Il coraggio di dire No!

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Una storia per non dimenticare chi siamo stati.

I triangoli colorati servivano a contrassegnare gli esseri umani in un sistema tra i più disumani della storia: i campi di concentramento nazisti. I testimoni di Geova furono deportati nei lager perché si opponevano a Hitler per il loro pacifismo. Allora, l’obiezione di coscienza era poco diffusa, tranne che fra i testimoni di Geova. Le loro casacche furono contrassegnate da un triangolo viola. Ai  Testimoni prigionieri, sarebbe bastato firmare una lettera di abiura della propria fede per essere liberati dai nazisti, cosa che nella stragrande maggioranza non fecero nonostante le percosse e le torture fino alla morte. In Germania circa 10.000 di loro soffrirono nelle prigioni e nei campi di sterminio e quasi 2.000 persero la vita.

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Il 27 gennaio, giorno della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, si celebra il Giorno della Memoria, per ricordare le vittime dell’Olocausto nazista.

Un fratello inattivo ci ha inviato questa storia raccontata a fumetti e pubblicata nel libro Siamo tutti uomini, i colori dell’Olocausto, La Memoria del Mondo Libreria Editrice.

Sta emergendo tra il popolo di Geova uno stato d’animo di radicale insofferenza verso il proprio passato. Sembra che si voglia chiudere con uno “ieri” scomodo e che riguarda dottrine, insegnamenti e direttive. Si sta cercando di accantonare ogni cosa che porta l’impronta del passato.  Anche se sono un inattivo, non voglio che sia oscurata una pagina dolorosa della nostra storia moderna, quella di molti Testimoni che hanno sacrificato la loro vita per la fede in Geova. Per questo motivo, vi invio la storia di Hans Rehwald, che viene raccontata a fumetti  nel libro Siamo tutti uomini, i colori dell’Olocausto. La graphic novel è composta da 8 storie, una per ogni “triangolo”.

La storia di Hans è raccontata dal fratello Josef nella rivista Svegliatevi! dell’8 febbraio 1993, p.22:

“Il 1° febbraio 1943, mio fratello Hans fu fucilato a Quednau. Hans aveva 34 anni ed era in prigione da cinque anni. In seguito, uno che aveva assistito alla sua fucilazione mi disse che l’ufficiale aveva chiesto a Hans se aveva un ultimo desiderio. Hans chiese il permesso di pronunciare una preghiera, e il permesso gli fu accordato. La preghiera commosse i soldati a tal punto che quando poi l’ufficiale ordinò il fuoco, nessuno di loro ubbidì. Quando l’ordine fu ripetuto partì un solo colpo, che ferì Hans. L’ufficiale allora estrasse la pistola e gli diede di persona il colpo di grazia”.

 

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