«Il risentimento è come prendere i carboni ardenti per gettarli addosso a qualcun altro» (detto buddista)

Il RISENTIMENTO quando ci prende diventa una trappola perché fa soffrire di più. Il dolore che proviamo di nuovo, la rabbia che schiumiamo e un bramoso senso di giustizia aumentano in maggior misura. Rimuginandoli nel presente invece di considerarli come parte del passato, diventano pene maggiori.

E mentre ci dibattiamo nel crogiuolo della nostra insoddisfazione prosciughiamo soltanto energie vitali. Il risentimento è ingannevole, pensiamo di gettarlo su qualcuno, in realtà ce lo gettiamo addosso. Prendiamo i carboni infuocati a mani nude, li teniamo un po’ e poi li scagliamo con violenza contro noi stessi.

Il risentimento non modifica in alcun modo gli eventi passati, anzi li fa ritornare in mente per farci stare male. Risentimento significa «avvertire di nuovo», sentire ancora gli effetti dolorosi. Si risente chi è irritato contro qualcuno a causa di un rimprovero, o di un altro atto o comportamento, ritenuto ingiusto o offensivo.

Il risentimento è avversione, anche odio, verso tutto ciò che non si può essere o avere. Si prova un senso di impotenza perché il risentimento vanifica ogni possibilità di ritorsione. Non potendo tradursi in azioni, la vendetta diventa immaginaria e la mente impazzisce.

Cosa fare? Perdonare! La parola «perdono» è l’unione di per, una particella rafforzativa e dono. In sostanza, farsi un gran dono a sé stessi, restituirsi quella serenità di prima. In senso religioso vuol dire remissione dei peccati che Dio concede. Geova ci perdona perché vuole che siamo sereni, che ritorniamo a quello stato d’animo che avevamo prima di aver commesso un peccato.

Il perdono potrebbe voler dire semplicemente lasciar perdere, riconoscendo che il risentimento può fare più danno alla salute dell’offesa stessa. Non significa dimenticare o minimizzare lo sbaglio. Vuol dire donarsi una pace mentale che rasserena la vita.

«Abbandonate ogni amaro rancore, collera e ira, le urla e il linguaggio offensivo, così come ogni cattiveria. Siate premurosi gli uni con gli altri, mostrando tenera compassione e perdonandovi a vicenda senza riserve proprio come Dio, mediante Cristo, ha perdonato voi senza riserve». Efesini 4:31,32

Covare risentimento è come prendere in mano i carboni ardenti aspettandosi che sia l’altro a bruciarsi. Per questo motivo il perdono non ha che fare con il prossimo, ma con sé stessi.

Possiamo imparare da certe esperienze dolorose per evitare di commettere di nuovo lo stesso errore. Possiamo sviluppare qualità spirituali come la pazienza, la perseveranza, la compassione. Oppure possiamo lasciarci “alle spalle” il problema e concentrarci sul futuro.

Smettetela di dare sempre la colpa agli altri. Chi è incline al perdono affronta meglio le situazioni problematiche. Non offendetevi con facilità. Secondo la Bibbia offendersi è da stupidi (Ecclesiaste 7:9).

Il risentimento è una delle cause per cui alcuni hanno abbandonato la congregazione. Alcuni non hanno mai smesso di portare risentimento verso i Testimoni di Geova. Basta guardare con quale spirito scrivono libri, articoli e commenti. Per giunta stanno più male di prima.

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