Il difficile compito del pastore di curare le ferite che sanguinano

Le ferite trascurate portano alla morte spirituale

Non soccorrere o rimuginare il passato non aiuta a guarire

Più le ferite sono profonde più è complicato fermarle. In caso di emorragia arteriosa il sangue fuoriesce copiosamente ed è importante intervenire tempestivamente con i soccorsi. In senso spirituale intervenire sulle ferite è una responsabilità dei pastori delle comunità. E’ fondamentale intervenire subito, altrimenti la ferita può infettare l’intero corpo e il cristiano può morire spiritualmente.

Gesù disse a Tommaso di toccare la sua ferita, ancora aperta, per poter credergli. E’ una guarigione al contrario. Non è Tommaso che toccando la ferita aiuta Gesù a guarire, ma è lui che guarisce da una fede fragile e incredula.

A volte sono le ferite degli altri che curano chi le tocca, come nel caso dei pastori. Un pastore che si decide a visitare il fratello lontano si potrà rendere conto che alcune di quelle ferite è stato lui a causarle. Toccarle da vicino lo aiutano a riflettere sulle sue responsabilità e a muoversi in modo da prestare il dovuto soccorso e in futuro a non ferire nessuna pecora del gregge che Dio gli ha affidato.

Nonostante ciò è lui che ha la principale responsabilità di prestare soccorso alle pecore indipendentemente da ciò che ha causato le ferite. Un medico che non cura i malati è una vergogna per tutti gli altri medici che svolgono con vocazione e amore la loro professione. Un medico che persiste a non curare i malati prima o poi viene radiato dall’ordine dei medici.

Che dire del cristiano che non si lascia curare le sue ferite? Ogni storia che si leghi al passato è una ferita che non guarirà mai. Convincersi di essere il Testimone di Geova ferito e piangersi addosso per le delusioni che hanno segnato in maniera dolorosa il proprio cammino aumenta il rischio di perdere di vista il processo curativo indicato nella Bibbia.

Finché non ti lasci alle spalle le tue ferite e finché non smetti di guardare indietro ucciderai tutte quelle risorse che ti possono aiutare a ristabilirti. Alcuni fatti esistono solo nella tua testa e rimuginarli serve soltanto a tenerli in vita.

Quando il presente non è vissuto in modo pieno, il cervello si riempie di cose del passato, di pensieri inutili. E’ come accelerare il motore con l’auto ferma. La vita va avanti, è inutile forzare il motore se non innesti la marcia per partire. Hai mai visto qualcuno che cammina per strada con lo sguardo sempre rivolto all’indietro? E’ innaturale, irragionevole e prima o poi sbatterà contro un ostacolo e si farà ancora più male.

Non esistono le ferite eterne. È meglio praticare il silenzio che il lamento. Certe ferite a volte vanno solo contemplate, cioè farsene una ragione. La consapevolezza aiuta a ragionare e non a giudicare. Non sovraccaricarti di ulteriori pesi, prenditi il tempo per sostituire il dolore delle ferite con le cose che ti rendono più felice.

Smetti di dire che “non tornerai mai più in congregazione”. Accetta ciò che ti viene proposto mettendo da parte i pensieri negativi e tutto ciò che ti fa star male. Nutri il cervello con nuove prospettive e nuove energie.

La maggior parte dei fratelli “inattivi” non si riconosce nella schiera di coloro che hanno bisogno di guarire. Si sentono “sani”, anzi per loro i malati sono gli anziani della congregazione. La tendenza alla propria giustizia è il vero problema. Spesso si sovrappone la propria giustizia alla via della guarigione. In questo periodo di pandemia si parla molto degli asintomatici, persone che non hanno i sintomi del contagio ma che sono potenziali contagiatori del virus.

Alcuni non si rendono conto che si stanno torturando da soli. Nella spiritualità, aspetti come l’egoismo, il narcisismo, l’orgoglio, sono dei riempitivi di quel vuoto, di quella paura che uno ha dentro di sé. Una visione autoaffermativa non porta a nulla, se non a ingannarsi.

Il vero cristianesimo è quello che cura non quello che inquadra. Vero pastori? Se il CD sta “battendo” molto con voi sull’aspetto pastorale ci sarà pure un motivo, non vi pare? I rapporti arrivano anche lì, finalmente. Non date mai per scontato che certe parole che dite non possano ferire.

Dopo una malattia è difficile tornare alla vita di prima come prima. Non si passa da un processo di guarigione o di purificazione, ritornando alle cose di prima. Gli ebrei quando uscirono dall’Egitto avevano davanti a loro la Terra Promessa; dopo i 40 anni nel deserto, non tornarono di nuovo in Egitto schiavi a fare gli schiavi come un tempo.

Le ferite devono farci riflettere su cosa conta veramente nella vita. Il processo di guarigione dalle ferite del corpo umano è reso possibile da una serie di complesse funzioni cellulari. La capacità del corpo umano di ripararsi da solo è un dono di Dio. Non lo è anche per il nostro corpo spirituale quando è ferito e nessuno viene in nostro soccorso? Nessuno, per modo dire, Geova è sempre pronto a venirci in aiuto.

Molte sono le calamità del giusto, ma Geova lo libera da esse tutte” e: “Geova sa liberare le persone di santa devozione dalla prova”. — Salmo 34:19; 2 Pietro 2:9.

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