Il TROLL che è dentro di noi

Nelle credenze popolari scandinave, il troll è un abitante demoniaco e fiabesco di boschi, montagne e luoghi solitari, immaginato ora in figura di gnomo ora di gigante, con una lunga e disordinata capigliatura e un naso lunghissimo.

Nel gergo della Rete, il troll è chi interviene all’interno di una comunità virtuale in modo provocatorio, offensivo o insensato, al solo scopo di disturbare le normali interazioni tra gli utenti. Si tratta di disturbatori malevoli che mirano esclusivamente a far perdere la pazienza agli utenti con messaggi offensivi e provocatori.

Spesso utilizzano diversi indirizzi IP, in modo tale che, in caso di blocco dell’account, possono continuare a invadere i forum con i loro messaggi, che spesso rimangono identici. Non è raro trovare nei commenti degli articoli messaggi di spam con tanto di rimando a link infettati.

I troll sono rapidi a lasciare messaggi, spesso senza senso, inondano le chat con parole ripetute velocemente che hanno l’obiettivo di impedire agli utenti di seguire le conversazioni. Puntano a danneggiare la reputazione del sito o del soggetto in questione. Ricorrono ai caratteri speciali, come ad esempio $, #, @, per bypassare i sistemi di controllo automatico dei siti, che bloccano l’uso di parole inappropriate.

Per molti ricercatori si tratta di una personalità machiavellica, cioè cinico e privo di scrupoli, narcisista, portato alla psicopatia e soprattutto gode della sofferenza altrui: sono infimi perché attaccano spesso persone indifese in maniera volgare e senza motivo.

Qualcuno li ha definiti i moderni minotauri (essere mostruoso rappresentato con corpo d’uomo e testa di toro), che influenzano l’opinione pubblica, metà tecnologia e metà essere umano. Il troll è più conosciuto dai media italiani con il termine “macchina del fango”.

Nel suo libro Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, Jaron Lanier, informatico e uno tra i primi esploratori della realtà virtuale, incoraggia senza mezzi termini a uscire dai social e ritornare a essere consapevoli come un tempo.

Secondo lui, i social distruggono la capacità di comprendere i problemi degli altri, diffondono menzogne e rendono le persone tristi e infelici, che si rinchiudono in gruppi ristretti dove l’aria che si respira è ansia e paura. Internet è diventato un dominio capace di modificare a livello mondiale il comportamento umano, rendendo le persone diffidenti.

A volte ci sorprendiamo sul perché iniziamo a litigare senza motivo in una discussione virtuale, spesso per cose stupide. Il pericolo è quello di iniziare a postare non cose di cui siamo realmente convinti, ma scriviamo cose che la gente vuole sentirsi dire. Sono i sentimenti negativi che funzionano meglio e sono anche i più facili da suscitare. Uno degli argomenti più semplici per scatenare reazioni avventate e imprudenti è parlare dei testimoni di Geova e delle loro credenze.

Il troll che è in noi mira a tirare il peggio del nostro carattere, mina le nostre capacità di scelta, toglie il significato a ciò che diciamo e distrugge la nostra empatia. Ci fa guardare i nostri fratelli spirituali con diffidenza, ci rende insicuri e semina dubbi in ciò che crediamo. Spinge i nostri valori morali verso il basso. Ci distrae facendoci passare da una cosa all’altra senza esser più capaci di capire cosa è importante e cosa no.

Internet è un mondo digitale creato per facilitare le cose e renderle comode, un mondo di risposte a portata di mano. Il problema è quando dobbiamo affrontare un momento difficile, nel nostro caso: l’inattività spirituale. Nella realtà, il cristiano spirituale coinvolge in questi casi la parte più nobile e più alta di se stesso. Il mondo on line ha finito per seppellirla. Coinvolgiamo invece la parte bassa di noi stessi, perché quella alta il mondo on line ha finito per seppellirla.

