Il Testimone “inattivo”? Poco raccomandabile!

Per il Corpo Direttivo è un “caro compagno di fede” simile a “uomini e donne fedeli del passato… oberati da problemi e preoccupazioni… profondamente feriti da componenti della loro famiglia  o da compagni di fede. E diversi tormentati da sensi di colpa dovuti ai loro stessi errori… persone che non hanno lasciato del tutto Geova”. (Lettera del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova)

In realtà, la maggioranza dei testimoni di Geova considera gli “inattivi” (cristiani che non si associano con le attività dei tdG e che non consegnano più il rapporto mensile della predicazione personale) persone deboli e poco raccomandabili, in alcuni casi, persino da evitare. “Geova non dimentica mai i suoi servitori che si allontanano dall’ovile” si legge nella lettera del CD “anzi prende l’iniziativa per avvicinarsi a loro, spesso attraverso i compagni di fede”.

L’iniziativa di cui si parla si riferisce alla distribuzione dell’opuscolo Ritorna a Geova, stampato appositamente per questi fratelli lontani.

Da sempre chiediamo i risultati di questa iniziativa (ammesso che i corpi degli anziani l’abbiano mai organizzata). Sono passati alcuni anni da quando l’opuscolo è stato presentato ai congressi estivi del 2015 e da allora nessuna statistica ufficiale è trapelata. Questa iniziativa non è stata fatta come ci si sarebbe aspettato? E’ stata un fallimento? I fratelli che sono ritornati nelle congregazioni sono un numero esiguo e deludente? Il numero di quelli che ogni anno diventano inattivi è preoccupante? In genere, si suonano le trombe di fronte alle notizie positive e ai traguardi raggiunti dai tdG. In questo caso, da tempo c’è un silenzio assordante.

Noi di inattivopuntoinfo, non crediamo che la responsabilità ricada principalmente sul Corpo Direttivo. In fondo, sono diverse le iniziative che hanno preso per andare incontro ai bisogni degli inattivi. Il problema potrebbe essere l’atteggiamento delle congregazioni che considerano tempo perso quello da dedicare a questi fratelli. Oppure, non hanno la stessa considerazione che ha Geova degli inattivi.

Da quello che ci risulta, questi fratelli (sono ancora tdG a tutti gli effetti) non sono visitati, non sono invitati, la loro compagnia non è cercata, quando si incontrano per strada si fatica persino a salutarli, sono viste come persone malate spiritualmente, bisognose dell’assistenza spirituale degli anziani, quasi si prova pietà per loro. Molti tdG attivi hanno il dubbio che l’inattivo nasconda un senso di colpa, un pesante fardello da portare.

Se nelle poche occasioni che capitano, sono gli inattivi a prendere l’iniziativa per parlare di Geova e della sua Parola, i tdG attivi vanno in crisi. Tutto si aspettano tranne che parlino positivamente di Geova e della Bibbia. Sembra che ci sia una punta di razzismo spirituale nei loro confronti. Un modo di guardarli dall’alto in basso, di farisaica memoria.

In passato, attraverso il Ministero del Regno venivano riportati i successi che riguardavano i fratelli “riattivati”. Oggi non se ne parla più. E’ abbastanza inusuale, per un’organizzazione che fa dei numeri un aspetto importante, non sapere quanti Testimoni inattivi sono rientrati negli ultimi anni.

Da quello che ci risulta, molti di questi fratelli lontani non sono così malati o deboli in senso spirituale come vengono fatti apparire. Non tutti hanno una gran voglia di ritornare nello stesso andazzo di prima. Il paradosso è che molti di questi considerano la maggior parte dei tdG “attivi”, come cristiani deboli in senso spirituale, persone tristi e frustrate. Un capovolgimento di vedute nel considerarsi a vicenda. Sono i segni dei tempi: gli inattivi si considerano più attivi dei tdG formali. Appunto, di quelli formali nelle attività. E basta.

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