Il peso dell’autorità

Disturba non poco coloro che studiano le strategie persuasive quando constatano che in epoca moderna, l’umanità cosi progredita tecnologicamente, continui a manifestare tanta ingenuità e tante debolezze nei confronti dei manipolatori del consenso. C’è un principio, che nelle sue molteplici interpretazioni pratiche, rappresenta un fattore motivazionale importante nell’influenzare i comportamenti altrui. Ci riferiamo al peso dell’autorità, in particolare a quello religioso, esercitato nell’ambito delle comunità dei fedeli.

Ignazio di Antiochia rivolgeva ad un suo confratello vescovo, questo consiglio: «Nulla si faccia senza il tuo consenso, ma tu non fare nulla senza il consenso di Dio» (Lettera a Policarpo). L’autorità quando comanda deve quindi avere un solo scopo: indirizzare l’ubbidienza a Dio. Nella vita cristiana l’autorità è prima di tutto un’autorità spirituale, nel senso che si pone al servizio di ciò che lo Spirito vuole realizzare attraverso i doni che distribuisce ad ogni membro della congregazione. L’autorità è chiamata a promuovere la dignità della persona, l’apprezzamento per la Parola di Dio, la pace e l’unità tra i fratelli. L’autorità se non edifica, se non infonde coraggio, se non aiuta a sperare nelle difficoltà non ha nessun potere.

C’è una direttiva riportata nella W 7/2017, dove si legge: “Dobbiamo essere decisi a rimanere uniti all’organizzazione di Geova e a sostenere lealmente le persone che lui ha scelto per guidarci, indipendentemente dalle loro mancanze (1 Tess. 5:12, 13)”. In sostanza, dobbiamo sostenere gli uomini-guida delle congregazioni anche quando sono mancanti. E’ un leitmotiv che ricorre spesso nelle pubblicazioni, ma che suscita comunque delle perplessità. Come comportarsi allora con chi sbaglia, e non di rado commette danni verso i fratelli e le sorelle delle congregazioni? Senza discriminare o generalizzare, si può “contrattaccare” una minoranza (poiché di una minoranza si tratta) formata da certi anziani e sorveglianti che non svolgono un proficuo lavoro di guida e di orientamento spirituale nelle varie comunità fraterne.

La stessa Torre di Guardia, riporta: la propaganda “è particolarmente efficace laddove le persone […] vengono scoraggiate dal pensare in maniera critica”. * Quindi non dobbiamo accontentarci di accettare passivamente e ciecamente ciò che ascoltiamo (Prov. 14:15). Per fare nostra la verità, invece, dobbiamo usare la capacità di pensare e di ragionare che Dio ci ha dato (Prov. 2:10-15; Rom. 12:1, 2). Perciò, un comportamento acquiescente, passivo, supino, non fondato sulla critica razionale, quindi dogmatico, viene scoraggiato dall’organizzazione. In molti casi più a parole che nei fatti.

La stessa rivista avverte del pericolo del “divide et impera”, riferendosi a quella strategia usata in particolare da Satana per creare divisione. “Per esempio, [Satana] cerca di far sorgere contrasti tra i fratelli o li spinge a pensare di aver subìto qualche ingiustizia o torto, in modo che si allontanino dall’organizzazione di Geova”. Secondo questo ragionamento è Satana e non l’anziano a far sorgere contrasti e se succede la colpa mica è dell’anziano, è di chi ha subito un torto o un’ingiustizia se si allontana. Si giustifica così il modo d’agire di un anziano e si condanna chi ha subito il torto. Questo modo di vedere le cose non ci convince, specialmente quando si incoraggia di usare la capacità di razionalizzare e di non “accettare passivamente e ciecamente ciò che ascoltiamo”.

Ci viene in mente l’uomo del gregge di Nietzsche nel suo Al di là del bene e del male: l’uomo che dice sempre sì. Una persona che farà qualunque cosa richiesta, a cominciare dal non pensare con la propria testa e a non sentire col proprio cuore; pur di avere la percezione di sentirsi amato. In tale situazione non c’è persona, l’individuo accetta il ruolo sociale che gli viene assegnato, nei modi e nei tempi che gli sono consentiti.

