Il samaritano, un gesto alla portata di tutti

ilsamaritano

“Chi è realmente il mio prossimo?”

Se mi dovessero chiedere qual è la cosa più bella che abbia letto nella Bibbia, risponderei senza esitazione: “Le parabole di Gesù”, perché mi vedo coinvolto in prima persona in alcune di esse. La parabola è un accostamento di una storia con un’altra simile, una breve narrazione da cui si ricava una morale. Gesù fu un abile osservatore, vedeva cose che tutti vedevano, ma non tutti comprendevano e per far cambiare opinione ai suoi ascoltatori da “così pensa l’uomo” a “così pensa Dio”, ricorreva spesso alle parabole. Le parabole di Gesù non condannano ma salvano, conducono dalla religione alla fede, dalla giustizia alla misericordia, dalla pesantezza alla leggerezza. Esse sono cariche di umanità, preservano la verità, poiché sono sempre applicabili e comprensibili in qualunque momento e in ogni epoca. Le parabole sono un mezzo di Gesù per arrivare a Dio e per comprenderne il significato bisogna sapere ascoltare, poiché “la fede segue ciò che si ode intorno a Gesù” (Rom. 10:17).

Ora, ecco, si alzò un uomo versato nella Legge, per metterlo alla prova, dicendo: “Maestro, facendo che cosa erediterò la vita eterna?” Gli disse: “Che cosa è scritto nella Legge? Come leggi?” Rispondendo, egli disse: “‘Devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua forza e con tutta la tua mente’, e, ‘il tuo prossimo come te stesso’”. Gli disse: “Hai risposto correttamente; ‘continua a far questo e otterrai la vita’”. Ma, volendo mostrarsi giusto, l’uomo disse a Gesù: “Chi è realmente il mio prossimo?” Rispondendo, Gesù disse: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde fra i ladroni, che lo spogliarono e gli inflissero colpi, e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Ora, per coincidenza, scendeva per quella strada un sacerdote, ma, vedutolo, passò oltre dal lato opposto. Similmente, anche un levita, sceso al luogo e vedutolo, passò oltre dal lato opposto. Ma un samaritano che viaggiava per la strada venne presso di lui e, vistolo, fu mosso a pietà. E accostatosi fasciò le sue ferite, versando su di esse olio e vino. Quindi lo mise sulla propria bestia da soma e lo condusse a una locanda, avendone cura. E il giorno dopo trasse due denari, li diede al locandiere e disse: ‘Abbi cura di lui, e ciò che avrai speso in più, te lo renderò quando tornerò qui’. Chi di questi tre ti sembra che si sia reso prossimo all’uomo che cadde fra i ladroni?” Egli disse: “Colui che agì misericordiosamente verso di lui”. Quindi Gesù gli disse: “Va e fa anche tu lo stesso” (Luca 10:25-37).

L’uomo versato

L’uomo versato nella Legge pone una duplice domanda, avendo uno scopo manifesto e uno nascosto: sapere cosa fare per essere salvato e cercare di capire cosa pensa Gesù per provarlo. Come è solito fare in questi casi, Gesù risponde con una domanda, rinviando l’interlocutore alla Legge  e invitandolo a dare lui un’interpretazione delle Scritture. Gesù capovolge le parti: tu mi vuoi provare, invece con una domanda-risposta, sono io a provare te e vediamo se “leggi” bene, dando una giusta interpretazione di quello in cui credi alla luce delle Scritture. Dalla risposta che il versato dà, si comprende che amare include Dio e il prossimo. Non si può amare l’uno senza l’altro, perché sono un solo comandamento: amare Dio è amare l’altro come Dio lo ama.

“Chi è realmente il mio prossimo?”

Gesù è contento della risposta del versato e lo incoraggia a “continuare a far questo”, cioè a “fare” se si vuole essere coerenti. Forse toccato da queste parole di Gesù, il versato tenta di giustificarsi chiedendo: “Chi è il mio prossimo?”. Anche in questa domanda c’è un doppio senso: si vuole “mostrare giusto” da una parte e dell’altra cerca di sbilanciare Gesù a esprimersi su chi deve includere o escludere come prossimo. Se non si conosce il prossimo da amare com’è possibile amarlo? Ancora una volta, come aveva fatto prima, Gesù non risponde direttamente ma racconta una parabola. Egli si guarda bene dalle polemiche e dai dibattiti accesi dei rabbini riguardo al prossimo e non a caso, al termine della parabola riformula la stessa domanda del suo interlocutore, ponendola a lui e lasciando che sia lui a giungere alla risposta conclusiva.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico

