Il Padre dei perduti

particolarerembrandtfiglioprodigo“Mio figlio era perduto ed è stato ritrovato” – Luca 15:24

Dio non è lontano dalle sofferenze umane. Non è un Dio dell’aldilà a spese dell’aldiquà. Ovunque l’uomo vada, Dio lo precede. Dio è Provvidente, conosce i bisogni dell’uomo, prima che gli siano richiesti e provvede a soddisfarli al momento giusto. Gesù è l’esempio perfetto di come agisce Dio.

Gesù fu criticato e perseguitato perché aveva contatti con persone moralmente inadempienti, palesemente irreligiose e immorali: gente tutt’altro che irreprensibile, comportamenti dubbi, tipi equivoci, perduti, disperati, esistenze ai margini della società. Gesù mostra simpatia per i peccatori, essi sono più sinceri dei moralisti poiché non dissimulano la propria condizione come gli ipocriti.

Sono più consapevoli delle loro azioni rispetto ai pii: uomini ingiusti e donne sessualmente sfruttate e per questo ripagate con disprezzo dai “giusti”. Al peccatore “i molti peccati sono perdonati, perché ama molto”.

Gesù ha vissuto gli ultimi anni della sua vita per lo più “in cattiva compagnia”. Aveva un’inclinazione “verso il basso” della società. Gesù si oppone ai gruppi o persone squalificate socialmente. Gesù non giustifica i peccatori, ma perdona, non li condanna ma rimette i loro peccati. Da loro una nuova occasione di vita. Li accoglie senza riserve, senza indagare sul loro passato e senza condizioni di rientro.

Nelle azioni e nelle parole di Gesù è evidente l’amore che perdona. Non castigo dei malvagi ma misericordia ai peccatori. Egli è prodigo con il popolo religiosamente ignorante, e cioè con tutte quelle persone umili, semplici, incolti, arretrati, immaturi, non intelligenti. Il suo insegnamento non include una casta, un’aristocrazia, una classe ma ogni persona di cuore umile e sincera.

Gesù si mette a disposizione dell’uomo intero, corpo e spirito.  Non pensa soltanto alla spiritualità ma anche ai bisogni corporali dell’uomo, non solo dei forti, ma anche dei deboli, degli anziani, dei malati, degli indemoniati, degli squilibrati mentali, di tutti quei poveretti che la mentalità di quel tempo faceva responsabili delle loro disgrazie e malattie.

A questi “bollati” dalla società, Gesù manifesta pietà, compassione, condannando ogni forma di ostracismo sociale. Ai bambini accorda un trattamento preferenziale, li difende contro i suoi discepoli, li accarezza e li benedice. Loro hanno una prontezza ad accettare che gli adulti non hanno. A tutti questi svantaggiati, Gesù da un nuovo senso alla loro vita.

Il distacco dal peccato e il ritorno nella casa del Padre, sono per Dio gioia e per l’uomo una vera liberazione. Nessuna legge viene imposta all’uomo, se non quella dell’amore. L’uomo non guarda più i comandi nella prospettiva della legge ma si orienta secondo ciò che la realtà stessa esige e permette.

Gesù presenta esplicitamente Dio con il Padre del “figlio perduto”, come il Padre di tutti i perduti. E’ un Dio-Padre che va incontro alle necessità umane, che non pretende, ma dà, che non abbatte ma solleva, che non fa ammalare ma guarisce, che invece del diritto e della giustizia esercita una clemenza senza riserve. Un Dio che si rivolge agli ingiusti, che predilige i peccatori, che preferisce il figlio perduto a quello rimasto a casa, le prostitute, i pubblicani, gli eretici.

gesu-con-lebbrosoUn Dio che si è affrancato dalla sua Legge, non un Dio degli osservanti, ma dei trasgressori della Legge, non un Dio dei timorati, ma dei senza Dio. Gesù ci fa conoscere suo Padre per quello che è: Dio dei perduti e dei falliti, che aiuta a liberare dal peso tormentoso della colpa tutti quelli che si sentono schiacciati.

E’ il Padre degli smarriti, il Dio della benevolenza e della misericordia che s’innalza al di sopra della sua Legge. Quando si segue la legge, si sa a cosa attenersi, poiché è stabilito ma anche nulla di più (e questo può essere comodo per molti). Tutto ciò che non è vietato, è permesso.

Non possono essere le leggi, le norme e le disposizioni a spingere l’uomo a fare la volontà di Dio. Più si insiste ad accatastare comandi e divieti, tanto più si nasconde l’essenziale della vera e pura adorazione a Dio. Un atto di adorazione non si fa perché si è obbligati da una legge o dalle sue eventuali conseguenze negative.

Gli appelli di Gesù all’ubbidienza a Dio sono semplici, praticabili, accessibili, liberatori, che rinunciano ad argomentare sulla base dell’autorità.

Gesù chiama Dio “Padre mio” e ha dato a tutti i peccatori, l’onore di chiamarlo semplicemente “Padre nostro”. Una supplica semplice, concentrata sulle cose essenziali: santificare il nome di Dio, venga il Regno per compiere la sua volontà. Per Geova, l’ipotesi di una preghiera inesaudita non è presa neppure in considerazione. Ogni richiesta, accompagnata dalla premessa di fare la volontà del Padre sarà esaudita. Geova è il Padre di Gesù, ma anche nostro Padre, quello dei perduti.

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