IL DOLORE INUTILE

Come evitarlo

Quando hai accettato di dedicarti a Dio e scegliere di vivere volontariamente in una comunità dei testimoni di Geova, eri consapevole del rischio che un giorno avresti potuto prenderti una scottatura. Nel corso degli anni hai visto diversi fratelli cambiare idea e andarsene dalla congregazione. Qualcuno è ritornato, altri non hanno fatto più ritorno. Hai vissuto momenti facili e altri difficili. Alcuni li hai affrontati e superati, altri ancora no. Sono sospesi. Non eri preparato come ti aspettavi a queste disavventure . Non immaginavi nemmeno che questo capitasse anche a te. Ora provi dolore e tanta delusione. Cos’è successo?

Ti sei fidato delle persone sbagliate? Ti spettavi troppo dagli altri? Hai condiviso pensieri e momenti personali con persone che ora si sono dimostrate inaffidabili o persone che non hanno capito e condiviso quei momenti intimi e privati? Dopo un attento esame ti sei reso conto che anche tu hai commesso degli errori di valutazione? Ciò che ti fa più male è il dolore che stai provando dopo una vita vissuta intensamente fra i tdG? Un dolore inutile che ti sta consumando giorno dopo giorno?

Ci riferiamo a un dolore che non sappiamo dove collocarlo. Eppure, si tratta di un dolore trasversale, diverso nei fatti ma comune in molti tdG. È un dolore che potrebbe non esserci, che potremmo evitare. È un dolore che implica il nostro atteggiamento, la nostra volontà e una qualche responsabilità. Esistono dolori che viviamo come conseguenza della nostra poca avvedutezza. Meglio ricordarcelo quando tiriamo in ballo Geova. Lo preghiamo per avere la sua pace e poi non siamo in grado di fare pace con nostro fratello. Non si capisce per quale misterioso motivo Dio dovrebbe darci la pace se in congregazione non facciamo nessun passo, nessuno sforzo per sistemare le cose con i fratelli.

Ci facciamo le guerre l’uno con l’altro e poi Dio dovrebbe fermarle? Per risolvere i conflitti fraterni le parole giuste sono scritte nella Bibbia già da duemila anni. Se il malato non prende le medicine prescritte o le prende nel modo sbagliato, la colpa non è del medico. Perché, allora, ce la prendiamo con Geova se non mettiamo in pratica i suoi consigli? Il problema è tra tdG e non con Geova. Dio ci ha creato a sua immagine, ma facciamo fatica a mostrarci a sua somiglianza. Non somigliamo abbastanza a lui. Se prevalgono conflitti Dio non interviene direttamente. La congregazione nell’insieme, ma anche singolarmente, ha la sua autonomia per gestire i problemi. Geova ci tratta da persone adulte non come bambini. Questa consapevolezza ci obbliga a rivedere le nostre posizioni e il nostro modo di concepire la verità.

Dio non c’entra con le nostre beghe e talvolta accadono perché non lo facciamo entrare. Dio è sempre accanto ai suoi servitori, ma non prende il loro posto per le decisioni personali che coinvolgono il libero arbitrio. Non sostituendosi a noi, Geova dimostra un nobile gesto di rispetto per la nostra volontà. La stragrande maggioranza dei problemi che viviamo e la sofferenza che proviamo è inutile. Tutto è vanità e un correre dietro al vento. Il dolore inutile deriva dal fatto che non vogliamo assumerci pienamente le nostre responsabilità.

Il male che ci procuriamo inutilmente è autolesionismo. Permettiamo che il nostro atteggiamento sbagliato domini le nostre scelte. Gran parte della sofferenza deriva dal fatto che ci vediamo sotto una luce diversa da quella di Dio. Ci concentriamo più sull’oscurità che sulla luce divina. Ragioniamo e ci comportiamo entro una logica umana ristretta. In una logica divina, la felicità dipende dal posto che Geova ha scelto per noi nel suo universo. Cerchiamo il posto sbagliato e ci ostiniamo a rimanerci, anche quando il dolore inutile è evidente. Gli permettiamo che avveleni la nostra vita.