Abbiamo milioni di informazioni a disposizione con accesso immediato, basta un click per scaricarle.  La fatica di apprenderle e la complessità della ricerca sono scomparse. Il mondo on line non ti fa fare i conti con la tua ignoranza, non ti rende umile.

L’umiltà è il punto di partenza per imparare, per aprirsi al nuovo e a tutto ciò che ci mette alla prova. Non ci fa giungere alla risposta migliore e a una conversazione più profonda. Passare da un link all’altro non permette di esercitare il cervello a pensare in profondità, a porre domande in modo dettagliato, a esser riflessivi.

Non ci fermiamo più a ponderare le questioni scritturali, ci limitiamo a guardare semplicemente on line a grande velocità. La conseguenza è che stiamo diventando soltanto delle persone reattive. È meraviglioso avere accesso a tante informazioni, ma se non esercitiamo mai la logica e la ragione siamo fuori strada.

Se proviamo a analizzare la capacità di ragionare osservando i post che alcuni scrivono, (nel nostro caso: sugli inattivi o sull’organizzazione dei tdG) si scopre che la metà di loro non pensano più in modo razionale. C’è una soglia oltre la quale questi strumenti che prima ci facilitavano la vita ora iniziano a farci regredire in maniera distruttiva e probabilmente molti hanno già oltrepassato quella linea.

Non ci rendiamo conto che ciascuno di noi è il risultato del cambiamento subito dal nostro cervello nel corso di questi anni. Anche in congregazione. E questo influenza ogni decisione che prendiamo. Nel web è facile essere manipolati e spesso non ce ne accorgiamo.

Crediamo a tutto ciò che ci viene propinato fuori dalla congregazione senza mettere in discussione la validità dell’informazione. Inoltre, Internet ci distoglie anche dagli obiettivi che abbiamo, in particolare da ciò che vogliamo essere. Non siate attratti da quei siti dove si evidenziano rabbia, disillusione e che incolpano di tutto gli altri. State lontano da ideologie religiose basate sul rancore.

Non fate prevalere le emozioni negative su quelle positive. Quando non riusciamo più a interessarci sinceramente degli altri, allora stiamo regredendo al lato primitivo, quello prima di conoscere la verità, che spesso è intollerante e pieno di pregiudizi. Il pensiero veloce è questo: categorizzare perché odiare è molto più semplice che amare.

Quando il nostro pensiero su Geova e sulla religione si riduce a un sito o a dei post e a guidarci in scelte complesse e difficili, significa che siamo troppo vicini alla deriva intellettuale. Molti somigliano a pecore che seguono un uomo in nero qualunque dotato di tablet.

Purtroppo questo è stato reso possibile da una tecnologia acchiappa cervelli che alimenta paure, ansia e che gioca sulle emozioni. Non fatevi prendere all’amo da adescatori che in apparenza hanno a cuore i vostri interessi spirituali. Riprendiamo a utilizzare il cervello o quello che rimane di esso.

Il cervello, a seconda di come lo utilizziamo, cambia strutturalmente e funzionalmente. Ogni volta che acquisiamo una nuova capacità o la miglioriamo, il cervello si modella e si migliora da solo. La tecnologia digitale ha reso il nostro cervello molto diverso rispetto a tanti anni fa. Affidare i propri sforzi mentali ad altri o al digitale non sempre è un vantaggio. Anzi, stiamo rimuovendo qualcosa che appartiene alle nostre facoltà mentali. Avere un cervello non vuol dire che sia sano. La tecnologia ci sta cambiando il cervello. Immaginatevi allora chi ha un’opinione religiosa diversa dalla vostra.

Il nostro troll interiore è insaziabile in senso cerebrale. Si nutre avidamente on line. Chi fa molto uso del web spinge costantemente il cervello a eccitarsi. Chi fa una ricerca on line deve trattenere in continuazione le informazioni.

Per certi aspetti è una cosa positiva, ma ha il suo costo. Più tempo passi a svolgere attività on line più tempo trascuri per altre attività secolari e spirituali. Il web prende da noi ciò che è umano e lo riformatta in digitale e poi ce lo rimando pronto per l’uso. Spingersi troppo in avanti nel campo spirituale on line può essere pericoloso per la propria fede. Non sappiamo cosa succederà.

