Inadeguati non si nasce ma si DIVENTA

«Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma, con umiltà, considerate gli altri superiori a voi; non cercate solamente il vostro interesse, ma anche quello degli altri». (Filippesi 2:3, 4)

Domenico Barrilà, psicoterapeuta e scrittore, nel suo libro Inadeguati non si nasce, racconta di una coppia intorno alla quarantina ricevuta nel suo studio. La signora si lamentava di un ossessivo controllo sulla propria vita da parte del coniuge, che non le permetteva di uscire con le amiche e che non voleva che andasse a lavorare, perché secondo lui, da quando ha iniziato a lavorare sono iniziati i problemi di coppia

Dopo aver ascoltato la moglie, lui inizia a rimproverarla di essere una sconsiderata, rinfacciandole di averlo tradito con un collega di lavoro e di frequentare “gente del mondo”, contravvenendo alla volontà di Geova. Per il marito non si deve frequentare “la gente del mondo” perché questo porta alla perdizione.

Lei passa al contrattacco, respingendo gli addebiti e accusando il marito di usare la loro religione per imprigionare lei e la figlia sedicenne, la quale attenderebbe con ansia la maggiore età per andarsene di casa e sfuggire alla tirannia.

Secondo l’analista – che obiettivamente non esprime giudizi sulla religione dei tdG – si tratta di “una situazione comica, comportamenti ascrivibili a un maschilismo oramai superato e caricaturale […] Troppi uomini faticano a rinunciare alle presunte prerogative del ruolo maschile, attaccandosi a esse con ogni mezzo, religione inclusa, non solo quella citata nell’episodio”.

Purtroppo dispiace dirlo, ma conveniamo con quanto scritto da Barrilà. Ci sono individui che si servono della religione per un uso maschilista, per imporre nella loro famiglia regole mai scritte nella Bibbia. Queste persone, dall’atteggiamento “quadrato” con i loro modi di fare del tutto personali gettano discredito sui testimoni di Geova.

Un comportamento è apprezzabile quando volge al bene altrui

Sia la moglie di questo fratello che lo psicoterapeuta hanno centrato il bersaglio: alcuni usano la religione – consapevolmente o inconsapevolmente – per avvallare i loro pensieri malsani e il loro scriteriato modo di agire. La Bibbia ha un’idea sulle donne completamente diversa da quanto menzionato in questo episodio. Non stiamo qui a menzionare le tantissime scritture su come Geova considera le donne, tantomeno a farne una disquisizione, né ci teniamo a ricevere commenti negativi e non propositivi.

L’autorità di un marito o di un anziano di congregazione non è mai assoluta

Pur non conoscendo nei dettagli la storia in oggetto, ma così come viene raccontata e sempre con il beneficio del dubbio, quello che ci preme sottolineare è come questo atteggiamento di superiorità – condannato fortemente dalla Bibbia – non solo sulle donne o le proprie mogli, ma anche nei confronti dei proclamatori, non è un caso isolato.

Ne abbiamo già discusso sugli abusi spirituali perpetrati sui proclamatori da parte di alcuni responsabili delle comunità. Atteggiamento di inadeguatezza, che ha spinto parecchi, presi dalla disperazione, ad abbandonare la congregazione.

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