Gesù mette in scena un uomo: un anonimo che appartiene all’umanità, senza religione, età, professione. Quest’uomo viene assalito, derubato e lasciato sulla strada in condizioni pietose: “mezzo morto”. Ed ecco che un sacerdote scende anche lui da Gerusalemme, dove avrà sicuramente officiato nel tempio il suo servizio religioso. brigantiEra quindi nelle condizioni morali e spirituali per aiutare al meglio questo disgraziato. Lo vede, passa dall’altra parte della strada e prosegue diritto. Lo stesso fa il levita, aiuto officiante dei sacerdoti nel tempio e siccome anche lui scendeva da Gerusalemme, probabilmente dopo il servizio nel tempio, era nelle giuste condizioni per prestare soccorso a quell’uomo. Il sacerdote e il levita hanno “visto” il mezzo morto e sono diventati consapevoli della situazione, ma non si sono avvicinati, anzi si sono allontanati senza provare nessuna misericordia. Uomini al servizio di Dio ma incapaci di servire l’uomo. Offrono a Dio vino e olio nel tempio, ma non sanno usarli nel corpo di quell’uomo. Non sono i riti che si compiono durante l’adorazione a Dio che garantiscono la sua approvazione. Non c’è cosa peggiore quando il migliore si corrompe. A cosa serve tutta la sua forma di adorazione, se la sua coscienza religiosa e il ruolo che occupa non lo spingono a soccorrere prima di ogni altro? E’ meglio un eretico che si ferma che un religioso che tira diritto. Il sacerdote e il levita si misero dalla parte dei ladroni che hanno assalito l’uomo, e non curandosene, potevano rendersi responsabili della sua morte. Il sacerdote e il levita sarebbero dovuti essere adoratori di Geova, non dimentichiamolo. Gli ebrei adoravano Geova.

Forse, ragionavano in cuor loro: “E se quest’uomo è un peccatore, un nemico dei giudei o un pagano?” “E se fosse morto? Se lo tocco c’è il pericolo di contaminazione e di impurità, come stabilito nella Legge”. Meglio andare oltre e lasciare tutto nelle mani di Dio, lui giudica, assolve o punisce. Meglio servire con certezza l’altare da puro che servire uno sconosciuto dal quale potrei avere problemi con la mia religione. Essi vedevano il mezzo morto come un probabile pericolo al loro servizio e non come un’occasione per mostrare amore. Sia il sacerdote sia il levita avrebbero dovuto mettere da parte le loro preoccupazioni del culto per andare incontro a una situazione che richiedeva misericordia. “Voglio misericordia non sacrificio” – disse Gesù.

Un samaritano, vistolo fu mosso a pietà

I giudei detestavano i samaritani. Il racconto che Gesù fa adesso, procede più lentamente rispetto a prima. Ci sono sette azioni pratiche che il samaritano compie. Prima di farle, egli si avvicina all’uomo, vede le sue condizioni e prova pietà. Il samaritano agisce da prossimo, facendosi lui prossimo, in prossimità dello sconosciuto. Egli non improvvisa il soccorso, ma pensa e programma la cura con responsabilità. Mostra misericordia e lo fa con intelligenza, discernendo il reale bisogno dell’uomo tramortito. Il samaritano anche quando sta per andare via porta con sè il pensiero di quell’uomo, lo lascerà in cura al locandiere assicurandosi che gli sia garantita la guarigione, anticipandone le spese impreviste, senza nulla ricevere in cambio. Il samaritano, probabilmente, non saprà mai chi è quell’uomo e quell’uomo non saprà mai chi è stato il suo benefattore. Il samaritano non ama il protagonismo delle sue azioni, non aveva bisogno di una legge scritta per agire misericordiosamente. Le sue viscere si erano rigirate alla vista di quell’uomo. La misericordia di Dio è una questione di viscere non di religione. E’ il samaritano il discepolo ideale di Gesù. Egli si vede in questa figura che ha creato. Avrebbe fatto lo stesso, poichè lui cura tutte le ferite dell’umanità morente. Quel samaritano è Gesù, che si è fatto prossimo per sanare le ferite di questo mondo. Gesù è il prossimo per eccellenza, il Messia guaritore: tutto ciò che il versato avrebbe dovuto riconoscere in Gesù.

the-good-samaritan

“Chi di questi tre si è reso prossimo?”

Non l’oggetto dell’amore è il prossimo, ma il soggetto che compie l’azione d’amore. Non si chiede chi è il prossimo, né cosa dice, ma cosa fa il prossimo. Il versato voleva sapere chi era il prossimo per amarlo. Gesù gli fa capire che è lui il prossimo e se non vuole essere come il sacerdote o il levita, deve “fare” come il samaritano se vuole “rendersi” prossimo all’altro. In conclusione, non chi è il prossimo, ma è prossimo chi si rende prossimo all’altro.

Quanti sacerdoti e leviti con le viscere malate sono passati sotto casa mia e andare oltre. Sì, loro frequentano le adunanze, vanno in servizio, ma passano anche oltre, lontano da me. Mentre loro officiavano alle adunanze, io lottavo da solo con le mie sofferenze riuscendo a riprendermi da un periodo molto difficile della mia vita. Se aspettavo loro, da “mezzo morto” sarei diventato “tutto morto”. Per forza di cose, sono dovuto diventare il samaritano di me stesso, il prossimo di me stesso: da “mezzo morto” a “tutto vivo”. Le ferite me le son dovuto “leccare” da solo. Per molti anni sono passati oltre da me, fregandosene della mia vita. Troveranno il coraggio di presentarsi con l’opuscolo congressuale? Rifletteranno sulla loro deprecabile assenza o indagheranno per sapere se ho commesso qualche peccato?  Forse è il caso che a questi “sacerdoti” si formi un comitato per omissione di soccorso. Nel mondo, per un reato del genere rischi la galera, nell’Organizzazione ti premiano.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Commenti (2)

  • Anonimo

    |

    Avrei bisogno di racontare cio che mi e’ successo.

    Reply

    • inattivopuntoinfo

      |

      Puoi scrivere nella sezione CONTATTI della home page

      Reply

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA