La banalità sta uccidendo la competenza

Nel mondo moderno sta lentamente scomparendo l’abitudine all’argomentazione e alla dimostrazione. [Anche tra i tdG]

Il titolo e il sommario, tranne le parentesi quadre che abbiamo aggiunto noi, sono di un articolo del sociologo Francesco Alberoni, pubblicato domenica scorsa sul Giornale. I dibattiti televisivi sono in mano a chi ha la battuta pronta e non a chi sa argomentare con ragionamenti sensati e completi. Anche nei social network si cinguetta senza argomentare. Un articolo lungo non si legge. Sembra che il cervello moderno non sia più in grado di incamerare informazioni che vanno oltre le tre righe. Questo non vuol dire che nel Web non esistano siti dove si trovano informazioni importanti. Il problema è che “queste gemme preziose – scrive Alberoni – vengono coperte da ondate di mediocrità e di banalità. Mancano gli strumenti di comunicazione che consentono di esprimere culturalmente il meglio di sé”. In sintesi: argomentiamo poco, ragioniamo peggio e scriviamo banalità. Date un’occhiata, se non vi annoiate, ai commenti su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e alle molte comunità digitali.

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Banale: Privo di originalità o di particolare interesse, quindi comune, ovvio, scontato; di poco conto, di scarso rilievo, scialbo, piatto, insignificante; fatti privi di eccezionalità in quanto ormai noti ed estesi nell’uso comune.

Competenza: L’essere competente; idoneità e autorità di trattare, giudicare, risolvere determinate questioni. Capacità, per cultura o esperienza, di parlare, discutere, esprimere giudizî su determinati argomenti.

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La Bibbia paragona la sapienza o le parole di un competente a “un gorgogliante torrente” anziché a un rumoroso ruscello di banalità (Proverbi 18:4). Gesù disse ai suoi ascoltatori, che “dall’abbondanza del cuore la bocca parla”. (Luca 6:45) Il cristiano competente è colui che ha l’abitudine di meditare sulle cose che impara. Non c’è motivo, come fa la massa internettiana, di imitare chi non è altro che un chiacchierone, uno che pronuncia parole sconsiderate. Chi è saggio fa ciò che è giusto agli occhi di Dio ed esercita una buona influenza sugli altri. Circolano in Rete così tante bufale che non si riesce più a capire cosa sia reale o immaginario.

La banalità non è solo ad appannaggio della Rete. Ogni gruppo religioso segue le sue metodologie e vanno rispettate. In generale, tra i metodi di studio proposti alle adunanze dei tdG si ripete ciò che altri scrivono e i commenti non brillano certo per originalità. Negli articoli di studio con partecipazione dell’uditorio, le domande sono scritte, le risposte anche e se ti azzardi a dire qualcosa che va oltre quello scritto nel paragrafo, il conduttore non ti chiama più a commentare, anche se alzi la mano tutti i paragrafi e neanche quando, tra l’uditorio, di mano alzata per commentare c’è solo la tua.

Non esiste l’abitudine ad argomentare e dimostrare diversamente da quanto scritto. Guai se qualcuno obietta quanto riportato nei paragrafi, nessuno si azzarda a dire il contrario di quanto esposto. Se ti scappa qualcosa di divergente, puzzi di apostasia. Questo metodo di insegnare, che somiglia molto alla televisione, investe l’uditorio con un’abbondanza di informazioni, spesso prive di qualsiasi appiglio per una riflessione critica, espropria chi ascolta dalle sua capacità dialettiche e lo riduce a semplice spettatore impotente.

Se a un’assemblea dici dal podio qualcosa di diverso da quanto c’è scritto nello schema, stai tranquillo che ti chiamano nella saletta del sorvegliante del programma. Fateci caso anche alle parole pronunciate nelle preghiere pubbliche: molti ripetono le stesse parole che hanno sentito da altri da quando hanno iniziato a frequentare per la prima volta le adunanze. Toglierle dalla testa o trovare altre parole simili è impossibile. Una volta che ti entrano in testa non te li toglie più nessuno, nemmeno lo Spirito Santo.

Parliamo uguale, ci vestiamo uguale, ci relazioniamo uguali e diciamo (spesso) le stesse banalità, le stesse ovvietà. Di originalità: poca. Eppure, ci sono articoli nelle nostre riviste, non solo scritti bene e di ottima fattura per le informazioni riportate, ma anche affascinanti da leggere. Evidentemente, a corto di capacità riflessive, non leggiamo o non sappiamo più leggere.

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