sua vera personalità e ingannerà chiunque pur di raggiungere questa posizione. Anche per noi cristiani, arriverà il momento in cui ognuno di noi si guarderà nello specchio della verità e sarà costretto a fare i conti con i propri fallimenti e i propri successi. «Il valore di un uomo non è determinato da un singolo fallimento né da un solitario successo. Per quanto possiamo inciampare, un insegnante è votato a sperare sempre che con lo studio si possa modificare il carattere di un ragazzo e di conseguenza il destino di un uomo». Il vero insegnante cristiano sa che può fallire o avere successo, ma egli è consapevole che il suo impegno nella congregazione come pastore è fondamentalmente quello di essersi votato unicamente a plasmare il carattere spirituale di ogni fratello secondo il modello di Cristo.

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La gara per il titolo di Cesare Augusto

C’è un altro personaggio che colpisce nel film, ed è il preside della scuola. Egli sa che Sedgewick bara ma non interviene poiché il senatore, padre di Sedgewick, finanzia con i suoi soldi la scuola. Per interesse, il preside ha preferito la corruzione all’onestà. Che pena, quando alcuni in congregazione, che hanno una certa autorità, non intervengono davanti ai soprusi evidenti e preferiscono i loro interessi a quelli degli altri.

Al termine del film, è commovente la scena in cui i suoi ex allievi vogliono ringraziare il professore sia per i valori che hanno ricevuto, sia per l’impegno e l’onestà con i quali sono stati addestrati a scuola. Lo fanno, dedicandogli le seguenti parole incise in una targa: «Un grande insegnante non ha eventi da consegnare alla storia. La sua vita confluisce in altre vite. Uomini così sono la linfa che alimenta il tessuto intimo delle nostre scuole, sono i più alti sacerdoti, custodi di un tempio e continueranno ad essere una fiamma che arde e una forza che darà significato alle nostre vite». Simili parole sono dette in segno di riconoscenza anche dai fratelli ai loro maestri di vita, che considerano i sacerdoti e i custodi dei valori cristiani, valori che hanno fatto confluire nella loro vita. Questi maestri di vita, pastori delle pecore di Cristo, sono fiduciosi che un giorno, i loro ragazzi faranno tesoro di questi insegnamenti quando formeranno la classe dirigente della Teocrazia di Geova.


“Il segreto della libertà sta nell’educare le persone, mentre

il segreto della tirannia è mantenerli ignoranti”.


Questa frase è di un «incorruttibile», passato alla storia come un pazzo sanguinario. Si chiamava Robespierre

Poco prima che il film termini, riporto le ultime significative parole: «I grandi insegnanti hanno solo delle piccole storie da ricordare. Le loro vite si fondono con altre vite. Questi uomini sono colonne delle nostre scuole. Sono fondamentali molto più dei mattoni o delle travi. Continueranno a essere tanti ramoscelli, ma con una grandissima potenza, parte della struttura portante in cui gli uomini vivono».

Anche se nella vita, i furbi, gli ambiziosi, gli arroganti e gli ignoranti si faranno strada, prima o poi saranno scoperti nella loro nudità. Gesù, il grande insegnante, trasmette valori con il suo esempio. Il vero discepolo di Cristo, impara a vivere la verità con onestà e rispetto per il prossimo. Gesù fa confluire lo spirito del suo insegnamento nella vita di ogni suo discepolo. Le nostre storie, pur se piccole e sincere, si fondono con altre storie e finché le radici dell’albero cui siamo attaccati rimangono forti, noi come tanti ramoscelli tendiamo a crescere verso l’alto, al cielo e insieme, come parte di una potente struttura portante, vivremo la vera verità di Dio come Cristo l’ha trasmessa facendo “ardere” i nostri cuori (Luca 24:32). Perciò, chiediti caro pastore: “Quanto dell’insegnamento di Cristo, e in che maniera lo faccio confluire nella vita delle pecore di Dio, siano esse attive o inattive?” Consideri come un dono prezioso affidatoti da Dio il tuo incarico di insegnare i valori cristiani riportati nella Bibbia e agisci in armonia con il consiglio riportato in Romani 12:6-8?” (Siccome abbiamo doni diversi secondo l’immeritata benignità dataci, se profezia, profetizziamo secondo la fede impartitaci; se ministero, dedichiamoci a questo ministero, chi insegna, si dedichi al suo insegnamento, chi esorta si dedichi alla sua esortazione, chi distribuisce lo faccia con liberalità, chi presiede lo faccia con reale premura, chi mostra misericordia lo faccia con allegrezza”).

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