Il cristiano MIMETICO

Tipi strani in congregazione

MIMETICO è un aggettivo che concerne l’imitazione di gesti, atteggiamenti e modo di parlare altrui. Il mimetico sfugge alla vista e si confonde con l’ambiente. I ricercatori lo definiscono: effetto camaleonte. E’ la tendenza degli uomini e di certi animali a imitarsi fra loro, per proteggersi o per evitare di essere identificati. Il termine è applicato anche al comportamento di chi vuole evitare di esporsi a livello individuale. Con le tecniche adeguate, il mimetismo o l’effetto camaleonte può essere sfruttato a proprio vantaggio.

INTROIEZIONE è un processo mediante cui si incorporano i pensieri, i sentimenti, gli atteggiamenti e le sofferenze altrui. In psicologia sociale è l’accoglimento delle norme e dei valori da parte del singolo individuo, all’interno della propria struttura motivazionale.

Pur appartenendo a un gruppo sociale o religioso, non sempre si introiettano i valori in cui si crede o le norme che ne guidano i comportamenti del gruppo. Si introietta ciò che fa comodo. Conformarsi agli altri non dipende completamente dalla pressione sociale che si subisce, a volte si imitano gli altri senza essere consapevoli di farlo, così si ha l’illusione che a decidere siamo soltanto noi.

Il cristiano impronta la sua esistenza imitando Dio e Cristo (Efesini 5:1, 2). Siccome anche Satana si trasforma in un angelo di luce, molti non se ne rendono conto e lo imitano con le loro opere. (2 Corinti 11:14) Satana rappresenta il seduttore per eccellenza: è il primo a desiderare ciò che ci spinge a desiderare. Semina scandali e raccoglie le tempeste delle crisi mimetiche. E’ capace di trasformare una comunità religiosa in una folla isterica. Questo atteggiamento è tipico nelle personalità di comando. Si tratta di soggetti che vivono l’alternanza di sentimenti ambivalenti di euforia e di grandiosità con momenti di disperazione e di angoscia.

Nelle congregazioni cristiane il cristiano mimetico imita la “grande folla”. Non sempre si rende conto, ma molte cose le fa e le dice per imitazione più che per convinzione. In realtà, quando si trova di fronte modelli biblici esemplari li imita volentieri perché gli fanno comprendere aspetti che non conosceva. E’ più facile imitare una persona solo dopo che si è “vista” nella Bibbia. Notare le qualità spirituali di altri, osservarle, apprezzarle e adattarle, spinge il cristiano mimetico a integrarle nella sua vita. E questo è senz’altro positivo.

NATURALEZZA. Sin da quando mettiamo piede per la prima volta nella Sala del Regno per assistere alle adunanze, cominciamo a imitare chi si sussegue dal podio. Molte parole ci sembrano strane quando le udiamo per la prima volta, poi con l’abitudine le ripetiamo tante di quelle volte da non accorgerci più di cadere nella trappola del manierismo. Si tratta di un modo di esprimersi, quasi innaturale, a volte goffo, perlopiù artificioso. Il cristiano mimetico che ha questo problema manca di spontaneità. Non serve camuffarsi. Diversa cosa è imitare il sano linguaggio, le parole appropriate, pronunciate con garbo e soprattutto correttamente e non in maniera sgrammaticata.

Ci sono cristiani mimetici che quando parlano dal podio sembrano altre persone. Si dimenticano di parlare come si fa in una normale conversazione. Invece, diventano ampollosi, formali, dogmatici. Danno l’impressione che stiano parlando per i fatti loro, senza tener conto delle persone che le stanno ascoltando. Non hanno stile. Mancano di spontaneità e di rilassatezza. Il cristiano mimetico ripete certe espressioni esattamente come le sente da altri oratori. Il suo problema è il copia e incolla. Certi oratori pubblici non si staccano dallo schema neanche sotto tortura. Parlano come scritto. Trovano difficile esprimersi con un tono conversativo, colloquiale. Sembra che siano privi di vocabolario. Devono esprimersi con parole altrui. Ci sono frasi e parole che sentiamo ripetere da lustri, sia nelle preghiere che nei discorsi. Critichiamo delle altre religioni il Padre Nostro, L’Ave Maria, il Rosario, per la loro ripetitività e non ci accorgiamo che diciamo anche noi le stesse parole sia durante la preghiera pronunciata dal podio o prima dei pasti.

Ci chiediamo quanti si sono presi il tempo di riflettere su questi esempi di fede; quanti hanno usato l’immaginazione per provare quello che loro provarono; quanti hanno confrontato il loro modo di agire con quello di questi personaggi biblici.

PARLARE PER EDIFICARE. La capacità di comunicare attraverso il linguaggio è un dono di Geova. Questo dono ci permette non solo di parlare ma di esprimere anche i nostri sentimenti. A volte il cristiano mimetico, a furia di sentire sempre gli stessi ragionamenti, ripetuti fino allo sfinimento, si dimentica dell’effetto potente che esse hanno (Proverbi 15:4; 18:21). Stare attenti a come ciascuno parla è una seria responsabilità di fronte a Dio (Giacomo 1:26). Si sente spesso di frasi standardizzate che sono fuori luogo. Come parte dell’uditorio ci sarà capitato chissà quante volte di anticipare le parole che stanno per essere pronunciate (“adesso dice così; “ora dice questa parola”; eccetera).

Il pessimo cristiano mimetico è colui che parla con frasi fatte. Ad esempio quando si parla di fratelli lontani quali frasi usa? Quali parole dice? Quelle che sente ripetere in Sala dagli anziani o usa la sua testa pensante? Durante lo studio della Torre di Guardia o in una qualsiasi parte dal podio, quando sente parlare della “pecora smarrita” sa a chi la Bibbia si riferisce? Siccome certi anziani hanno la coda di paglia e sono in grave difetto, quando c’è del materiale di studio da trattare che riguarda gli inattivi, spesso sorvolano, minimizzano, superficializzano. Un tale atteggiamento viene di conseguenza assorbito dal cristiano mimetico, così che anche lui adotterà lo stesso linguaggio e avrà la stessa attitudine. Un pessimo esempio di mimetismo.

Il processo imitativo è naturale per un bambino. Gli serve per crescere e per sviluppare l’intelligenza.  Anche nell’età adulta, l’imitazione, motivata dalla simpatia e dall’interesse, serve a soddisfare certi bisogni. Quando l’imitazione supera il modello originale che si sta emulando si entra in una nuova fase divenendo creativa e artistica, nonché in questo caso, anche spirituale. Il mimetismo è dunque un processo a doppio taglio. Il successo e l’approvazione di Dio, dipende molto da chi e cosa cerchiamo di imitare nella nostra vita cristiana. 

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Commenti (1)

  • Anonimo

    |

    “Divenire miei imitatori come io lo sono del Cristo” .

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