Il potere dell’illusione è sempre negativo?

Creando l’illusione che fosse un serpente a parlare, un angelo ribelle disse ad Eva e, per mezzo di lei, ad Adamo, che sarebbero stati più saggi e che la loro vita sarebbe stata più piena se non si fossero sottomessi a Dio come massima Autorità.

L’illusione viene spesso associata all’inganno. Non è vista in senso positivo. Eppure, molti non possono fare a meno di illudersi. Essa trasmette un senso di sicurezza e stabilità. L’illusione è rassicurante, perché rende la realtà più vicina ai propri bisogni.

La mente crea e gestisce le illusioni, filtra i fatti e li modifica. C’è un distinguo importante da fare: l’illusione è un fenomeno della percezione sensoriale, mentre l’errore è il frutto di un giudizio. L’illusione influenza comunque la valutazione e il giudizio sugli eventi, in particolare quando certe aspettative e desideri sono al centro della nostra esistenza.

Anche nel caso della fede religiosa, le illusioni possono provocare gravi distorsioni della realtà e della verità delle informazioni. Si pensi a quei filtri induttivi che inducono all’omissione di fatti che potrebbero condizionare le proprie scelte. L’esperienza religiosa influenza la valutazione finale di ciò che si vede, si ascolta o si legge. Essa tende a selezionare, a non prendere in considerazione certe verità e a dimenticare quei fatti scomodi che si scontrano con il credo e il proprio modo di pensare.

Per capire il punto dell’illusione che distorce la realtà e la verità dei fatti, e come un racconto possa essere snaturato inconsapevolmente, viene citato a sostegno di questa tesi, il riassunto della parabola del figlio prodigo, fatto da un bambino della IV elementare, che si era sempre mostrato attento e interessato ai racconti biblici e all’insegnamento di Gesù:

«Un uomo aveva due figli; quello più giovane però non ci stava volentieri a casa, e un giorno se ne andò via lontano portandosi con sé tutti i soldi. Ma a un certo punto questi soldi finirono e allora il ragazzo decise di tornare a casa, perché non aveva neanche da mangiare. Quando stava per arrivare, suo padre lo vide, e tutto contento, prese un bel bastone e gli corse incontro. Per strada incontrò l’altro figlio, quello buono, che gli chiese dove stava andando così di corsa e con quell’arnese: “È tornato quel disgraziato di tuo fratello; dopo quello che ha fatto si merita un po’ di botte!”. “Vuoi che ti aiuti anch’io papà?”. “Certo!” rispose il padre.

E così, in due, lo riempirono di bastonate. Alla fine il padre chiamò un servo e gli disse di uccidere il vitello più grasso e di fare una grande festa, perché si era finalmente cavato la voglia di punire un figlio che gliel’aveva combinata proprio grossa!». (A. Cencini, Vivere riconciliati. Aspetti psicologici. EDB 1995)

Lo stesso autore spiega che il bambino non accetta la conclusione del perdono del padre nel racconto. Per la sua mente è assurdo che il padre possa perdonare un tale figlio e non crede che sia poi così tanto pentito. Secondo lui ha ragione anche l’altro fratello a punirlo. Si tratta dunque di una distorsione percettiva, di un rigetto intellettuale. Le malefatte vanno punite.

Come si vede, il problema illusorio e distorsivo nasce nella mente sin da piccoli e questa caratteristica se non corretta, uno può portarsela per tutta la vita, influenzando i fatti e la verità. Non si tratta di porre un muro a barriera della vita. La capacità di comprendere la realtà è sempre presente in ognuno di noi. Ciò che manca è in molti casi la disponibilità, che una volta spezzato il circolo delle derive illusorie, si è disposti a pagarne il prezzo delle conseguenze che ne deriveranno.

Non tutti sono disposti a subirne le conseguenze, e a rinunciare a qualcosa di personale, soprattutto se le conseguenze sono dolorose. È pur, vero, invece, che tanti altri sono disposti a rimetterci loro, rinunciando a credere in certe illusioni, piuttosto che siano i propri cari a pagarne le conseguenze.

