Impariamo dai nostri errori

C’è sempre l’opportunità per rialzarsi, anche dopo una ricaduta rovinosa

 Le cadute ci danno l’opportunità per ricominciare in modo più intelligente. A differenza di altri, capita di essere noi a non darci una nuova possibilità per migliorarci. Siamo troppo severi con noi stessi, a volte più di Dio. Ci giudichiamo troppo negativamente, in maniera inflessibile e così ci lasciamo sfuggire le occasioni per riprenderci. Ci poniamo limiti che molte volte non esistono. Permettiamo ai giudizi negativi di far breccia nella nostra mente più di quelli positivi. Non ci sono battaglie perse in partenza. Bisogna combatterle per sapere se vincerle o perderle. Molti sottovalutano sia le proprie forze che l’aiuto dei fratelli e soprattutto quello che di Dio.

Se siamo stati delusi da un nostro fratello o dalla religione in generale e le cose non sono andate come speravamo, non è detto che non bisogna avere più fiducia negli altri o in Dio. Spesso a impedirci di rialzarci sono la delusione e il timore di soffrire nuovamente. Quando si è troppo esigenti con se stessi e con gli altri ci priviamo di una seconda possibilità. Se non abbiamo raggiunto un obiettivo non vuole dire che non raggiungeremo mai altri obiettivi. La vita è fatta di tante cose.

Certe esperienze dolorose ci incatenano al passato e ci trattengono dal prendere iniziative. Darsi una nuova occasione vuol dire voltare pagina. Forse è il caso di prendersi più tempo per guarire e per riflettere in modo da trovare il giusto equilibrio. Un passo avanti, pur se lento, è sempre un passo avanti. Non saremmo umani senza errori. Avere un’apertura mentale ai cambiamenti ci permette di renderci conto quando capitano le occasioni e quando è il momento migliore per sfruttarle. Ricordate: certi sbagli Geova non li prende nemmeno in considerazione.

Che cos’è una ricaduta? E’ una perdita di terreno dal punto di vista spirituale, un’interruzione della corsa cristiana. Può essere momentanea o definitiva. Ciò non dipende dal tipo di caduta che può essere rovinosa o meno, ma dal desiderio di rialzarsi e proseguire, ma anche dalla disperazione di non farcela più. La ricaduta è stata paragonata a “un inverno spirituale” che cala sulla propria vita. Per alcuni è il segno di una vita che si inclina e scende verso il basso. Per altri, invece, è un’occasione per crescere più forti e più consapevoli di prima.

Ognuno di noi ha dentro di sé dei sinonimi e dei contrari, come ad esempio la ragione e il sentimento. Quando i sentimenti sono vissuti in modo sbagliato diventano sentimentalismi. Lasciati dimorare nella nostra mente diventano così potenti da annebbiare la ragione al punto che non è più l’uomo ad avere il controllo sui sentimenti ma sono i sentimenti che hanno l’uomo in suo potere. Per avere il giusto equilibrio dobbiamo accettarci per quello che siamo, nel bene e nel male. Non possiamo negare di avere sentimenti negativi e contrastanti. E’ importante saperli osservare per imparare. Non serve nascondere ciò che siamo.

FARSI TRASFORMARE DA GEOVA

Invece di abbandonare la congregazione perché non ti lasci trasformare da Dio? Certi errori, anche gravi, possono renderci più disponibili a un incontro con Dio. Gesù preferiva rivolgersi ai peccatori, li chiama alla trasformazione. Gesù ha più fiducia nelle pecore smarrite della sua casa che nei giusti che non si considerano peccatori. Chi ha peccato ama di più quando è stato perdonato. Nessuno del “nuvolo di testimoni” a cui si riferisce Paolo erano nati e vissuti “santi” Anche loro, in un modo o nell’altro, furono vittime del “peccato che facilmente ci avvince”. (Ebrei 12:1). Hanno fatto esperienza delle loro debolezze e delle loro inadeguatezze, hanno commesso errori, ma sono riusciti ugualmente a vincere la corsa della vita grazie alla trasformazione operante di Geova.

Le Scritture ci mostrano che Dio può trasformare chiunque si lasci trasformare. Sapere che Geova può trasformarci anche quando cadiamo rovinosamente ha un potere consolante. Ci priva di quell’assillo opprimente di affidarci solo alle nostre forze e di perdere ogni speranza. L’amore trasformante di Dio non conosce limiti. Geova non è come quei giudici che applicano alla lettera il regolamento durante le gare agonistiche. Non squalifica dalla gara il corridore cristiano che gareggia nella corsa della vita eterna quando commette un’infrazione. Anzi, a volte, siamo noi i giudici spietati di noi stessi: ci squalifichiamo a vita per aver commesso degli sbagli.

«I contrasti non mancheranno e in questi frangenti si sperimenterà la paura, si incontreranno insidie impreviste e tentazioni a cui non sarà facile resistere. Si faranno i conti con i nostri cuori pronti al tradimento, spesso freddi e sterili. Ci saranno amici che daranno consigli non biblici, e le relazioni più care metteranno a soqquadro la nostra anima. Ci saranno intoppi da ogni lato, quindi, si presenterà precocemente l’occasione per mettere alla prova la nostra diligenza. Le circostanze avverse ci porteranno a esercitare la vigilanza e lo zelo per il Signore, spingendosi così alla preghiera. Scopriremo ben presto che essere un vero cristiano non è poi così facile». J.C. Ryle, (1816-1900), pastore anglicano.

Non c’è vita più nobile e gratificante di quella riservata a chi segue Geova. Ogni corridore cristiano sa che non c’è posto per l’autocommiserazione. Cristo è “la Via” che Dio ha tracciato tempo fa. Non amare la via di questo mondo più della “Via” per eccellenza. Non perderti d’animo quando cadi una o più volte. Rialzati e rimettiti in corsa. Rientra in gara. Cristo si è lasciato spogliare di ogni dignità e ha sopportato ogni male. Alla fine ha vinto la corsa dell’immortalità. Eppure poco prima di esalare l’ultimo respiro, disse: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” In una totale privazione di luce e di sostegno, egli perseverò e vinse. Considerò poca cosa i suoi tormenti e la sua agonia in confronto all’infinita ed eterna gioia legata alla sovranità e alla santificazione del nome di Dio.

Molto spesso è nella debolezza delle ricadute che rinasce in noi la forza di resistere e andare avanti, nonostante tutto. Molti hanno inciampato e hanno vinto comunque la loro corsa, perché Geova “dà potenza allo stanco e pieno vigore a chi è esausto. I ragazzi si affaticheranno e si stancheranno e i giovani inciamperanno e cadranno, ma quelli che sperano in Geova riacquisteranno le forze. Voleranno in alto come con le ali dell’aquila; correranno e non si affaticheranno; cammineranno e non si stancheranno”. (Isaia 40:29-31)

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