Il Pastore smarrito

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Così come la pecora può smarrirsi per colpa del pastore, anche il pastore può smarrirsi per colpa delle pecore.

In occasione della Commemorazione di quest’anno, gli anziani e le congregazioni sono esortati a cercare le pecore smarrite del loro territorio per invitarli alla celebrazione del Pasto Serale e consegnare loro l’opuscolo Ritorna a Geova. La lettera del Corpo Direttivo contiene istruzioni chiare in merito a questa ricerca e gli sforzi che si faranno saranno certamente benedetti da Geova. Perciò non dovrebbe essere particolarmente difficile trovare una pecora smarrita.

Il problema è quando a smarrirsi, non è la pecora ma il pastore. Sembra un paradosso, ma in questo caso è più facile trovare una pecora persa rispetto a un pastore smarrito. Per una pecora è facile perdersi se si allontana dal gregge, per un pastore un po’ tanto se si allontana da Geova. Alcuni esempi del passato ci aiutano a capire come fa un pastore ad allontanarsi dalla retta via.

invito-comm-2016L‘invito per la Commemorazione 2016

Il profeta Ezechiele fu incaricato da Geova di denunciare i capi religiosi d’Israele che maltrattavano il popolo paragonato a delle pecore: “Voi vi nutrite del loro grasso… vi vestite con la loro lana… non le portate al pascolo. Non avete reso forti le pecore deboli, curato quelle malate, fasciato quelle ferite, ricondotte al gregge quelle disperse lontano. Le avete governato con violenza e crudeltà… e nessuno dei miei pastori se ne preoccupava”. (Ezechiele 34)

I pastori religiosi d’Israele erano vicini al gregge solo per sfruttarne le parti migliori. Il loro atteggiamento era egoistico, pensavano più a se stessi che agli altri. Imponevano il loro dominio con la forza. Erano privi di amore altruistico. Mancavano di rispetto a Geova. Sembravano pastori, erano lupi. Mercenari senza scrupoli. “I pastori avevano perso la testa, sbagliando tutto, disperdendo i loro animali da pascolo”. (Ger.10:21)

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Al tempo di Gesù, i capi religiosi non erano così diversi da quelli del tempo di Ezechiele. La popolarità di Gesù era un serio problema per gli scribi e i farisei, frustrati anche dal fatto che ogni volta che avevano cercato lo scontro ne erano usciti con le ossa rotte.

Per Gesù, l’esibizione di devozione da parte dei suoi oppositori era una commedia. I pastori erano sordi e ostili alle sue parole e per far comprendere l’amore senza condizioni di Geova, si era rivolto loro con una parabola:

“Chi è fra voi l’uomo che, avendo cento pecore, se ne smarrisce una non lascia le novantanove nel deserto e non va in cerca della smarrita finché non la trovi? E, trovatala, se la mette sulle spalle, rallegrandosi.”. (Luca 15:4,5)

Scrutatori assillanti delle Scritture, i farisei conoscevano i pericoli di cui parla Geremia: “Un leone dalla foresta li ha colpiti, uno stesso lupo delle pianure desertiche continua a spogliarli, un leopardo continua a stare sveglio vicino alle loro città. Chiunque ne esca viene sbranato”. (Ger.5:6)

Si saranno chiesti, chi mai per cercare una pecora, senza neanche avere la certezza di trovarla, abbandonerebbe il resto del gregge nel deserto, con il rischio al ritorno, di non trovare neanche più una pecora, perché rubata da altri pastori o sbranata da sciacalli famelici del deserto.

Povera pecora smarrita, semmai, gli scribi e i farisei si fossero scomodati a cercarla, una volta trovata l’avrebbero prima rimproverata, minacciata e poi presa a calci fino all’ovile. L’avrebbero legata a un palo e si sarebbero assicurati che le fosse passata la voglia di scappare nuovamente. Infine, avrebbero imposto regole severe per limitarne i suoi movimenti.

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I pastori religiosi del tempo di Gesù si erano smarriti dalla retta via, perché anteponevano le regole ai bisogni della gente. Onoravano Geova con le labbra e il loro cuore era lontano da lui. Vivevano di sotterfugi per apparire e di compromessi per non perdere la reputazione. Schiacciavano e non sollevavano. Non scaldavano i cuori. Masticavano veleno e ruminavano malcontento da vomitare al momento opportuno.

Non applicavano a sé i moniti delle scritture. Non amavano. Abituati alla meritocrazia non riuscivano a comprendere un amore che Dio dona gratuitamente agli uomini peccatori. Se le pecore si erano perse, la colpa ricadeva anche su di loro. Questa è l’amara realtà: persi i pastori, disperse le pecore.

L’anziano dovrebbe stare con gli altri e non al di sopra degli altri

Onestamente, si deve riconoscere che oggi alcuni pastori cristiani si smarriscono non perché sono diventati cattivi d’animo. Alcuni sono talmente oberati dai problemi che assalgono le congregazioni, da vivere una vita da sfinimento. In congregazione, non sempre alcuni mostrano riguardo per le loro fatiche. (1 Tess.5:12) Alcune pecore per carattere potrebbero non essere affabili e socievoli.

Gli anziani, pur “trovando del bene” in loro però, non sempre sono apprezzati. (Prov. 16:20) A volte un pastore sacrifica ore di sonno per prendersi cura dei bisogni di coloro che sono malati o che hanno problemi emotivi e spirituali. Non tutti sanno di questi sacrifici e spesso all’anziano non viene mostrato nemmeno un minimo segno di gratitudine. Non tutti si ricordano che, dietro un anziano che ‘fatica’ nella congregazione, c’è una famiglia che rinuncia a trascorrere del tempo con lui.

Il pastore come le pecore non è immune dalle malattie e la depressione può colpire anche lui. Un pastore si può smarrire perché usurato e sfibrato da opportunisti e approfittatori. Ha tanto sospirato che è spirato spiritualmente. Ci sono pecore che proiettano sul pastore i loro i mali al punto di indebolirlo. Così come la pecora può smarrirsi per colpa del pastore, anche il pastore può perdersi per colpa delle pecore.

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Spesso ci dimentichiamo che Gesù è il vero pastore. Egli ci ha insegnato che non è il peccatore che va in cerca di Dio, ma è Geova che lo va a cercare, e, quando lo incontra, non lo umilia né lo castiga per i suoi peccati, ma lo abbraccia affettuosamente. Non fa sentire il peccatore, un escluso per i suoi sbagli, ma un privilegiato da prendere in braccio.

Diversi ex pastori si sono smarriti fino a diventare inattivi. La pecora ritrovata non è una pecora come tutte le altre: è la pecora di Geova. Il suo ovile non è il posto dei rimproveri e delle restrizioni, ma il luogo della gioia e della contentezza. Egli è capace di capire e accogliere le emozioni e i sentimenti.

Dio stringe le mani di tanti fratelli e sorelle feriti nella loro dignità e le tira a sé affinché sentano il calore della sua presenza. Suo figlio, Gesù, il Buon Pastore, “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Luca. 19:10). Anche i casi più disperati.

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