Il potere degli ignoranti e il piacere di essere sottoposti

Sheep_NewscasterMLa maggior parte di coloro che non sono in grado di imparare sono messi a insegnare.

Il bello o il tragico – scegliete voi – è che l’ignorante non si rende conto di quanto è grande e nociva la sua ignoranza. Lui dice sempre di sapere qualcosa su tutto, l’unica cosa che non sa dire è: “Non lo so”. Quando un cristiano intelligente si trova di fronte a un cristiano ignorante, gli deve dimostrare di essere intelligente. L’ignorante non deve dimostrarlo, basta sentirlo parlare, anche solo una volta.

Anziani ignoranti

“Se un anziano sbaglia, prima o poi dovrà renderne conto a Dio”. Balle! Non rendono conto a se stessi figuriamoci a Dio.

“Tutti gli anziani sono imperfetti e sbagliano anche loro”. Balle! La maggioranza di loro sbagliano perché sono ignoranti.

“Se un anziano sbaglia ripetutamente e fa danno ai fratelli, ci penserà Cristo a rimuoverlo”. Balle! Ci devono pensare gli altri anziani e il sorvegliante di circoscrizione a rimuoverlo al più presto dal suo incarico, a meno che non siano come lui.

Molti che detengono il potere sono così ignoranti che conoscono più le regole che la Bibbia. C’è sempre qualcuno che cerca di insegnarti qualcosa. Per il Comitato degli Scrittori, gli anziani non sanno più scrivere un discorso e quindi ci pensano loro a scriverglielo.

Il problema è che gli anziani non sanno più leggere. I proclamatori, secondo il Comitato degli Scrittori, non sanno più commentare alle adunanze e quindi le risposte gliele scrivono loro. Li considerano incapaci di formulare anche un semplice pensiero. Per forza: per il Comitato degli Scrittori, l’istruzione è un pericolo mentre l’ignoranza è una sicurezza.

Il loro motto è: “Conoscerete l’ignoranza e l’ignoranza vi renderà liberi”. Si, dall’intelligenza. La morte della conoscenza della Bibbia non è l’ignoranza della Bibbia, ma l’ignoranza degli ignoranti.

Avete mai provato ad avere una discussione con un anziano ignorante? E’ impossibile fare un ragionamento sensato, figurarsi se si potrà avere la meglio. L’anziano ignorante lo riconosci soprattutto dal podio: ha sempre un carattere dogmatico.

Molti proclamatori diventano saggi quando sentono parlare dal podio un oratore ignorante, perché lo analizzano, lo scrutano e lo giudicano, mentre molti proclamatori ignoranti rimangono tali anche quando sentono dal podio un discorso intelligente.

Sorveglianti ignoranti

Un sorvegliante viaggiante, quando visita le congregazioni, dovrebbe insegnare la verità di Cristo, aiutare gli anziani e i proclamatori a fare ricerche nella Bibbia e soprattutto dovrebbe gestire in maniera spirituale il potere che gli è stato conferito. Il problema è che il sorvegliante, da tempo, si limita a gestire il potere teocratico solo per mantenerlo.

E lo fa seguendo in maniera scrupolosa le direttive che gli vengono date dall’alto. “Non si muove foglia finché circolare non voglia”. Mica la Bibbia! In alcune circoscrizioni, insieme ai corpi degli anziani hanno creato un sistema di potere nel quale basta a pochi accordarsi per determinare il progresso dei loro sodali o il regresso di tanti outsiders.

Costoro, che mettono il sedere sul trono di Salomone o le mani sulla cattedra di Mosè, in genere, il potere non lo mollano più. A meno che non siano esautorati da altri che la sedia ce l’hanno attaccata al sedere più di loro. L’aspetto deprimente di alcuni loro comportamenti è la porta con la quale aprono o chiudono i privilegi, che danno in base ai favori che ricevono o ai lacchè di cui si circondano.

Il maestro intelligente non impone un bel niente. Il maestro ignorante usa la sua autorità per farsi ubbidire e per sottomettere chi non è d’accordo. Questo genere di sorveglianti sono capitani senza gloria, con molti vizi e poche virtù.

