Il vuoto dentro e la nostalgia di Dio

Dalla nostra rassegna stampa alcune riflessioni spirituali sull’isolamento nei giorni di Coronavirus

L’ANSA riflette sulla parola ‘vuoto’, citando Aristotele con l’espressione latina horror vacui, per indicare che ‘la natura rifugge il vuoto’.  Non esiste vero vuoto, che sia completamente vuoto, c’è sempre qualcosa di microscopico anche nel vuoto. Vuoto è una variante di vacare che significa paradossalmente essere libero. Più che sentirsi liberi, il vuoto è la sensazione di chiuso che si prova in questi giorni di isolamento.

Secondo Avvenire, il giornale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), “L’epidemia ci insegna che non possiamo abitare solo il virtuale. E avvertiamo la nostalgia dei luoghi fisici”. Come superare le domeniche lontani dalle chiese?

Siccome la Chiesa è fatta di “pietre vive”, non di un luogo ma di un corpo, adesso oltre al luogo il corpo sembra senza anima. Grazie alla lettura dei vangeli, in particolare di quei passi che riguardano gli ultimi giorni della vita di Gesù, si può arrivare al cuore del fedele, senza necessariamente ricorrere a un luogo specifico. Dove non arriva la Chiesa in senso fisico arriva il Vangelo in senso spirituale annullandone la distanza.

Panorama indaga sulla disaffezione europea dei fedeli cristiani nei confronti delle religioni tradizionali. C’è un ritorno alle cose sacre, alla spiritualità, ma anche alla fine delle religioni, stando ai numeri e alle analisi dei sociologi e antropologi. Sempre secondo Panorama, la religione è stata sostituita da una nuova fede: l’economia.

La faccenda è più complicata di quanto appaia e con l’esplosione del Coronavirus, le parrocchie sono chiuse o sono a mezzo servizio. Eppure mai come in questi giorni, non solo cristiani praticanti, si interrogano sul mistero dell’esistenza. In tanti si rivolgono alla Chiesa per ricevere risposte e conforto.

C’è anche chi, come il senatore Domenico Scilipoti grida al complotto e si appella a Dio: “Il Coronavirus è stato creato in laboratorio, Dio ci aiuti a trovare e far parlare chi lo ha fatto“. (Libero 20 marzo 2029).

A Gerusalemme, scrive Italia Oggi: “Le chiese restano aperte solo per le preghiere individuali, le acquasantiere sono vuote e durante le messe si evita di scambiarsi la mano in segno di pace. Anche agli ebrei ultraortodossi è vietato toccare e baciare le pietre del muro del pianto. Il silenzio è pesante, i turisti e i pellegrini sono in via di estinzione”.

SIR, l’Agenzia di informazione religiosa riporta le parole del cardinale De Donatis: “Dio non è impotente, è ridicolo pensare che un virus possa impedirgli di consolare i suoi figli, anzi Dio ha messo in ciascuno dei suoi figli tutto quello che serve per vivere e amarlo… Ora che i riti sacramentali tacciono, è il momento di far parlare la profezia”.

Perfino Lady Gaga cerca di rassicurarci: “Fidatevi di me: ho parlato con Dio e dice che tutto andrà bene”. (Il Fatto Quotidiano 17 marzo 2020)

Matteo Matzuzzi, che al Foglio si occupa di libri, chiesa e religioni,  pone il problema se la fede si può vivere ai tempi della pandemia. Il pensiero di Matzuzzi è che la nostalgia di Dio rinasce proprio nella mancanza, dove si riscopre il tutto, ciò che conta davvero. I riti che mancano stanno diventando una necessità. Senza Dio la vita è vuota, senza dignità interiore e bellezza.

“Un vivere normale che si blocca davanti all’inatteso, all’imprevisto che desta sconcerto e pone domande”. Abituati alla normalità tutto appare scontato. Fino allo stop, in cui tutto è sospeso, le certezze crollate, le sicurezze pure e la solitudine si è insediata ovunque.

Siamo fragili di fronte a un nemico microscopico e senza volto. Una fragilità che mette fuori gioco le relazioni umane. Siamo entrati in una lunga veglia notturna, un tempo di smarrimento e di speranza: il giorno del silenzio di Dio.

Una cosa è certa, quando il vuoto stringe l’uomo nella morsa del nulla e dell’impotenza, si rivolge sempre a Dio o a qualcosa di superiore cui aggrapparsi per trovare risposte e conforto. Raramente si rivolge alla sua Parola, la Bibbia. Eppure, questo isolamento è una occasione per leggere i suoi pensieri di Dio, il suo volere e come si può ricevere la pace che sorpassa ogni pensiero. Quanti lo fanno?

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