Il dolore inutile va evitato con tutte le nostre forze, mentre il dolore necessario va accolto con pazienza e speranza. Ci sono momenti di gioia che passano necessariamente attraverso la sofferenza. Dobbiamo accettare il dolore utile per crescere, accoglierlo in una logica che fa di me un uomo migliore. Una sofferenza utile è il modo migliore per dimostrare il nostro amore a Dio. È dura, in questi momenti, pregare Geova e frequentare le adunanze. Ma è il modo migliore che abbiamo per onorarlo liberamente. Nella sofferenza utile rimaniamo fedeli al suo amore.

Avete mai riflettuto su ciò che si dicevano Cleopa e l’altro discepolo mentre erano in cammino verso Emmaus?  (Luca 24:13-33). Tornano scoraggiati dagli avvenimenti cui avevano assistito. Si buttano giù l’uno con l’altro. Discutono delle loro disgrazie come se facessero a gara per stabilire chi è il più disgraziato. Le loro espressioni sono talmente tristi da non riconoscere Gesù che si è accostato loro. Non hanno capito nulla della missione di Gesù: loro speravano non nella morte ma nella liberazione da parte del messia. Sono sconvolti persino dalle notizie che le donne hanno riportato riguardo alla tomba di Gesù. “Insensati e lenti a credere” li definisce Gesù prima di spiegare correttamente i fatti che lo riguardano. Nonostante ciò continuano ancora a non riconoscerlo. Fanno dietro front per tornare a Gerusalemme solo dopo che i loro cuori ardevano per le parole di Gesù.

Erano talmente concentrati sul dolore da non accorgersi che la loro sofferenza era inutile. Gesù era lì con loro. Non c’era più motivo di addolorarsi, anzi dovevano fare i salti di gioia. Erano incapaci di uscire dalla gabbia dell’inutile dolore che si erano creati. Potevano anche risentirsi per l’intromissione di questo sconosciuto che interrompe i loro lamenti e non li condivide affatto. “Noi invece speravamo…” si legge nel verso 21. Persino la loro speranza era sbagliata e quando speriamo diversamente il risultato non può che essere dolore inutile. Non perché la speranza viene meno, ma perché riponiamo le nostre attese nella speranza sbagliata.

La speranza è sempre rivolta al futuro mai al passato. Volgersi al passato per sperare è un fallimento. I due discepoli si erano illusi di aver posto la speranza in Gesù. Guardavano le cose successe non le cose che sarebbero dovute accadere in seguito alla sua morte. Guardavano il fallimento delle loro speranze. Per loro la speranza era morta su quel palo di tortura. Si erano rassegnati a un triste destino. Troppi cristiani vivono la loro fede rassegnati. L’hanno appesa al loro palo di tortura, fissa e inamovibile. “Noi invece speravamo…” mentre Cristo era fianco a loro…

Dalle tenebre alla luce, dal cuore gelido a uno che arde. In poco tempo le parole di Cristo hanno stravolto la loro esistenza: dal dolore inutile a una gioia incontenibile. Bastano poche parole per sovvertire un atteggiamento radicato. Tutto acquista un senso se ragioniamo in una logica scritturale. Nel dolore inutile ci dimentichiamo di lasciarci ardere il cuore dalle parole di Geova. Cerchiamo lontano quando invece la soluzione è a portata di mano.

Troppe volte tiriamo Geova per la giacchetta, per giustificare le nostre azioni. È il cuore dell’uomo che soffre di un dolore inutile che va convertito, non quello di Dio. Geova non interviene nei nostri affari non perché si disinteressa, ma perché ci reputa persone adulte, in grado di farcela da soli. Lui ci affida delle responsabilità che sono alla nostra portata, anche quando c’è di mezzo la nostra vita e quella degli altri. Quando i due fratelli che litigavano per l’eredità chiesero a Gesù di fare da giudice, lui rispose che non era venuto per risolvere le beghe tra fratelli. Sono fatti che dovevano gestirsi loro e allo stesso tempo cercare le cose di Dio. Ciascuno è protagonista del suo destino. (Luca 12:13-15)