Il quadro che emerge da questo articolo, anche se di per sé ironico e sarcastico nella descrizione, è comunque veritiero e realistico, anche se onestamente si deve ammettere, che non tutti i sorveglianti e gli anziani sono così come descritti. Ma una parte di essi, sì, sono così come descritti.

cuore

Cuori di callo

Com’è possibile che nascano nelle congregazioni cuori insensibili? Non che gli anziani o i sorveglianti non credano più in Dio, ma credono in un’Organizzazione che influisce su di loro più di Dio stesso. Pensano che l’Organizzazione abbia più voce in capitolo di Geova stesso. Come mai?

“A causa dell’ignoranza che è in loro, a causa dell’insensibilità del loro cuore” (Efesini 4:18). Si tratta di un’ignoranza che ignora la conoscenza di Dio, in quanto la rifiuta interiormente più che esteriormente. “Il loro cuore indurito li fa diventare ignoranti” (Parola del Signore). Sono ignoranti di cuore e non di cervello.

L’insensibilità di cuore di cui parla Paolo si riferisce alla callosità della pelle. Le conseguenze di questa callosità sono quelle di non provare dolore. Un cuore calloso o incallito cessa di provare sensibilità.

Si diventa così, non mentalmente ignoranti, nel senso di non intendere e volere, ma nel senso di non provare più sentimenti ed emozioni che riescono a scaldare il cuore. In questo modo, il potere dell’anziano, anziché curare contribuisce alla persecuzione ed è volto al male (Giovanni 16:2, 3; 1 Timoteo 1:12, 13).

pecore

Il piacere di essere una pecora sottoposta

Il vero problema è che gli ascoltatori (come al tempo di Gesù) non vanno oltre lo sforzo di capire. Esiste il potere perché esistono i sottoposti. Alla maggior parte dei testimoni di Geova piace essere una pecora. E’ difficile fargli notare quante cose non funzionano all’interno dell’Organizzazione.

Anzi, essi rimangono basiti quando qualcuno glielo fa notare. Vivono in un gregge pensato a loro immagine e somiglianza. A queste persone, che si paragonano alle pecore, piace vivere una vita tranquilla senza assumersi responsabilità che delegano volentieri ad altri, anche quella di farsi comandare da pastori ignoranti.

Se il Corpo Direttivo permette di fare o non fare certe cose, per loro va bene comunque, anche quando c’è contraddittorietà nelle direttive. Non si pongono il problema. A loro piace vivere come una pecora, anche quando le direttive vanno da un capo all’altro come un pendolo. Alle pecore piace il pendolo: tic, toc.

Il suono oscillante del pendolo è ipnotizzante, rilassante, rassicurante. Sorprende che la classe intellettuale all’interno dei testimoni di Geova subisca passivamente questo ticchettio senza muovere un dito. Paura di essere “impallinati?”. Può darsi, anche se ciò non è giustificabile.

Ci sono nelle congregazioni diversi eruditi, professori, maestri, uomini e donne intelligenti, ma non si trovano che pochi uomini spirituali. Ci riferiamo a quelle personalità per la quale la cultura non consiste necessariamente nell’erudizione e nella specializzazione post laurea, ma in quel cibo morale che ne fa un vero uomo di cultura.

Una cultura, non come la intende l’Organizzazione, ma come virtù cristiane e come missione evangelica. Una cultura carica di umanità, che diffonda luce spirituale, che sia centro di verità e di coraggio e che a motivo di questa coscienza morale, l’uomo spirituale di cultura, sia pronto a pagare di persona, cioè ad assumersi ogni responsabilità, compresa quella di far sentire la propria voce, rischi compresi.

Alla maggioranza dei proclamatori piace essere una pecora tendenzialmente poltronesca e dormigliona, cui piace sussurrare belati sdolcinati. Tra i testimoni di Geova è difficile cambiare le cose. I cambiamenti o le riforme non rientrano nel loro DNA.

E’ molto più facile uniformarsi, cioè diventare pecore come tante altre, sottoposte e contente, invece che essere sé stessi. E’ difficile aiutarli a comprendere che le loro idee e le loro opinioni non sono il risultato delle loro menti e che altri usano la loro inerzia per i loro fini.

Il potere ignorante esisterà finché essi continueranno ad affidare le proprie responsabilità alle persone sbagliate. Quando si accorgeranno della loro deresponsabilità e del loro disconoscimento dei meccanismi interni che regolano l’Organizzazione, sarà troppo tardi. Nel frattempo continuate pure a belare, belare, belare… nella scelta autolesionistica di provare piacere nell’essere sottoposti a un potere ignorante.

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