Il timore di decidere

Esiste una paura incontrollata di assumersi la responsabilità di prendere decisioni cruciali per la propria esistenza. Paradossalmente più si conosce e più capacità si hanno per risolvere i problemi più le ansietà e i timori aumentano per la gestione delle complicanze che ne derivano.

La questione che poniamo riguarda il libero arbitrio, cioè quella libertà di decisione che diventa difficile da prendere a motivo del peso insostenibile in cui può trasformarsi. Inoltre, la difficoltà è proporzionata al ruolo che si occupa.

Forze oscure emotive come il panico, i dubbi, le reazioni disfunzionali del corpo, paure di sbagliare, di non essere all’altezza – aspetti chiamati “persecutori interiori” –, possono diventare ostacoli nel decidere cosa fare della propria vita. Ci riferiamo in particolare alla decisione di allontanarsi dalla congregazione o di rimanere sapendo gestire questi ostacoli in modo da trasformarli da punti deboli in punti di forza.

Come testimoni di Geova viviamo di abitudini perlopiù buone che cattive. I modelli teocratici protettivi inducono la maggior parte di noi a diminuire il senso di responsabilità decisionale. Deleghiamo altri a decidere per noi quali sono le soluzioni migliori. E finché si tratta di affidarci alle parole di Dio va tutto bene. Il problema diventa complicato quando sono altri uomini – pur se affidabili, ma non tutti – a decidere per noi.

Non dimentichiamoci che più l’organizzazione dei tdG garantisce benessere spirituale più noi ci adagiamo sulla delega delle decisioni. Dicono che “le abitudini ci asserviscono con dolcezza”, in particolare quando sono comode. Lasciare ad altri la responsabilità di decidere per timore delle conseguenze personali è diventata parte del costume religioso dei tdG. A dire il vero, è tipico ormai della società e delle famiglie in generale.

Nonostante ciò chi non si dimostra all’altezza va in crisi. Se poi aggiungiamo che chi copre un ruolo importante nell’organizzazione, oltre che decidere deve farlo anche al meglio, si capisce quanto sia stressante farlo in maniera che accontenti la maggioranza. Non sempre questo avviene, anzi certe paure compromettono la soluzione ideale.

Chi deve operare per gli altri deve – oltre al coraggio – saper gestire le sue emozioni ed essere in possesso delle capacità necessarie all’espletamento del proprio incarico. La paura di sbagliare decisione è la più comune ed anche la più paralizzante, perché produce stress in gran quantità, soprattutto se chi deve decidere per gli altri è un nominato. Spesso ce la prendiamo con questi fratelli che decidono di non decidere senza valutare il timore che li assilla nel commettere eventuali errori di valutazione.

Questo non riguarda solo i nominati ma anche chi non ha responsabilità congregazionale. Bene o male tutti abbiamo timore di prendere la decisione sbagliata. A volte non è la decisione in sé che fa paura quanto i giudizi degli altri. Come scritto prima, esiste in alcuni cristiani un “persecutore interiore” che mina la fiducia nelle proprie capacità. Chi ne soffre tende a rinunciare a ruoli dove è implicata la responsabilità di decidere per gli altri.

Il paradosso che abbiamo notato in tanti anni di verità è che costoro – assaliti da dubbi, timori e ansietà –  se si trovano in posizioni autorevoli si impegnano più di altri nominati che non hanno questo problema. Il timore della visibilità, di esporsi più di altri, maggiori privilegi, li spinge a forzare la mano per dimostrare che sono all’altezza degli incarichi ricevuti. Tutto questo implica notevoli sforzi fisici e psichici che alla lunga diventano un serio problema.

Come se non bastasse più fiducia e stima si ottiene dalla congregazione più aumentano le aspettative altrui, e ciò porta ad avere maggiori responsabilità. Più vinco il mio “persecutore interiore” più valgo. Alla fine il risultato è un “successo disastroso”.

Al riguardo esiste un paradosso in Internet: ci si espone di più nel mondo digitale che in quello reale. È la paura di esporsi per non farsi riconoscere. Stesso discorso anche per alcuni nominati in congregazione che soffrono nel prendere decisioni altrui.

LA PAURA DI ESPORSI

Questo tipo di problema è dovuto al timore di confrontarsi con l’interessato e dai giudizi relativi alla decisione da prendere. Alcuni non si espongono perché vedono nei loro fratelli un pericolo, una minaccia, pronti a colpire in un momento di debolezza. Chi ne soffre ha la tendenza a difendersi anche dal bene che gli viene fatto.

Diffidando, preferisce stare nell’ombra in modo da spingere altri a fare ciò che deve fare lui in prima persona. Se si tratta di un anziano di congregazione esercita il potere senza esibirlo, usa altri nominati che amano esporsi. Non gli mancano certo le capacità comunicative, spesso è un ottimo mediatore. Il punto è che la debolezza nascosta viene vista come una abilità e spesso fanno “carriera teocratica” in ruoli “teoburocratici” dove possono gestire il potere senza esporsi più di tanto.

Il timore di non esporsi per paura di non avere più il controllo relativo alle decisioni da prendere, è un argomento che sui fratelli “lontani” abbiamo approfondito in passato. Vi invitiamo a rileggere i seguenti articoli nell’indice dell’argomento:

Sparire

 

 

Per un approfondimento psicologico, vedi:

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