Certo se qualcuno si mette di traverso… la qualità della nostra vita non può che peggiorare. Se non riusciamo a chiarirci e le ostilità permangono è meglio lasciar perdere. Non la verità, ma la persona che ci è ostile. E se ciò non può avvenire, o si sopporta o si cambia congregazione. In fondo, non esistono solo fratelli ostili, ci sono, per fortuna, anche quelli amabili, comprensivi, avvicinabili e fidati. Spesso sentiamo dire dall’organizzazione che siamo vittime del peccato e molti errori sono il frutto dell’imperfezione. Noi non siamo d’accordo. La verità è radicalmente diversa. Fare esperienza del male, del peccato, dell’imperfezione, ci aiuta a prendere consapevolezza della nostra nudità, della nostra fragilità e dell’incapacità di saper gestire la sofferenza. Quando l’uomo porta il male con sé non riesce più a distinguere la luce dalle tenebre.

Per questo motivo è necessario vivere il dolore senza ignorarlo ma anche senza farci travolgere. Quando in congregazione qualcosa ci fa soffrire dobbiamo prenderci il tempo per saper stare male fin quando la volontà riesce a contenerlo finendo per prevalere. Anche se la ferita rimane aperta, la volontà si rafforza nella fede. Noi non possiamo evitare le sofferenze inutili, però possiamo orientare quelle necessarie per crescere.

 Se Dio vede che ci stiamo rovinando con le nostre mani, pur non violando la libertà di scegliere, ci pone davanti l’inutilità e la pericolosità delle nostre azioni. Ci pone davanti alle conseguenze della nostra sprovvedutezza. Ci lascia sperimentare le conseguenze dei nostri sbagli. Non ci viene risparmiato il dolore, perché esso può diventare occasione di cambiamento. Molte volte siamo sordi ai suoi richiami, ciechi ai suoi segnali che egli ci manda in maniera inequivocabile. Prendersela con Dio per una sofferenza che noi o altri abbiamo creato perché non abbiamo seguito i suoi suggerimenti, francamente è una scusa che non sta né in cielo né in terra.

 

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Commenti (5)

  • Peggy

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    IL DOLORE INUTILE. Un’ argomentazione schietta e fluida. Grazie mille!
    Mi è piaciuta tantissimo. Ieri ho guardato il video sul coraggio di Giona.
    Non ho potuto partecipare all’assemblea SII CORAGGIOSO e vorrei tanto ascoltare insieme alla mamma il discorso riguardante la risurrezione.
    Il 25 agosto 2017 abbiamo perso Marina, mia sorella, di 46 anni. Aveva un cancro, non ce l’ha fatta. Ha sopportato il dolore fisico con grande dignità…voleva vivere, ce l’ha messa tutta. Vi riporto, se permettete, un pensiero che Marina ha lasciato in camera sua, è un pensiero di Randy Pausch: “ogni ostacolo, ogni muro di mattoni è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di mostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che
    non abbiano abbastanza voglia di superarlo.”

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  • Cristiana libera

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    Condoglianze Peggy
    Il tuo è un dolore grande che va rispettato.
    Ora mi rivolgo a inattivo.info:
    Da tempo vi leggo e desidero ringraziarvi per i vostri articoli interessanti come questo, che a mio avviso andrebbe trattato con delicatezza e sensibilità.
    Non tutti soffrono perchè hanno problemi con i fratelli e quindi non si lasciano guidare da Geova Dio per risolverli, ci sono sofferenze di ben altra natura, secondo l’articolo la sofferenza utile va accolta e la preghiera di certo aiuta, ma “frequentare le adunanze” è davvero il modo migliore per onorare Dio liberamente e rimanere “fedeli al suo amore”?
    Non ne sono sicura. Da 5 anni sono inattiva, o diversamente attiva, no, non credo di essermi allontanata da Dio, ma da un sistema religioso, organizzativo, nel quale non mi riconosco più.
    Sono in pace con tutti i fratelli e mi manca la loro compagnia.
    Soffro perché non sono libera di esprimere la mia opinione e di agire secondo la mia coscienza.
    Soffro perché sono a conoscenza del comportamento omertoso da parte di un’organizzazione che non informa in modo trasparente.
    Soffro perché genitori in buona fede hanno lasciato morire i loro figli per ubbidire ad un’interpretazione scritturale.
    Soffro perché un minorenne battezzato che viene disassociato rimane solo.
    Dovrei gioire quando una bambina “matura” di soli 10 anni viene battezzata, quando nei vangeli non troviamo riscontro? No, soffro… e la lista sarebbe ancora lunga.. una sofferenza “utile” la mia? Lascio a voi la risposta..

