Il pozzo di Dio

“Sgorga, o pozzo! Intonategli un canto” (Numeri 21:17)

Per raccogliere l’acqua, bisogna scavare i pozzi, così il saggio, “scava” nella Parola di Dio per attingere acque sgorganti da quel pozzo nella cui profondità si possono trovare i pensieri di Dio. Un tale “pozzo”, unico nel suo genere, merita un canto di lode.

Il pozzo a cui si riferisce la scrittura di Numeri, si trovava a Beer, dove Geova disse a Mosè di radunare il popolo per ricevere l’acqua. Qui venne scavato un pozzo, a quanto pare dai principi delle tribù con i loro stessi bastoni, e da questo pozzo scaturì l’acqua. In quell’occasione il popolo intonò un canto con il quale è ricordato.

Nelle regioni desertiche, i pozzi hanno avuto sempre grande importanza. La scarsità d’acqua e la fatica richiesta per scavare i pozzi ne accrescevano il valore. Erano comuni le violente dispute per il possesso di un pozzo. Spesso i pozzi erano circondati da un muretto e coperti con una lastra di pietra, per tenerli puliti e per impedire che vi cadessero dentro animali e persone.

Nei tempi biblici attingere l’acqua era molto più laborioso di quanto non lo sia oggi in molti paesi. Il pozzo dove Gesù parlò alla samaritana era profondo 23 metri. Nella Bibbia i pozzi sono luoghi importanti per curare le relazioni sociali. Intorno a esso avvengono fidanzamenti e matrimoni, le persone si ritrovano, discutono, litigano per l’accaparramento dell’acqua, si riconciliano, fanno patti e alleanze che garantiscono la convivenza.

Il pozzo rappresenta Dio che, nel dare l’acqua, si prende cura della vita umana oppressa e maltrattata. Il pozzo è il anche il luogo della rivelazione di Dio che parla al cuore. In senso figurato, il pozzo indica una grande quantità (con allusione all’apparente inesauribilità dei pozzi). Quando è riferito a una persona, indica essere molto colto, dotto, sapiente.

Scavare tra le pagine della Bibbia apre un’emozionante prospettiva. Proprio come la lettura di un libro ci permette di entrare nella mente dell’autore, leggere la Bibbia ci rivela i pensieri e i sentimenti del suo eccelso Autore, Dio. Pensiamo a quello che può significare per noi. Possiamo conoscere quello che prova il nostro Creatore!

Non recarti presso pozzi che non dissetano più. Il lavoro che attende coloro che si sono “persi” nel deserto di questo mondo è quello di riportare alla luce quella conoscenza che avevano scavato in passato. Si tratta di un pozzo non di una sorgente, che va liberato dai detriti e dalle macerie. Forse hai accumulato altro sapere che ha coperto quello spirituale della Parola di Dio e che ora devi disfarti se vuoi attingere l’acqua che disseta.

Forse devi tornare a scavare dove avevi già scavato una volta. Devi essere preparato a scovare l’inatteso. Devi avere il coraggio di osare e scavare dove non avevi mai messo mano. L’invito che ti rivolge Dio è di continuare a scavare senza sosta. Non disprezzare il luogo dove avevi trovato questo pozzo. Stare lontani dalla congregazione non sotterra il pozzo dove hai attinto le acque della verità. Forse è ricoperto di sabbia e non si vede, attende solo di essere dissotterrato.

Quando si guarda nel pozzo non si vede niente a causa del buio. Anche quando l’acqua è agitata non si vede nulla. Ma se l’acqua è tranquilla e si guarda in profondità si vede il nostro riflesso, dove poterci specchiare. Se intorno a noi è tutto buio sarà difficile vedere l’acqua nelle profondità. Se invece l’acqua sgorga tranquilla dal pozzo, non solo la vedremo e ci disseteremo, ma possiamo specchiarci per vedere meglio che tipo di persona siamo. Se scavi nel profondo del tuo cuore e nel profondo delle Sacre Scritture, forse riesci a trovare veramente quello che sei e quello che desideri fare della tua vita di fratello “lontano”.

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APPROFONDIMENTO:   

Scavare per scovare

Scavare è una metafora del sottosuolo e allude ai simboli reconditi e alle memorie accantonate. L’inattivo è come un sito archeologico. Nel profondo della sua anima sono sepolte verità inesplorate.

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