Il «mundator» e il rito della spolveratura

Un’antica professione “utile” ai pastori delle congregazioni

Il Sole 24 Ore di oggi, domenica 7 ottobre 2018, pubblica un articolo di Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, dal titolo: L’antica professione del «mundator» che per analogia può avere una sua validità moderna in senso spirituale tra le fila di coloro che dirigono le congregazioni e che hanno la responsabilità di conservare e salvaguardare la fede dei proclamatori. Ma anche di dialogare in maniera costruttiva con i fragili e in un certo senso anche con i fratelli che si sono allontanati dalle congregazioni.

L’articolo esamina la figura degli specialisti che si occupano di pulire per preservarle, quelle opere conservate nei musei, scrigni di ricchezza, visti da milioni di visitatori. Il compito dei direttori museali è quello di preservare con accorgimenti opportuni le opere conservate nei loro musei. La figura storica del «mundator» preposta a periodiche spolverature tese a preservare le decorazioni della Cappella Sistina, fu istituita nel 1543 da papa Paolo III Farnese. La sua cura attenta e doviziosa fu apprezzata in seguito da altri papa fino ai nostri giorni. Si tratta quindi di persone altamente qualificate, formate e operanti nell’ambito di una struttura ben organizzata che va dai controlli giornalieri alle spolverature programmate.

Per un approfondimento vedi:

RITO DELLA SPOLVERATURA, Corriere della Sera 24 dicembre 2012

Tutti questi specialisti lavorano di notte e a luci spente, immersi nel silenzio. Due anni dopo, da quando Michelangelo aveva dipinto il Giudizio Universale ci si accorse che c’era bisogno di pulire le decorazioni con un panno di lino e con mollica di pane leggermente inumidita. Tale incarico fu affidato a Francesco Amadori, non quello della pubblicità del pollo a cui dà la sua parola d’onore per garantirne la qualità, ma a un collaboratore di Michelangelo, detto l’Urbino. Col tempo furono introdotte nuove tecnologie per prevenire o tenere sotto controllo i rischi di degrado delle pitture.

Nell’articolo RESTAURAZIONE del 30/12/2017, si parla del paragrafo 14 riportato sopra dove Geova è paragonato al più grande restauratore, in grado di ridare la perfezione alla sua può opera creativa più prestigiosa: l’uomo. Nella Bibbia sono numerosi i riferimenti ai processi di restaurazione di servitori di Dio, che sono caduti in senso spirituale e che grazie al restauro da parte di Geova sono stati rimessi in forze e reintegrati nel suo favore. Voi anziani di congregazione siete in grado di imitare Geova in questo compito di restaurazione dei fratelli fragili e di quelli che si sono allontanati dalla congregazione? Avete la stoffa del «mundator» che lavora a luci spente e in silenzio?

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