IL FICO SECCO

Surreale scambio epistolare tra un Testimone di Geova e “l’asina di Balaam”

Il fico, seccato dalla maledizione di Gesù, vuole dimostrare quanto sia importante avere fede in Dio. (Marco 11:12-14, 20-24) Grazie alla fede è possibile seccare un fico e spostare un “monte” (Matteo 17:20). Tutte le applicazioni di questo caso si riferiscono quasi sempre alla nazione di Israele, che legata da un patto con Dio, ha dimostrato non solo mancanza di fede ma anche di non produrre buoni frutti. Anzi, viene incolpata di essere pure ingannevole di aspetto.

Di solito, i fichi maturano a giugno, perciò se un fico ha le foglie deve senz’altro avere anche i fichi. Gesù vide questo particolare fico verso la fine di marzo, non era quindi la stagione in cui l’albero ha i fichi maturi, ma non era neppure la stagione in cui il fico ha le foglie. Il fatto che l’albero aveva le foglie mostra che non solo era maturo fuori stagione, ma era anche improduttivo. Come afferma Marco, l’albero non aveva “nient’altro che foglie”, cioè era senza frutti. Le foglie davano all’albero un aspetto ingannevole.

Cosa c’entra con la fede il fatto che questo fico è stato seccato? Anzitutto, fu la fede di Gesù a rendere efficace la maledizione. Pare ci sia anche un altro legame fra il seccarsi di questo fico e la qualità della fede degli israeliti. La loro adorazione era divenuta una formalità. Non solo non portava frutto, ma aveva respinto Gesù, il Figlio di Dio, il messia preannunciato. L’insegnamento per i cristiani di oggi è quello di stare attenti alla qualità attiva della fede affinché non diventi infruttuosa.

La fede implica un comportamento virtuoso (2 Pietro 1:5-7). Senza queste virtù c’è il rischio di diventare “inattivi o infruttuosi” (2 Pietro 1:8). Perciò, non si diventa inattivi da un giorno all’altro e comunque la causa principale non è mai solamente il venir meno alle attività teocratiche, a monte con ogni probabilità, sono venute meno (non sempre del tutto, anche in parte) la virtù, la conoscenza, l’autocontrollo, la perseveranza, la devozione, l’affetto fraterno, l’amore.

Vorresti dire che i cristiani inattivi sono pari a un fico secco? E quindi “maledetti” da Gesù perché non portano frutto nella loro vita? Secondo te, portare frutto, è adempiere i propri doveri teocratici come si fa in tutte le religioni? Chi stabilisce quali siano questi doveri? Per te, dunque, la sostanza del cristianesimo è compiere il proprio dovere, così come dovevano fare gli ebrei sotto la Legge? Certo, è più facile per voi indicare i doveri, visto che l’amore è difficile da insegnare e da mettere in pratica.

Sei sicuro di aver compreso il significato del “fico secco? Perdonami la franchezza con la quale mi esprimo, ma voi non fate altro che predicare un Dio che tiene conto della nostra misera condizione. Applicate all’antica nazione di Israele la mancanza di buoni frutti e che l’anima cristiana se non rende, sarà considerata inattiva, infruttuosa, e quindi condannata come sterile da Dio. Non hai capito niente di questo insegnamento e ora te lo dimostro.

Cristo va a cogliere i fichi quando non è la stagione? I casi sono due: o ignora la legge della natura oppure fa una gaffe colossale. E questo suonerebbe alquanto strano, visto la sua conoscenza sui gigli del campo, sul seme e i suoi terreni, sulle vigne, ecc. Il punto è, che non c’entra un fico secco questo fatto con Israele o la nostra anima. Il fico è a posto con la sua natura: non può produrre frutti perché non è la sua stagione. Perché allora viene colpito con un terribile e ingiusto castigo? Secondo te, chi è il più grande innocente che viene colpito con il massimo castigo, fino alla morte, senza aver mai peccato? Non avrebbe dovuto questo castigo, per una questione di giustizia, abbattersi sulle creature peccaminose?  

Il pescatore di Capernaum, non dice che “Cristo morì una volta per sempre in quanto ai peccati, persona giusta per ingiusti, affinché vi conducesse a Dio”? (1 Pietro 3:18). Essendo dunque perfettamente ‘giusto’, Gesù non meritava di morire. Morì per prendere su di sé ciò che noi ingiusti meritiamo pienamente. (1 Pietro 2:22, 24) Non è questo il vero messaggio di salvezza?

Il gesto di Cristo, raccontato da Marco non significa affatto il castigo dell’incredulo Israele o che sia riferito a chi oggi non porta frutto: è semplicemente un “segno” che il Cristo dà di sé stesso, del suo destino che si compirà sul Golgota (Giovanni 19:17,18). Qualcosa di simile al “segno di Giona” (Matteo 12:38-41). La vittima più innocente della storia umana colpita con l’ingiustizia più tremenda. Perfino il ladrone che morì a suo fianco se ne accorse. Tu, oratore e insegnante della Parola di Dio, no. Come la mettiamo?

L’asina di Balaam 

Numeri 22:1–24:25; 31:8;

Da dove salta fuori quest’asina? Chi si crede di essere? Quella di Balaam era un’asina che parlava, ora ce n’è una che scrive? Che stizza mi fa venire questa lettera, una di quelle che ti rovinano la giornata! Si merita le bastonate di Balaam. Però, su una cosa ha ragione la sua lettura sul fico secco e maledetto: Gesù, il massimo innocente, “seccato” da ingiusti come “maledetto” (Galati 3:13).

(continua)

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