Un altro esempio che ci viene in mente è il soldato semplice e il quartier generale. In origine, il termine soldato aveva una connotazione negativa perché si riferiva a chi veniva assoldato, nel senso che per mestiere praticava nelle milizie l’uso delle armi. In seguito venne applicato al soldato militare, senza alcuna allusione ad attività mercenaria né connotazione spregiativa. In senso stretto, è riferito a chi appartiene al gradino più basso della gerarchia militare, distinto da qualsiasi graduato. In senso figurato, il soldato semplice è una figura che si applica a chi lotta per la difesa di un ideale, di una fede; nel linguaggio religioso è riferito al soldato di Cristo. Il quartier generale è invece un organo di comando, luogo dove risiedono coloro che decidono e comandano. Perciò, ogni membro militare è soggetto alla sua guida e all’ubbidienza degli ordini ricevuti.

Come conciliare con questi due esempi la frase: non dobbiamo accontentarci di accettare passivamente e ciecamente ciò che ascoltiamo… Per fare nostra la verità, invece, dobbiamo usare la capacità di pensare e di ragionare che Dio ci ha dato (W 7/2017)? In realtà, nel gergo militare, il quartier generale non è che una parte, assai modesta, del complesso “ente comando” della grande unità; ed è alla dipendenza di un ufficiale agli ordini del capo di Stato maggiore di questa. Per usare il linguaggio del corpo direttivo, riportiamo quanto scritto nel libro il “Principe della pace”: Quando arriverà ‘il gran giorno dell’Iddio Onnipotente’, sarà il momento della “guerra” che caratterizzerà quel giorno. Geova farà cenno al suo Maresciallo di campo, Gesù Cristo. Nel nome di Geova, lui e gli eserciti celesti composti da miriadi di angeli, si lanceranno nella battaglia, come su cavalli da guerra. (Giuda 14, 15)

Il Capo Supremo è Geova che dà ordini al suo Maresciallo Gesù Cristo, che guiderà il suo esercito (gli angeli) alla battaglia di Armaghedon. Il Quartier generale terreno (Corpo direttivo) non è altro che un organo anch’esso sottoposto e soggetto a ubbidienza all’alto. Perciò, la capacità di pensare e ragionare viene da Dio e non da uomini e non siamo altro che sottoposti a un comando superiore spirituale. Di conseguenza, quando c’è disarmonia tra una direttiva umana e una divina, ogni cristiano deve seguire il comando di Dio e non di uomini.

Una cosa è rimanere uniti all’organizzazione di Geova e un’altra, ben differente, è quella di sostenere lealmente le persone che lui ha scelto per guidarci, indipendentemente dalle loro mancanze. Sono loro che devono rendere conto a Dio delle loro mancanze e non chi subisce il torto. Se sono mancanti è perché loro per primi non seguono gli ordini del Comando Supremo. Un comandante o qualsiasi altro ufficiale che non è in grado di svolgere bene il suo incarico o si dimette o viene rimosso. Il problema è nel quartier generale che non rimuove coloro (una minoranza) che causano danno ai fratelli. Altro che ubbidienza e sottomissione, costoro vanno radiati dal loro incarico.

Asaf il salmista, scrisse: “Quando cercavo di capire tutto questo, ne ero turbato, finché non entrai nel grande santuario di Dio e compresi il futuro che li attende” (Salmo 73:17). Molte cose che non capiamo possono turbarci finché non andiamo direttamente alla fonte, nel “santuario” di Dio, per comprendere appieno. Non sono gli uomini, pur apprezzandone i loro sforzi per aiutarci a capire, ma è Geova che grazie alla sua Parola e al suo Spirito, ci permette di ricevere una comprensione di quanto ci viene impartito di fare, direttamente dal “santuario”, il celeste luogo regale dove ha sede la vera e unica autorità suprema, quella che effettivamente comanda e a cui va la sottomissione e l’ubbidienza assoluta.

Noi non siamo contro ogni autorità, tantomeno quella del Corpo direttivo o degli anziani nella congregazione. Stiamo circoscrivendo il tutto a una minoranza che in forza della sua autorità commette disastri nelle congregazioni. Non stiamo qui a spiegare i vantaggi sul piano pratico che si hanno conformandosi ai dettami della figura autorevole. Il problema sorge quando una volta riconosciuta l’utilità dell’obbedienza ci lasciamo andare comodamente e automaticamente all’autorità. Esonerati dalla necessità di pensare, meccanicamente ci troviamo a compiere azioni che fa la maggioranza. Una volta che si riconosce un’autorità nella congregazione diventa automatico seguire ciò che dice. In questi casi, certe considerazioni logiche su direttive e consigli ricevuti diventano irrilevanti.

