IL RITORNO A CASA DEL FIGLIO

Il confronto epistolare tra l’insegnante tdG e l’asina di Balaam prosegue su un altro tema

Oggi vorrei parlare di una delle più belle e toccanti parabole di Gesù, quella del cosiddetto “figlio prodigo”. È la vicenda di tanti ritorni nella casa di Dio, la consolazione di tante esistenze. Su questa pagina è stato scritto molto e non dovrebbero esserci difficoltà nell’applicazione. Si sa, senza pentimento non c’è salvezza. Chissà cosa ne penserà l’asina.

LA PARABOLA DEL FIGLIO PRODIGO (Luca 15:11-32)

Gesù narra la parabola principalmente agli scribi e ai farisei, in modo che potessero imparare qualcosa dalla vicenda del figlio minore che è il protagonista principale del racconto. Alla richiesta del figlio di avere in anticipo la sua eredità, il padre, che è ancora vivo, acconsente alla richiesta. Nell’atteggiamento del padre, Gesù vuole evidenziare l’atteggiamento compassionevole di Dio Padre. Mentre nella reazione del figlio maggiore c’è tutto l’atteggiamento degli scribi e dei farisei.

Quali lezioni ci insegna questa parabola? Quando il padre vide il figlio da lontano gli corse incontro per abbracciarlo e baciarlo affettuosamente. Pur essendo a conoscenza della vita dissoluta, il padre non rimprovera nulla al figlio. Lo accoglie con grande gioia e festa. Geova ha lo stesso spirito nell’accogliere i peccatori pentiti e tutti quei cristiani lontani che decidono di tornare in congregazione.

“Mangiamo e festeggiamo, perché questo mio figlio era morto ma è ritornato in vita; era perduto ma è stato ritrovato”. E tutti si mettono “a far festa” (Luca 15:22-24). Il padre si mostra sensibile e pronto a perdonare, il figlio maggiore che non apprezza la misericordia e la gioia di suo padre, tantomeno rivedere suo fratello e averlo tra i piedi, si mostra risentito e distaccato.

Oggi, come cristiani, in primo luogo impariamo quanto sia saggio rimanere al sicuro in congregazione tra i servitori di Dio, protetti da un Padre che ci ama e si prende cura di noi, piuttosto che vagare “in un paese lontano” alla ricerca di chissà che cosa. In secondo luogo, capiamo che se qualcuno di noi deviasse dalla via indicata da Dio dovrebbe tornare umilmente dal nostro Padre, in modo da godere di nuovo del suo favore.

E sì, proprio commovente! Ottima predica preconfezionata, trita e ritrita. Come al solito Gesù parla di sé stesso. Ti è difficile capire questo? Gesù si innamora del “mondo” del genere umano, si fa dare tutta la ricchezza del Padre suo e vieni qui da noi, sulla terra, un mondo “lontano” dalla grazia di Dio. Viene a stare in mezzo alle meretrici e ai peccatori. Egli fa sua la nostra vita, la nostra miserabile esistenza, fatta di smarrimenti, di piaceri, di sbagli e di cose folli. Ti ricordi chi era “accanto al Padre come un artefice e si rallegrava della terra e che aveva particolare affetto per gli esseri umani”? (Proverbi 8:30,31)

Lui ha condiviso tutta la ricchezza del Padre con noi esseri umani peccatori, tutto tranne il peccato. Il suo nutrimento non è la manna del cielo e le prelibatezze alla tavola celeste di Geova. Sono le carrube dei porci, il nostro cibo quotidiano avvelenato dal peccato originale. Quel pane illusorio che Satana gli offrì nel deserto, ma che Gesù doveva ricavare dalle pietre. Qui nella lontana terra dei piaceri peccaminosi, ”il figlio del falegname” di Nazaret, viene trattato come un mentecatto, “uno fuori di sé” (Marco 3:21), giusto uno capace di badare solo ai porci. Spogliato delle sue belle vesti, deriso dai nemici e abbandonato nel bisogno dagli amici e da coloro che hanno condiviso le sue ricchezze.

Sul palo di tortura, nel momento della sconfitta definitiva, “ritorna in sé”. Cristo risorge, ritorna di nuovo in sé e si presenta al Padre, nudo, senza nemmeno le vesti di sepoltura. Torna al Padre con il carico e il peso delle nostre colpe. E il Padre attendeva da lontano questo ritorno, anzi non vedeva l’ora che tornasse nudo e spoglio. Ha fatto esattamente delle ricchezze come desiderava il Padre che facesse. Dare generosamente e con prodigalità tutte le ricchezze di Dio al genere umano e tornare da Lui con tutte le miserie e gli stracci di questo mondo.

Il “figlio morto” è ora “tornato in vita”. Morte e resurrezione! “Festeggiamo, perché questo mio figlio era morto ma è ritornato in vita”, era perduto nello Sceol, è stato ritrovato ed è risorto.

Adesso arriva il primogenito: la Legge e tutto ciò che deve essere giusto. Non capisce l’amore folle del Padre per il Figlio. Lui si sente defraudato, aveva la Legge del Padre, sottostava volentieri ai doveri, ai doveri e ancora ai doveri. Il suo modo di ragionare non si è mai discostato dai giusti doveri. Protesta, si sente offeso, lui non ha mai capito niente dell’amore del Padre, la legge suprema che regola l’intero universo. Secondo te, chi dei due ha fatto veramente la volontà del Padre?  

         Stammi bene

La tua asina di Balaam

Mai sentita una cosa del genere. Roba da comitato giudiziario. Eresia bell’e buona quella di identificare il “figlio prodigo” con il Figlio dell’Altissimo… Beh, però la storia di Gesù che lascia la posizione celeste con le sue ricchezze per venire sulla terra, privato persino delle sue vesti e abbandonato da tutti per poi risorgere e presentarsi al Padre, che lo attendeva fiducioso da lontano per far festa con gli angeli e dargli non solo una veste e un anello migliori, ma anche una nuova, splendida, posizione nella sua casa, questa è vera. Sono un po’ confuso.

(continua)

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