Il viandante

Friedrich-Viandante_mare_nebbiaCaspar David Friedrich, Il viandante su un mare di nebbia, Hamburger Kunsthalle, Amburgo

E’ il tipico lupo solitario. Non ha rapporti confidenziali con nessuno, vive da solo e conta soltanto sulle sue forze. Rifiuta ogni legame e respinge gli aiuti.

Nell’iconografia cristiana, il viandante simboleggia la transitorietà dell’esistenza terrena e l’appartenenza dell’uomo a una sfera spirituale. E’ meraviglioso spaziare con lo sguardo su uno sconfinato mare di nebbia, ricoperto da un cielo fosco, in cima alla montagna e sentire la voce della vita nello spirare del vento e nel movimento delle nubi. La vista dell’infinito dell’aria e del mare di nubi, desta un senso di tranquilla malinconia. Si ha la sensazione di perdersi. Lo spazio infinito che il viandante contempla non ha relazione con la gioia né con l’animo sereno, ma con la nostalgia e la speranza.  E’ come se dicesse: una volta fiorì la vera vita e la conoscenza con essa; noi passiamo in fretta e moriamo. Lo sguardo del viandante, rivolto verso l’infinito, è un addio alla vecchia vita, ma è anche la speranza di un ritorno a una nuova vita. Siamo granelli di polvere nell’immensità dell’universo di Dio.

Conosco diversi inattivi. Uno di loro incuriosisce in modo particolare per come vive le sue scelte. E’ il tipico lupo solitario. Non ha rapporti confidenziali con nessuno, vive da solo e conta soltanto sulle sue forze. Alcuni anni fa, una disgrazia si è abbattuta su di lui. Scottato dalla sofferenza e dal dolore, rifiuta ogni legame. Respinge gli aiuti perché non si fida della loro sincerità. E’ simile a un viandante.

Nella solitudine ritrova la sua autenticità e per raggiungere questo stato non condivide con altri il suo tempo. I successi e gli insuccessi gli appartengono. E’ un inattivo diverso dagli altri. E’ sempre in movimento, ricerca il nuovo in ogni aspetto della vita. Ha viaggiato in lungo e in largo per le strade di mezzo mondo. Continua a cambiare lavoro. I vincoli gli vanno stretti e le regole gli sono un peso. Non è un ribelle. Non combatte le regole dell’organizzazione, forse le ignora. Le norme estreme, colorate di fanatismo, le considera una prigione. Alcuni fratelli hanno provato a parlargli, ma lui evita ogni forma che abbia un senso di appartenenza. Rispetta le loro opinioni ma nulla riesce a condizionarlo. Era così anche quando serviva come nominato nella congregazione. Non tollerava le ingiustizie e non sopportava la ristrettezza mentale. Difficilmente si assoggettava ai vertici se notava incoerenza. Eppure, non era un antagonista e non lo è tuttora. Non è più un giovane. Ciò nonostante, in questo periodo della sua vita, ha forte in sé il desiderio di scoprire la propria reale identità, di verificare se le scelte fatte in passato siano state quelle giuste. La consapevolezza che il suo tempo non sia più illimitato fa sorgere in maniera prepotente il desiderio di cambiare qualcosa della sua vita.

L’inattivo viandante sente in sé il senso di colpa che deriva dal ribaltare uno stile di vita precedentemente accettato. Egli non ha mai rinnegato i valori del gruppo di cui ha fatto parte per molti anni. Tuttavia è consapevole che la sua scelta potrebbe avere ripercussioni dolorose sulla sua vita. La solitudine non è uno spauracchio. Le sue compagnie sono un computer e una guida di viaggio. La solitudine è per lui l’occasione per affermare la sua unicità. La sua vita, ormai, non prevede fermate definitive. Respinge ogni pressione fatta su di lui. Egli non cerca la sicurezza che proviene da una società ben organizzata. Alla base del suo modo di pensare potrebbe esserci un senso di orgoglio, che ha il sopravvento sui suoi sentimenti. Il rischio che egli corre è quello di non ascoltare neanche se stesso. Non si può rimanere viandanti a vita.

Ogni essere umano è stato creato con il bisogno di amare e di essere amato e ciò è possibile per mezzo di relazioni stabili. Pur rispettando la sua personalità e le sue scelte, la vera autonomia non ha bisogno di rifiutare di dipendere dagli altri se questa si realizza in un contesto di interdipendenza. Sono certo che il fratello viandante arriverà a un punto finale del suo viaggio. E quando avrà trovato la sua vera identità ritornerà in mezzo ai suoi compagni e amici di un tempo, in nome di un legame fraterno che supera ogni altro bisogno del momento.

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