Secondo una ricerca della Stanford e della Cornell university chiunque può diventare un troll su internet. Umore e contesto possono influenzare chiunque, anche i più timorati, equilibrati e pacifici frequentatori della Rete.  Chiunque può andare in escandescenze e offendere altri utenti.

Una persona si sveglia la mattina irritato e in un contesto di discussione può trascendere. Molti siti di notizie hanno rimosso i loro sistemi di commenti perché pensano che sia contrario a un costruttivo dibattito e alla reale discussione.

Il mondo digitale è fatto anche di troll e vittime. Ognuno di noi ha un troll interiore che talvolta prende il sopravvento, in particolare nei momenti di stress. Siamo come lupi o pecore. A volte tutt’e due insieme. Quando siamo in branco le interazioni con gli altri diventano la cosa più importante ma anche spesso pericolosa; infatti, quando la gente si rinchiude in una conversazione social perde spesso di vista la realtà perché l’ansia di potere, di voler avere a tutti i costi ragione e prendere il sopravvento, lo conduce spesso all’insulto, al dileggio e alla mancanza di rispetto.

Chi vuole conoscere se stesso e capire che cosa desidera veramente dalla vita deve mettersi alla prova. Fare questo on line è quasi impossibile. Le persone non si rendono nemmeno conto di quanto profondamente il loro comportamento venga manipolato. Tenete a mente che in molti post pubblicati non è solo l’articolo ad interessarci ma si prova anche il desiderio di fare quanto scritto ma in negativo.

Quando una persona, una religione, un’idea viene resa incerta da un post, quando c’è il mistero, il dubbio (vedi il serpente ed Eva nell’Eden), diventa interessante, cattura di più la nostra attenzione e crea l’abitudine a ritornare a visitare quel sito o quel forum, motivo principale per cui ci colleghiamo ogni momento della nostra giornata per vedere se è stato pubblicato un nostro commento o se c’è qualcosa di nuovo.

Un ultimo aspetto. Leggere on line e su carta sono due cose totalmente diverse. Quando leggiamo on line i nostri occhi sbalzano da una parte all’altra, vanno a zig zag. Davanti a un testo cartaceo il percorso visivo è più lineare, non salta pezzi e segue esattamente le righe della pagina o la sequenza delle parole. In un libro giriamo sole le pagine e quindi la nostra attenzione è molto più profonda.

Sullo schermo tutto si muove, tutto ci disturba. Si legge un libro per capire e comprendere e memorizzarlo. Chi legge on line fa fatica a memorizzare le informazioni e non sempre capisce, a meno che non si è esperti del settore. E poi ci chiediamo perché abbiamo capito poco o ricordiamo solo qualche informazione di quell’adunanza digitale.

Come facciamo a guardare l’uditorio e a catturare le espressioni e le reazioni se siamo incollati a uno schermo durante le parti alle adunanze? Capita di distrarci nel cercare continuamente i link di riferimento del nostro programma teocratico sul tablet e perdiamo di vista il calore umano e la concentrazione mentre parliamo, ascoltiamo o vediamo un video?

Anche le stupidaggini servono per mantenere una esatta proporzione con le cose interessanti. Nulla avviene nel mondo social senza conseguenze. C’è sempre un prezzo da pagare. Possibile che siamo così fessi? Si, è possibile, perché la nostra percezione della realtà è viziata e deforma i fatti. Specie se non siamo in grado di riconoscere in Rete il vero dal falso.

Se guardate in continuazione siti ostili che vi ripetono ogni momento “sono falsi”, “sono falsi”, “sono falsi”, alla fine vi convincerete che i tdG sono falsi. È triste scoprire quanti fratelli incauti ci cascano. Allora, mai dimenticare la regola non scritta del web: «Don’t feed the trolls!», cioè «Non dar da mangiare ai troll!». Nemmeno a quello che vive in ognuno di noi.

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