Il passo di Giacobbe

“Mio signore, ti prego, mi sia concesso di continuare il viaggio secondo il passo del bestiame e secondo il passo dei fanciulli”. – Genesi 33:14.

Esaù è venuto a sapere che suo fratello gemello, Giacobbe, è di ritorno, e si è messo in marcia con 400 uomini per incontrarlo. Giacobbe, anche se sono passati 20 anni da che Esaù gli ha venduto il diritto di primogenito, teme che il fratello provi ancora rancore nei suoi confronti e che lo voglia uccidere. Perciò gli invia, a più riprese, una grande quantità di doni: complessivamente oltre 550 capi di bestiame (questa era solo una minima parte dell’intero bestiame).

All’invito di Esaù di seguirlo, Giacobbe risponde che il passo tra i due clan è diverso e che seguirlo nel deserto sia il bestiame che allatta che i fanciulli delicati, avrebbero potuto subire gravi danni. Le donne, i bambini, le persone anziane, i malati e il bestiame che ancora allattava, avevano esigenze, bisogni e forze limitate, non in grado di reggere il passo. Esaù riconobbe questa disparità e li lasciò partire. (Ge 33:1-17)

La maniera in cui Giacobbe affrontò Esaù ci fa capire cosa dovremmo essere disposti a fare con i deboli, con i nuovi proclamatori e con coloro che rientrano dopo un periodo di allontanamento dalla congregazione. Questi fratelli non possono “camminare” con le stesse forze che hanno altri servitori in congregazione. Si deve tener conto delle loro esigenze, dei loro limiti senza pretendere un passo simile agli altri fratelli e senza pretendere di accelerare il loro cammino. Cristo non renderà vano un inizio debole e stentato.

L’immagine presentata in Isaia 65:8 del grappolo d’uva da non distruggere perché lì potrebbe trovarsi la benedizione, forse è quella in cui alcuni chicchi sono buoni, ma non tutti, oppure che un grappolo è buono, mentre altri sono acerbi o marci. Sia in un caso che nell’altro il vignaiolo non distruggerà l’uva buona. Così Geova assicura che non spegnerà un lucignolo fumante.

Pietro rinnegò Cristo, ma Cristo non rinnegò Pietro, che era ancora agli inizi di quello che poi sarebbe diventato. Gesù non respinse il lebbroso e nemmeno la donna che perdeva sangue e che gli toccò il mantello. Molti si perdono perché non vengono abbastanza incoraggiati. Non è sbagliato aspettare un po’ prima di mostrar loro dove sono mancanti e tacere quando sbagliano.

E’ meglio lodarli per i loro sforzi. Al contrario, se li scoraggiamo corrono il rischio di disprezzare di nuovo la religione prima ancora di essersi incamminati per i sentieri giusti. Cristo infonde nel loro cuore “l’amore che avevano in principio”. (Riv 2:4) affinché non debbano affrontare prove e tentazioni prima di essere stati preparati e fortificati. Badiamo a non porre troppi intoppi. E’ vero che Dio non respinge i deboli, ma non accoglie nessuno che si approfitta per scopi egoistici della pazienza e della benignità degli altri.

Troppa debolezza mette in difficoltà la congregazione. Troppa indulgenza ostacola il progresso. Con alcuni è necessario la dolcezza, con altri la decisione e la forza. Lo Spirito Santo non venne solo in forma di colomba, ma anche tramite lingue di fuoco. Tuttavia, quello che più ci interessa è che con i deboli bisogna saper camminare seguendo il loro passo, come Giacobbe seguì quello del suo bestiame e dei fanciulli.

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