Il servizio

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Senza amore il servizio a Dio è “metallo che rimbomba”.

“Quante ore di servizio hai fatto questo mese?” “Oggi com’è andato il servizio?” “Domani esco in servizio con il sorvegliante”. Queste espressioni sono tipiche del linguaggio dei testimoni di Geova e la parola servizio si riferisce in particolare all’opera di predicazione. Nell’immaginario collettivo dei testimoni di Geova “il servizio” è l’equivalente del servire Dio. Chi non predica non sta servendo Dio e di conseguenza è un inattivo, un disassociato o una persona del mondo.

In realtà ci sono tanti modi per servire Dio. Oltre a far conoscere la Bibbia, Gesù insegnò un altro modo: sentirsi responsabili del prossimo con particolare attenzione ai bisognosi. In questo caso, le parabole più note di Gesù sono quelle che riguardano l’aiuto e l’assistenza al prossimo e alle pecore di Geova. Pur essendoci diversi servizi e competenze, la responsabilità è solo una: seguire Cristo.

Il servizio nei confronti dei fratelli è alla base del vero cristianesimo. Gesù ha chiamato alcuni discepoli perché stessero con lui e per mandarli a predicare. Stabilì perciò un gruppo che avesse la responsabilità di guidare i fedeli nel cammino del Figlio verso il Padre. Un altro importante servizio che affidò ai suoi discepoli è quello di servirsi l’un con l’altro. Una preghiera riassume bene questo concetto: “Gesù ha le nostre mani per servire, i nostri piedi per guidare gli uomini a sé, le nostre labbra per parlare. Noi siamo il suo Vangelo, l’unico che tutti possono ancora leggere. Noi siamo l’appello accorato di Dio scritto in parole e azioni”.

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Nello sviluppare la logica del “servizio”, l’apostolo Paolo si spinge più in là. Definisce i cristiani un “sacrificio vivente”, cioè un grande gesto continuo di preghiera, ringraziamento, annuncio e diffusione dell’amore di Dio per l’umanità. In sostanza sono le azioni quotidiane, vissute come luogo per rendere manifesto l’amore di Dio ad avere valore nella vita. Quindi, non il servizio, ma i tanti servizi a Geova rendono le persone amabili e approvate. Servire gli altri costa più fatica che predicare, ma è questo il vero valore del cristianesimo (Giov. 13:35).

Inoltre, Paolo indicò a Timoteo che la santa devozione è per i cristiani “il fine a cui fatichiamo e ci sforziamo”. (1 Tim. 4:10) La santa devozione si applica alla riverenza per ciò che è veramente santo e giusto. Chi professa di avere santa devozione è sincero e leale. Segue i precetti della Parola di Dio per imitare di più le qualità di Geova. Non si nasce con la santa devozione né la si riceve dai genitori, ma la si acquisisce mediante l’accurata conoscenza (2 Pt. 1:2,3).

Lo stile del servizio è il dialogo, quel linguaggio dell’amore che si manifesta come attenzione e disponibilità agli altri in maniera gratuita. Il dialogo non si sviluppa lì dove la dignità dell’altro non è rispettata. Gesù ha insegnato a dialogare, ha creato ponti per unire e non distanze per dividere. Ciò implica parlare ai “peccatori” e non allontanarli o togliere il saluto. Il servizio a Dio è prima di ogni cosa amore. “Tutte le cose vanno fatte con amore” (1Cor. 16:14). Senza amore si è soltanto “rame risonante”, “cembalo rimbombante”. (1 Cor. 13:1-3) Perciò, non il servizio, inteso unicamente come predicazione, ma i tanti servizi rendono approvato il cristiano.

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