Il vecchio se ne va

Il vecchio inattivo se ne va.

Per decenni assiduo proclamatore del Regno toglie il disturbo. Con discrezione, in silenzio. Non porta rancore, nel suo cuore ha già chiesto perdono a Geova. Ogni cosa quando finisce, pur misera o felice, ha sempre il sapore amaro e un retrogusto malinconico.

Non si conosce a cosa il vecchio andrà incontro, di certo rimarrà in attesa. Attende ciò da cui nessuno può scappare. E’ la legge, quella che pone fine alla vita. La sua dedizione era forte un tempo. Nonostante tutto Geova continua a essere il suo Dio.

I suoi amici non sono i vivi ma i morti. E’ dedito a essi. Non sono una gran compagnia. Il vecchio li vede nei suoi ricordi: immagini mute, lontane, sbiadite dal tempo. I vivi oramai lo hanno dimenticato. Chi sarà mai costui? E’ inattivo e pure vecchio? Peggio per lui. Che si arrangi, così impara. Non sappiamo cosa farcene di uno come lui.

Ogni vecchio anno se ne va tra feste e bagordi. Lui se ne va in solitudine. Il suo incedere è lento ed elegante. Il suo aspetto è modesto e dignitoso. Il suo volto è malinconico e assente. Porta con sé la borsa dei suoi ricordi, dei suoi affetti. Ricorda bene il suo passato e non si chiede, dove va.

Vaga per le strade deserte e silenziose della città che dorme. Gatti che frugano nei vicoli. Ombre nel buio. Nel profondo della sua mente si rincorrono sogni mai realizzati, destini spezzati.

Vita errabonda, i cui giorni sono stati tristi e pieni di affanno. L’arsura del deserto inaridiva il suo vigore e la sua fede. Giorno e notte ha pesato su di lui la mano di Dio. Il vecchio non ha mai smesso di credere in Geova. Lui non l’ha mai rinnegato.

Quando pensa ai suoi giorni felici, nei suoi occhi brilla una piccola stella. Lacrime che rigano il volto. Il mandorlo è fiorito da molto tempo e la locusta si trascina a stento. Le sue finestre si chiudono lentamente. Sono stanche dello spettacolo della vita.

«Vieni con me, vecchio mio – disse il suo Signore –. Io provvederò certamente al tuo sostentamento». «Quanti sono gli anni che mi restano da vivere? – rispose il vecchio – perché io venga con te, o mio Signore?». «Il gusto per le cose buone non mi entusiasma più come un tempo e le cose cattive non hanno più presa su di me» rispose il vecchio con la testa abbassata e gli occhi chiusi.

Il vecchio non vuole essere più un peso per nessuno. E anche se volesse rendersi utile, lo sarebbe per non molto tempo. La malattia ormai ha preso possesso del suo corpo. «Lascia che il tuo servitore torni indietro e possa morire nella mia città, presso la tomba di mio padre, mia madre e mia moglie». Dalla bocca del vecchio uscì un lungo sospiro, aprì gli occhi e guardò per l’ultima volta il cielo. (2 Samuele 19:32-37)

Ora il vecchio non c’è più. Attende nel silenzio dell’oscurità la misericordia del suo Dio. Nel tempo della vera vita, egli spera che il Redentore lo accompagni per mano tra gli amici veri di un tempo, tra gli abbracci gioiosi dei suoi cari.

E quando aprirà gli occhi, vedrà il volto sperato e lungamente atteso della sua dolce amata di un tempo, che troppo presto, prima dei suoi giorni, nel fiore degli anni, la valle profonda della notte rapì e portò con sé nella dimora oscura del tempo.

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Commenti (1)

  • Ludevegina

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    Ciao Vecchio, avrei tanto voluto conoscerti e farmi raccontare i tuoi giorni felici per poi rallegrare quegli attimi lunghi un’eternità di solitudine, la tua esperienza non è stata raccontata invano, già mi stò impegnando a star vicino a chi come te ha sofferto. Ma tu, tu, stai rafforzandomi grandemente con la tua struggente poesia d’amore per la vita e per la tua dolce amata , mi stai dando la forza di continuare a lottare affinchè ogni cristiano possa addormentarsi sazio di giorni e di amore fraterno, arrivederci vecchio a quando la dimora oscura del tempo aprirà grazie a Geova le sue porte e le sue finestre, io sarò con altri ai quali tu hai dato modo di conoscerti ed amarti per quello che realmente vali.

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