Il filo spinato e la corona di spine

Una “grande corona di spine”, continua a essere conficcata con estrema brutalità sulle teste di milioni di innocenti. Essa non fermerà mai il soffio dello Spirito di Dio né quello dell’uomo.

“La fermata è questa” mi dice l’autista del pullman, indicando una lapide ai bordi della strada con la scritta Todesmasch. Da qui iniziava una delle marce della morte di circa 30.000 prigionieri del campo di concentramento di Sachsenhausen, diretti nel Mar Baltico per essere caricati su navi che poi sarebbero state affondate al largo.

Mi vengono in mente le parole raccontate da Artur Winkler, un Bibelforscher sopravvissuto. “Così il nostro convoglio avanzava lentamente per la sua strada senza fine, fiancheggiati a destra e a sinistra dalle SS armate. L’aria era gelida; nel frattempo pioveva e grandinava”.

Il treno partito stamattina da Berlino arriva fino a Oranienburg, che dista alcuni chilometri da Sachsenhausen. E’ una bella giornata. Il cielo è terso e i raggi del sole che filtrano tra gli alberi danno una sensazione di pace, un’armonia che stride con il passato tragico di questi boschi. Il campo di concentramento mi appare all’improvviso.

Ancora non c’è molta gente, soltanto una comitiva di visitatori e alcune persone sparpagliate lungo il viale che porta all’ingresso. Percorriamo un muro alto che incute già una certa soggezione. Guardo in alto il filo spinato che lo circonda e cerco di immaginarmi le voci di dolore dei deportati e quelle sadiche delle guardie.

Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi) è la scritta beffarda e menzognera che vedo posta sul cancello d’ingresso. La prima sensazione che provo, varcato l’ingresso, è uno strano silenzio che vi regna in questi spazi enormi. A destra c’è ancora un pezzo di muro recintato con il filo spinato, mentre a sinistra su un altro muro sono attaccate molte iscrizioni. Una di queste ricorda gli oltre 890 deportati Bibelforscher, come erano chiamati allora i testimoni di Geova.

filo_spinatoTralascio ogni descrizione sia della struttura del campo sia delle atrocità, che furono fatte a migliaia di sventurati. Mi soffermo su una zona del campo, dove ancora si può vedere una parte di ciò che rimane del filo spinato di quel tempo.

Il filo spinato è rimasto pressoché invariato dalla sua prima apparizione: tracciare sul terreno linee di divisione. Il filo spinato è leggero, resiste al calore, non si allenta, non si rompe e costa poco. Inventato in America, contribuì prima alla sparizione dei bufali e poi all’eliminazione fisica e culturale degli indiani d’America.

Durante la Prima Guerra Mondiale fu usato sanguinosamente nelle trincee, mentre negli anni successivi divenne il simbolo dei lager tedeschi. Da allora, l’uso del filo spinato non ha mai cessato di esistere. L’uomo contemporaneo continua a usarlo nei genocidi, nelle guerre etniche, nei massacri perpetrati in ogni parte della terra.

Milioni e milioni di persone continuano a essere vittime del simbolico filo spinato umano, “la più grande corona di spine” che l’uomo ha calato con violenza sulla sua testa, come hanno fatto i soldati romani con Cristo che per accrescerne le sofferenze, intrecciarono una corona di spine e gli percossero con brutalità la testa. La corona di spine buca la testa e trafigge il cervello, rendendolo inoffensivo e non più in grado di funzionare correttamente.

Un cervello in balìa dei torturatori, così come perfidamente bramava Satana: distruggere il cervello di Gesù e renderlo sottomesso al suo potere malefico per comprometterne l’integrità a Geova. L’oppressione sulla testa di Gesù, il penetrare con dolore nella sua carne, sono il lento inizio di una violenza che continua tutt’oggi.

Oggi, 27 gennaio 2015, è il Giorno della Memoria in ricordo di tutti quelli che morirono e soffrirono nei campi di concentramento nazisti. A me piace ricordare non solo una parte ma tutte le vittime della storia umana e le atrocità perpetrate nei loro confronti. Vittime della “più grande corona di spine”, che continua tuttora a essere conficcata con estrema brutalità sulle teste di milioni di innocenti. Una “grande corona di spine” che non potrà mai fermare il soffio dello Spirito di Dio né quello dell’uomo.

(Riflessione, in occasione del Giorno della Memoria, di un proclamatore inattivo, dopo aver visitato il campo di  concentramento di Sachsenhausen, in Germania).

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