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    • iabi

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      Non capisco perché inattivo.info non ti risponde. La sofferenza di Gesù è stata utile all’umanità, te compresa? O hai sofferto più di lui? E’ Gesù il nostro modello da guardare non gli uomini. Chi guarda gli uomini sbaglia prospettiva. Scusa, mi sembra che ti contraddici: critichi le adunanze e poi scrivi che ti mancano i fratelli. Parli che questo articolo andrebbe trattato con delicatezza e sensibilità. Non mi sembra che nel tuo post tu mostri queste qualità. Non fai altro che criticare e evidenziare le tue sofferenze, come se queste fossero le uniche nell’universo.

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  • Cristiana libera

    |

    Grazie iabi, condivido il tuo pensiero quando scrivi: Gesù è il nostro modello!
    Ho solo espresso la mia opinione in modo sincero, ho parlato della mia sofferenza, rispettando quella degli altri. Perdonami, ma non ho letto nel tuo post una risposta esaustiva alle problematiche da me menzionate.

    Dimenticavo: i fratelli e le sorelle non sono per me appartenenti ad una religione, sono persone che amerei a prescindere..
    Buona giornata

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    • inattivopuntoinfo

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      Scusate per il ritardo nel rispondere. Caro Iabi, se riteniamo opportuno, rispondiamo direttamente ai commenti, altrimenti lo facciamo con uno o più articoli, in modo che il pensiero diventi più chiaro laddove ci sono incomprensioni. Molti articoli si basano sui pensieri che i nostri lettori scrivono nei loro commenti. Non possiamo giudicare, in bene o in male, lo stato d’animo di chi ci scrive, anche quando nei toni è aspro o nudo e crudo. Noi siamo consapevoli che questi cari fratelli e sorelle hanno subito realmente gravi ingiustizie. Il loro grido, non sempre mira a parlare male dell’organizzazione o degli anziani, anche se molte volte sembra così. A volte i loro commenti sono dei veri e sinceri sfoghi, la ricerca di un orecchio che possa ascoltarli. Non sempre in congregazione sono capiti, anche quando la frustrazione è evidente. Non tutti sono in grado di ascoltare senza giudicare in negativo quanto dicono. In tutta onestà, anche fra di noi di inattivo.info, ci sono articolisti che sono fratelli inattivi, fratelli che in passato hanno dimostrato il loro valore e che per tutta una serie di eventi dolorosi si sono ritrovati in questa situazione. Il nostro scopo non è quello di sostituirci a chi guida la congregazione. Noi, nel bene o nel male (dipende dai punti di vista), cerchiamo di portare all’attenzione dei responsabili delle congregazioni certi fatti che riguardano in particolare anziani e proclamatori “inattivi”. Il nostro scopo finisce qui. Ci sforziamo di farlo evitando dibattiti inutili e polemiche pregiudizievoli a cui non diamo né daremo spazio. Anche se onestamente non abbiamo quasi mai ricevuto commenti di questo genere. Ci teniamo comunque a ribadirlo: non accettiamo commenti polemici, privi di rispetto e di buona educazione. Se invece i commenti che esprimono stati d’animo sofferti, sono veritieri, non gonfiati, siano soprattutto propositivi, che mirano a costruire e non ad abbattere, noi li apprezzeremo di cuore e faremo di tutto per poter incoraggiare chi soffre. Tenendo conto che ci sono sempre punti di vista differenti, sia da una parte (chi è dentro la congregazione) che dall’altra (chi è andato via). Grazie e sinceri abbracci fraterni. (ADMIN 1)

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