Il complesso d’Egitto

«La sfida dell’uomo attuale è quella di ricercare di risolvere il ‘complesso d’Egitto’ […] quell’atteggiamento esistenziale che ci fa vivere rivolti al passato e non verso il futuro. […] quando rimaniamo in maniera paranoica aggrappati agli eventi che si sono già susseguiti dietro di noi […] cercando di trovare lì la chiave di volta della nostra vita, significa che non siamo mai emersi da ciò che stavamo scappando. Rimanere aggrappati al passato significa rimanere nel passato». (L.M. Epicoco, Telemaco non si sbagliava)

Chi odia ciò che è stato o cerca di prenderne le distanze, ma è ancora invischiato in quel rapporto che lo ha ferito e che continua ancora a perseguitarlo, evidentemente soffre di un conflitto interiore irrisolto. Non è con il passato che si deve rompere, ma con la rabbia che il ricordo di esso scaturisce. L’unica maniera per farlo è il perdono basato sull’amore.

Il complesso d’Egitto è un riferimento biblico agli israeliti schiavi del Faraone che guidati da Mosè verso la Terra Promessa, a un certo punto, non guardano più dove sono diretti, ma rimpiangono le cose lasciate in Egitto. (Esodo 16:1-3)

«Il tempo del già e non ancora». In ambito cattolico è un’espressione tipica della teologia biblica. Riassume la prospettiva futura che hanno i cristiani per i quali vivono al presente il già della salvezza, mentre attendono il compimento della promessa di Dio. In sintesi: il cristiano vive ora il suo futuro. È in antitesi con chi vive al presente il suo passato. Questa formula ricorda il titolo del libro di Massimo Introvigne: I testimoni di Geova già e non ancora.

Il cristiano riflessivo si rende conto che per la realizzazione delle promesse di Dio, il tempo passato non è sufficiente, mentre quello presente non si è ancora concretizzato. Questa condizione, se non vissuta con fede, può creare delle tensioni tra ciò che vogliamo lasciare e ciò verso cui siamo diretti. Se questa disarmonia interiore non viene risolta, il cristiano potrebbe vivere una condizione patologica.

Se qualcuno è convinto che certi eventi lo fanno star male e vuole liberarsene dovrebbe imparare a rileggere il negativo del suo passato: vuole realmente venirne fuori? O vi rimane aggrappato come le cozze sugli scogli? Quanta voglia c’è di ‘protendersi’ verso il futuro? (Filippesi 3:13,14) In questa circostanza Paolo non dice di dimenticare il passato, ma di eliminare quel potere seducente che paralizza il progresso di ogni cristiano. In poche parole: smettete di prendere eccessivamente sul serio cose passate di cui non si possono più cambiare. Non guardate ossessivamente il vostro ombelico come se fosse al centro del mondo, piuttosto cambiate punto di vista. Paolo diede ai filippesi consigli relativi ad atteggiamento e comportamento. (2:1-30) Furono incoraggiati a mostrare interesse personale per gli altri e a manifestare umiltà. Se volevano risolvere i loro problemi dovevano ‘proseguire verso la meta per ricevere il premio della chiamata celeste’. (Filippesi 3:12-14)

Alcuni, nella spasmodica ricerca della novità o di informazioni che disedificano la propria spiritualità o che in un certo senso accreditano la loro ossessione, si creano ulteriore danno aggiungendo al loro passato che non passa, male al male. È difficile mantenersi sobri quando si è schiavi del passato. È come vivere un’astinenza continua che fagocita cose malevoli di cui non si sazierà mai. Tagliate i rami secchi dei ricordi e non parlatene più. Da Geova al Sacro Totem della sofferenza? È così difficile voltare pagina?

Rimpiangere il passato ha poco senso visto che non può essere cambiato. Si può sempre migliorare, ma non nel passato. Inutile fingere di aver superato il passato se poi il ricordarlo ti fa rabbia o ti spinge a criticare o a esprimere giudizi negativi su chi non la pensa come te o non è d’accordo con le tue idee. C’è un bellissimo mantra per chi vuole cambiare: «Trattenere è credere che esista solo il passato, lasciare andare è sapere che c’è un futuro». Non rimanere legato a ciò che ti fa soffrire. Se vuoi un futuro lascia andare le cose del passato, hanno già fatto il loro tempo. Guarda dove vuoi, vai in qualsiasi direzione vuoi, ma per favore lascia perdere il tuo passato e le critiche, se ricordare non ti fa più vivere il futuro. E se persisti a rimuginare il passato, lascia perdere almeno noi, che al riguardo, la pensiamo in maniera completamente diversa da te.  (i.i)

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Commenti (2)

  • trismegistovi

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    Vi leggo sempre molto volentieri, ma con questo articolo , coerente certo, ci sono tutti limiti delle due sponde, e in questo caso non costruite il ponte. Passare sopra a tutti i costi ,non ha sempre a che fare con l’essere persone che non vogliono perdonare. Si può perdonare individui e anche un organizzazione che li compone, ma come ha detto il capo della chiesa cattolica un po di tempo fa, “. Non ci puo essere vero perdono senza giustizia.” Grazie comunque e Dio benedica il vostro impegno

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    • inattivopuntoinfo

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      Grazie per le tue parole, che Geova possa benedire anche il tuo impegno. Ci riferivamo al perdono basato sull’amore di cuore, quello di cui parlò Gesù, il Capo del Cristianesimo, riportato in Matteo 18:21-35.

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