Il grande fuoco dell’anima

di Vincent Van Gogh

«Uno ha un grande fuoco nell’anima e nessuno viene mai a scaldarsi, i passanti non scorgono che un po’ di fumo in cima al comignolo e se ne vanno per la loro strada. E allora che fare, ravvivare questo fuoco interiore, avere del sale in sé, attendere pazientemente – ma con quanta impazienza –, attendere il momento in cui, mi dico, qualcuno verrà a sedersi davanti a questo fuoco, e magari vi si fermerà».

A Theo Van Gogh, Lettera 133, 22-24 giugno 1880

Nella Bibbia il fuoco ha un forte valore figurativo. Il fuoco o espressioni che danno l’idea di ardere si riferiscono figurativamente ad amore (“La fiamma di Iah divampa come un fuoco ardente”, Cantico 8:6); passione (“E’ meglio sposarsi che bruciare di passione”, 1Corinti 7:9); l’ira di Dio e il suo giudizio avverso sono ardenti come una fornace, Malachia 4:1) o forte emozione (“Non ardeva il nostro cuore mentre ci parlava” (Luca 24:32). Quando Geremia cercò di evitare di dichiarare la parola di Geova, riscontrò che questo era impossibile, perché sentiva come un fuoco ardente chiuso nelle sue ossa. (Geremia 20:9)

Il grande fuoco dell’anima che ardeva dentro Van Gogh, rivela un bisogno impellente di essere compreso. Nonostante le sue opere siano cariche di energia e vitalità, l’artista visse invece nell’assoluta solitudine, tra le incomprensioni e le derisioni degli altri. Benché animato da un intenso fervore religioso, predicatore biblico, figlio di un pastore calvinista, teso all’amore altruistico, Vincent non riusciva a trovare quella pace interiore che tanto desiderava.

Come Van Gogh, tante altre persone, covano in sé un fuoco che offrono generosamente ad altri per scaldarsi. Purtroppo, non tutti riescono a capirli e questo li spinge a una sofferenza tormentata. Una volta Van Gogh si paragonò a: «Un uccello chiuso in gabbia in primavera… che batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore».

Quando il proprio amore che arde dentro il cuore non viene compreso, non si prova piacere nemmeno nel guardare le proprie virtù. A questa enorme difficoltà interiore c’era in lui anche uno squilibrio affettivo che rendeva complicati i rapporti con gli altri. Alla fine, Vincent, si ritirò amaramente nell’unica realtà che conosceva di più e che lo ha accompagnato per tutta la sua esistenza: il dolore.  E per quanto il fuoco continuasse a divampare, la sua vita era ormai bruciata dalla sofferenza e dalle incomprensioni. Il fuoco interiore è un po’ come il sole, alla giusta distanza riscalda, alla distanza sbagliata può bruciare o non scaldare i sentimenti, che nel tempo si raffreddano.

A volte la vita è strana, nei momenti gelidi della nostra esistenza, cerchiamo disperatamente un po’ di calore che riscaldi il cuore e quando lo troviamo in Dio o nei fratelli, non solo non lo riconosciamo, ma lo consideriamo, come nel caso di Van Gogh: “fumo in cima al comignolo e se ne vanno per la loro strada”.

La fede è come un fuoco che arde dentro me. / Continuerà a bruciare e a crescere, / con l’impegno e la volontà. / Questa fede mi aiuterà / a non dimenticare / che l’impossibile si avvererà, / e tutto può accadere… / E nei giorni tristi, nella tempesta / prego ancora e ancora. Geova non mi abbandona.

(Parole tratte dalla canzone: La fede lo rende possibile)

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