Immunizzarsi o andarsene?

Quanto influisce su ogni cristiano il contesto spirituale in cui vive la sua fede?

Il cristiano non è cieco riguardo all’ambiente che lo circonda. Egli guarda con attenzione la realtà in cui vive, in tutti i suoi aspetti multiformi. Non fugge, bensì è in grado di affrontare responsabilmente ogni situazione, agendo anche in collaborazione con altri cristiani disposti e capaci di intraprendere un’opera di risanamento e di aiuto. Tra fratelli spirituali ragionevoli non dovrebbero esserci problemi. Il proverbio omnia munda mundis, “tutto è puro per i puri” (Tito 1:15), semplifica i problemi che possono sorgere in ambito teocratico. Essere cristiani non ci immunizza contro il peccato, portiamo ancora con noi le scorie contaminate di Adamo. Il male si annida in qualsiasi ambiente anche quello più nascosto della nostra personalità interiore. Per questo bisogna procedere in modo critico sia verso di noi, sia verso il mondo esterno, incluso quello teocratico.

E’ un dovere conoscere i propri limiti, le proprie debolezze e vigilare. Oltre all’amore vero e genuino, l’unico mezzo per immunizzare il cristiano è lo scudo della fede. Consiste nello studiarlo a fondo per avere una visione chiara di come agisce su di noi. In pratica, dovresti sopportare quello che ti sta succedendo. Inoltre, è importante lo spirito di osservazione e di collaborazione per trasformare in modo graduale la realtà in cui viviamo. Chi si rende conto di quanto influisce l’ambiente in cui si vive la verità e di quanto sia indispensabile il suo apporto nella congregazione, non si accontenta più di preservare soltanto la sua fede e di maturare nello spirito. Non pensa solo ai suoi interessi spirituali. Stimolato dall’amore altruistico e dalla responsabilità verso il prossimo si espone anche ai pericoli per la sua fede. Quando si è fatto tutto il possibile per raggiungere con sincerità questi obiettivi e si è coscienti che nell’ambiente in cui si opera, si è fatto quasi tutto o c’è poco da fare, il cristiano può decidere di cambiare ambiente, anche quando la sua spiritualità viene messa in pericolo. Non è il caso di rischiare la propria spiritualità in un ambiente divenuto deleterio per la propria crescita spirituale.

Una pesante situazione si cerca di sopportarla con un grande scudo della fede, oppure, piuttosto che vivere in un posto dove “Dio è morto” e con lui anche gli anziani, e spegnersi lentamente come un lucignolo fumante, è bene introdursi in una nuova realtà teocratica dove ci si può rianimare dopo un periodo oscuro della propria fede. E’ forse sbagliato o controindicato dalla Bibbia passare dalla tristezza alla gioia nel servire Geova? Chi con la sua condotta morale è in grado di influire positivamente nell’ambiente di questo mondo, perché non dovrebbe cambiare ambiente teocratico e ritrovare altra energia spirituale per risplendere ancora di più come prima o più di prima? E’ sensato continuare a vivere in un ambiente soffocante quando c’è la disponibilità di stare in compagnia di fratelli gioiosi? Piuttosto che scegliere la strada dell’inattività è molto più saggio cambiare congregazione e corpo degli anziani. Che ad alcuni piaccia cuocersi nel loro brodo, non vuol dire che tutti devono per forza starci dentro. Lasciateli bollire, ma non fatevi bollire.

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