L’illusione assume diverse sfumature.

In psicologia, richiama a un’alterazione tra il mondo fisico e il mondo percepito. L’illusione non è indicativa di una particolare patologia. In genere, si tratta di un inganno della mente che consiste nell’attesa di un atto o di un fatto destinato a rimanere irrealizzato; nel concepire speranze vane; nel formarsi un’opinione inesatta (in genere troppo ottimistica) su persone o cose; nel dar corpo a ciò che non ha consistenza reale.

L’illusione fa parte della natura umana. La radice etimologica del termine “illusione”, contrariamente alle apparenze, non suggerisce una negazione della realtà, ma rimanda alla dimensione del gioco, dove il bambino entra nel mondo reale, impara a relazionarsi e fa esperienza della creatività. L’illusione è fondamentale per lo sviluppo delle idee e del pensiero.

Chi di noi quando giocava con i soldatini, con il super eroe o con una bambolina, non fantasticava e non si creava un mondo immaginario che ci è servito per crescere e per sviluppare le capacità sensoriali e intellettive? È in questo modo che si prende atto dell’ambiente in cui viviamo e riusciamo a costruire pensieri e affetti. Il bambino ha bisogno delle illusioni che può dare una fiaba o un racconto della Bibbia. Per questo in ogni racconto è presente sia il bene che il male. Assomigliare all’eroe significa comportarsi come lui. Tutto ciò contribuisce a plasmare la sua identità futura e a riconoscere cosa si chiede dalla vita.

L’apparenza può ingannare, come nel caso di Eli (I Samuele 16:6, 7). Può farci cadere nell’errore di valutare in modo sbagliato i nostri fratelli. Ad alcuni piace più illudersi che affrontare la realtà. Chi immagina le cose come vorrebbe che fossero, anziché affrontarle come sono nella realtà, non ragiona sui fatti, ma costruisce sulla fantasia. Le sue facoltà di discernimento sono annebbiate. Ignorando Dio, i suoi propositi e la sua volontà non si cambia la realtà delle cose di Dio. Geova adempirà il suo proposito indipendentemente dalle fantasticherie o dalle illusioni degli uomini (Proverbi 19:21).

Alcuni sono convinti che appartenere a un gruppo religioso ben consolidato sia come vivere in un rifugio psicologico. Coloro che la pensano così professano una fede religiosa che non pensa con la propria testa né si basa sui fatti. Questa visione scettica parte dal presupposto che chi ha forti convinzioni religiose ignori la realtà.

La Bibbia non incoraggia mai a essere creduloni o ingenui, né condona la pigrizia mentale. Al contrario, definisce inesperti o addirittura stolti coloro che prestano fede a ogni parola che sentono. (Proverbi 14:15, 18)

La Bibbia ci consiglia di usare la nostra “facoltà di ragionare” in modo da pervenire a conclusioni sensate basandoci sui fatti (Romani 12:1) La fede che si basa sull’accurata conoscenza di Dio non è un semplice rifugio, bensì un “grande scudo” che ci protegge sia in senso psicologico che spirituale (Efesini 6:16).

Anche se non sempre il potere delle illusioni è negativo, state attenti ai venditori di illusioni che circolano nel web e che fanno leva su questo aspetto, facendovi credere che i loro siti siano un rifugio per i disperati delle congregazioni. Ci marciano sulle vostre aspettative, sui vostri desideri irrealizzati e sulle incomprensioni con altri fratelli. Non fatevi solleticare le orecchie con insegnamenti e profezie che hanno dello sbalorditivo e del soprannaturale.

Alcuni interpretano la Bibbia come quel bambino che raccontò a modo suo la parabola del figlio prodigo. Costoro hanno fatto cascare nell’illusione alcuni tdG che poi si sono allontanati definitivamente dalla congregazione, altri invece sono diventati inattivi. L’illusione non è solo il potere, nel senso di persuadere a credere, ma anche di potere, nel senso di essere in grado di fare.

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