Ecco perché, bisogna guardare ai contenuti e non alle connotazioni. Il cristiano con la testa sulle spalle e il cervello funzionante, si sofferma su quanto detto e non su chi glielo ha detto. Non è il titolo, la nomina o l’incarico che qualcuno occupa a spingerci ad agire, ma ciò che motiva è il contenuto di quanto espresso. La garanzia del successo di un consiglio non dipende da chi lo dà, ma dal significato del soggetto o della qualità della materia di cui sta parlando. E’ questo, secondo noi (ma ci possiamo sbagliare), l’errore che commette il Corpo direttivo: indurci a mostrare ubbidienza e sottomissione a un anziano che sbaglia e che a sua volta spinge a sbagliare. In coscienza come si può ubbidire a un individuo del genere?

Cosa ben diversa è quando un anziano che sbaglia impartisce un comando giusto o dà un consiglio eccellente. In questi casi si guarda il contenuto delle sue parole e si ubbidisce. Non è una novità questa, anche Gesù, riferendosi agli scribi e ai farisei, disse: “Perciò fate e osservate tutte le cose che vi dicono, ma non agite come loro, perché parlano ma non mettono in pratica quello che dicono”. (Matteo 23:3) Il Corpo direttivo non applica mai queste parole di Gesù ai suoi rappresentanti, siano essi sorveglianti o anziani di congregazione, come se nella sua organizzazione non ci siano mai stati nominati che abbiano manifestato o che manifestino questo deplorevole spirito farisaico.

COME DIRE DI NO. Non fatevi cogliere di sorpresa, dato l’impatto che l’autorità ha su di noi. Quando è richiesto il nostro assenso è necessario essere consapevoli di quanto ci viene richiesto. Capire meglio come funziona il meccanismo di deferenza all’autorità ci è d’aiuto per resistergli meglio. Con questo non vogliamo dire che dobbiamo mostrare resistenza a ogni tipo di autorità. In genere le figure autorevoli sanno quello che dicono per il nostro bene. Il punto è non farsi ingannare dalla deferenza a una semplice esibizione di un simbolo di autorità, che spesso è appunto simbolica, senza nessuna sostanza. Non fatevi condizionare dalla pressione esercitata da una autorità. E’ facile cascarci quando si è sotto pressione. Prendetevi il tempo necessario per riflettere prima di dare il vostro consenso.

State attenti, non è detto che, per il solo fatto di essere un’autentica autorità in materia, il nostro esperto teocratico ci presenti le cose giustamente. In genere ci lasciamo convincere più da esperti che sono imparziali da quelli che cercano un loro tornaconto. Chiedetevi sempre se esistono prove reali, non simboliche, che quel nominato abbia una competenza specifica sul tema in questione. Una volta accertato questo, dobbiamo capire fino a che punto tale nominato è affidabile in quella situazione. Interrogativo che ci obbliga a tener conto delle manovre o delle strategie che un tale nominato usa per ottenere la nostra fiducia. In conclusione, poniamoci sempre domande introspettive che hanno relazione con i pro e i contro di una nostra decisione, prima di dare il nostro assenso a un’autorità, chiunque essa sia.

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Commenti (1)

  • trismegisto

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    Scrivete come sempre benissimo, non c’è che dire. Tuttavia, tra il circoscrivere il problema e seguire strategie e fare abili manovre il problema rimane. Io questa settimana ho avuto la visita del nuovo viaggiante più l’anziano, per provare afarmi tornare attivo, dopo un anno di inattività completa ed essere sparito dalle adunanze,dopo essere stato abusato spiritualmente come ci ho gia precedentemente scritto. Niente da dire sulla visita pastorale più accondiscendente e distensiva. Cosa manca? Che non da noi esiste un caso Cucchi. Da noi nessuno è disposto a rivedere la questione. O perdono, o te fai passare, o scivolare addosso, parolkle del viaggiante, o sei orgoglioso , o è colpa di satana, ma mai mai di chi sbaglia veramente. Alla fine è un poi come dire, scusatemi di questo, siamo usciti un tempo dalla padella, BABILONIA , per cadere nella brace. Con rispetto per il vostri lodevoli sforzi.

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