Il deserto della vita

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Il deserto lo attraversi nella vita quando gli amici si dileguano. Lo impari in una grave malattia, nell’isolamento d’infermo quando lotti col proprio male. Lo sperimenti nei momenti di solitudine, nell’abbandono dei tuoi fratelli spirituali.

E’ definito per difetto ostile e mancante: di acqua, di suolo, di vegetazione, di abitanti. In realtà, il deserto offre paesaggi d’incredibile varietà. Il deserto è luogo di molte avventure della Bibbia. Il libro che chiamiamo Numeri in ebraico è Bemidhbàr, nel deserto. E’ sull’altra sponda del Mar Rosso, che un intero popolo, forse tre milioni, sopravvisse per 40 anni in zone desertiche del Sinai per maturare una libertà, collaudarsi a una legge e far nascere una generazione.

Quando si trovava nel deserto di Giuda, Davide scrisse nel Salmo 63 “O Dio, tu sei il mio Dio, continuo a cercarti. La mia anima ha veramente sete di te. Per te la mia carne si è indebolita [dalla brama] in una terra arida ed esausta dove non c’è

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“Continuo a cercarti” è un cercare affannato, d’urgenza. In ebraico “cercare di continuo” può indicare anche cercare con forza l’avvento dell’aurora. E’ come un ammalato che veglia di notte e cerca sollievo all’oppressione nello schiudersi del giorno, nello scardinamento del buio da parte dell’aurora. Davide nel deserto conosce il prezioso ristoro del sole che ancora prima di spuntare tra i sassi già scalda le ossa intirizzite del pellegrino all’addiaccio. Cerca la divinità come si cerca aurora nella notte (Erri De Luca, Penultime notizie circa Ieshu/Gesù).

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L’aurora si manifesta perché le particelle del vento solare entrano in collisione con il campo magnetico terrestre, cedendo energia che rende scintillante l’atmosfera. L’aurora è il chiarore che precede il sorgere del sole. E’ un’esperienza straordinaria, e chi scrive, ha vissuto il sorgere del sole nel deserto del Sahara.

Il pernottamento in tende nel deserto è un momento unico nella vita. E’ difficile prendere sonno disteso su una stuoia sulla sabbia. Nelle ore della notte il vento soffia a sprazzi leggero e forte. L’occasione è unica per uscire dalla tenda, dove il buio intorno è totale, mentre il cielo è limpido e brillante di stelle. Sembra quasi di toccarle. La sveglia è prevista per le quattro e mezzo. Faccio parte di una carovana di dodici persone sedute sopra i cammelli, guidata da due giovani fratelli berberi.

Aspettiamo pazientemente l’alba, prevista per le cinque e mezzo. C’è grande aspettazione, le macchine fotografiche sono pronte per immortalare lo spettacolo mozzafiato. Un canto si leva silenzioso nel mio cuore “Le stelle hai posto nell’immensità / brillanti gemme nell’oscurità / All’alba un quadro nuovo tu ci dai / di giorno in giorno non è uguale mai / Pur senza voce la creazione dà gloria e lode alla tua maestà. (Cantico 11)

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Il deserto lo attraversi nella vita quando gli amici si dileguano. Lo impari in una grave malattia, nell’isolamento d’infermo quando lotti col proprio male. Lo sperimenti nei momenti di solitudine, nell’abbandono dei tuoi fratelli spirituali. Quando ti trovi di fronte a una verità importante dagli effetti devastanti, e puoi andare in una sola direzione, in caduta libera come uno di quei sogni orribili.

Nel mio cuore riaffiorano i versi di una breve poesia che ho scritto molti anni fa, quando lessi per la prima volta le parole del Salmo 119:147,148 e prima ancora di diventare un proclamatore inattivo.

Lentamente la notte volge al termine / e con lei una buia e fredda tristezza. / Una leggera luce sorge / tra le maestose montagne / e con lei il desio di un’alba migliore

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Il deserto della vita è anche speranza, l’alba di un nuovo giorno di luce, come sta scritto in Isaia 60: 20 “Il tuo sole non tramonterà più, né la tua luna decrescerà; poiché Geova stesso diverrà per te una luce di durata indefinita, e i giorni del tuo cordoglio saranno giunti a compimento”.

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Vorrei terminare quest’articolo con le parole di un caro conoscente, appartenente a un gruppo di amici amanti del deserto, con il quale ho avuto bellissime conversazioni spirituali.

Nel suo libro, Passi di vento, scrive: Il silenzio è amare la voce del vento, intenderne i messaggi che giungono da lontano. Il silenzio, per l’uomo del deserto, è preparare uno spazio nel proprio cuore per le persone che amiamo. E’ allargare il nostro orizzonte interiore per lasciare che il Signore venga ad abitarlo.

Ecco, il Signore […] ha preferito a ogni altro luogo questo arido deserto  spoglio senza apparente bellezza. Qui ha chiamato a digiunare i suoi eletti, qui Egli si è fatto povero, mendico e viandante.

Qui ha patito la fame, la sete, le tentazioni […] Qui attende ancora, per rinfrancarlo, l’uomo perduto nei meandri della grande città. Qui lo attende per salvarlo da se stesso e dai suoi pensieri tortuosi. Il deserto è una terra povera, ma anche la povertà reclama la sua bellezza: con poche cose si possono abbellire una tavola, un altare, e basta un fiore per adornare la ciocca dei capelli di una ragazza.

Così come libero è l’ingresso, libera è anche l’uscita. Non ci sono vincoli per chi viene, anche se è abbastanza inevitabile che si creino legami di amicizia che durano nel tempo. La povertà del deserto feconda l’uomo e lo aiuta a scoprire dentro di sé risorse morali di cui probabilmente ignorava l’esistenza.

Le foto sono state scattate dall’autore dell’articolo

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Commenti (1)

  • I. G.

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    Non mi dò pace, non voglio darmi pace, mi fate penare, non posso accettare che persone meravigliose che scrivono questi post possano definirsi inattive quando hanno dentro di loro una creatività che glorifica ad ogni parola, ogni frase, ogni concetto che si parli di arte, di luoghi, di sentimenti di affetti di amicizia no!!! Non riesco a sopprimere questa mia ansia nel pensare quanto bene potrebbero fare persone così preziose come voi a tutti noi, abbiamo bisogno di animi nobili e sensibili, di amici veri e di chi, desideri mettersi ancora in gioco per aiutare pur desiderando di essere aiutati. Ci mancate tanto, da far piangere. I.G.

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