Il cuore di Geova è in festa per ogni figlio che ritorna

gesabbracciaagnello«Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato». – Luca 15:23,24.

Dio non dimentica i suoi figli perduti, le sue monete smarrite, le sue pecore perse e abbandonate. Egli è fedele al suo amore e quando ritorniamo a lui, ci accoglie con calore e affetto nella sua casa. Geova non smette mai di cercarci, neppure per un momento. Il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna. E’ in festa perché da tanto tempo aspetta questo momento. Dio è colmo di gioia quando suo figlio ritorna. Lo abbraccia, lo bacia, lo stringe forte a sé.

Quando il pastore, trova la pecorella smarrita è talmente felice che se la carica sulle spalle e non ritorna nel deserto dove ha lasciato le novantanove pecore, ma si dirige a casa. Il suo primo pensiero non è quello di ricongiungere la pecorella con il resto del gregge. Vuole prima festeggiare il ritrovamento con gli amici e i vicini. Vuole condividere questa gioia con altri. Il ritrovamento è un’occasione di allegrezza. Il ricongiungimento avviene prima tra la pecora e il pastore, poi tra la pecora e il resto del gregge.

E’ grande la contentezza nei cieli per la conversione di un peccatore. Vale più di novantanove giusti che non hanno bisogno di convertirsi. Dio non è felice quando è costretto a punire qualcuno per non nuocere alla congregazione. Il suo dolore è consolato da un cuore comprensivo e ricco di perdono. Quando un figlio torna è suo compito il reintegro nella sua casa. Lo farà con il viso raggiante di gioia. Il malumore, la diffidenza, il distacco e la freddezza non fanno parte del suo carattere.

Se nel racconto della pecora smarrita, il protagonista è un uomo, il pastore, nel racconto della moneta smarrita è una donna, una casalinga. Quasi a voler sottolineare come la gioia è una caratteristica maschile e femminile. Nella sua gioia Geova non esclude nessuno, né uomini né donne e neppure gli angeli che non hanno sesso. In una cultura maschilista come quella mediorientale è significativo che Dio abbia preso a prestito per la sua immagine una donna. La gioia nella sua completezza è materna e paterna.

fratello-maggioreNella parabola del figlio prodigo, Gesù aggiunge altri particolari che riguardano la gioia festosa del padre. Si tratta oltre che di parole, sentimenti ed espressioni allegre, anche di aspetti pratici, a voler evidenziare che la gioia vera e sincera assume molte forme nella sua manifestazione più genuina. Il padre comanda ai servitori della casa di portare «il vestito più bello», «l’anello e i calzari», «di ammazzare il vitello grasso» «e di fare festa». Anche chi serve nella casa del padre deve essere coinvolto e partecipe alla festa del figlio ritrovato. Amici, vicini, servitori, tutti sono invitati alla grande festa del ritorno.

L’unico che non gradisce la festa e che non vuole parteciparvi è il musone di turno, il figlio maggiore, l’ingrugnato della casa. Scuro in volto, invece di condividere la gioia del padre, gli rinfaccia la festa e tutti i preparativi. Oltretutto, il padre non sta festeggiando uno sconosciuto ma suo fratello. Gesù lascia in sospeso la reazione finale del fratello maggiore: sarà entrato a gioire anche lui del ritorno oppure ha persistito nel suo sdegnoso diniego al fratello? Gesù vuole provocare i suoi ascoltatori perché si facciano essi stessi protagonisti nella storia: festeggiare o no il ritorno? Sta agli ascoltatori di tutti i tempi scrivere il loro finale.

Gesù continuerà ad accogliere i peccatori e i perduti con misericordia, che rimane l’unica via per ricostruire un nuovo rapporto con Dio. Una relazione spezzata non è perduta una volta per sempre. Non che questo sia facile. Ecco perché c’è bisogno dell’aiuto l’uno dell’altro. E’ difficile estirpare una mentalità che castiga i propri fratelli. Chi cerca la punizione non è mai gioioso. Sono la misericordia e la compassione, le qualità che fanno felice dentro. La durezza di cuore fa soffrire. La gioia è un frutto dello spirito, la gelosia un’opera della carne. Come ci sentiamo quando un fratello o una sorella ritornano nella casa di Geova? Come il Padre o il figlio maggiore?

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