La brutalità dei sinceri / seconda parte

Troppa schiettezza nel dire la verità punge come le spine

Sono chiamati i kamikaze della verità, perché la loro sincerità, brutale, nuda e cruda, spaventa le persone. Essere morbosamente attaccati alla verità e avere un modo di esprimersi senza filtri, può ferire, e in molti casi “uccidere” in senso metaforico. Un omicidio a parole che gli psicologi lo hanno coniato in sincericidio.

In genere la sincerità è apprezzata, ma non sempre è sufficiente. La sincerità è assenza di finzione o ipocrisia; è onestà, schiettezza, genuinità. È una qualità che promuove buoni rapporti con il prossimo. Ciò che rende la sincerità molto apprezzata, è il modo in cui influisce sulla nostra relazione con Dio. Tuttavia la sincerità, da sola, non è sufficiente. Dev’essere accompagnata dalla verità.

Se vogliamo essere graditi a Dio, ciò che crediamo sinceramente deve basarsi su informazioni accurate. Una volta acquisite queste verità, la vita del cristiano non deve diventare tutto “vero o falso”, tutto “bianco o nero”. In mezzo ci sono tante sfumature che possono tornare utili per rendere meno brutale la verità, più attraente e meno fanatica.

Il sincericidio genera conflitti. Dire la verità in modo sgarbato, insensibile, con maleducazione e in modo irrispettoso, ferisce mortalmente le persone. Alcuni, quando la verità è troppo “scomoda”, si trincerano dietro lo scudo dell’onestà, dell’obiettività, della franchezza. Se questo atteggiamento danneggia non è amorevole. Inoltre, danneggia anche la stessa verità in cui si crede e si è profondi assertori.

È possibile essere sinceri usando tatto e scegliendo le parole con cura, in modo che attraggano ed edificano. Alcuni pensano che in un dibattito acceso, è giustificato imporsi anche con una certa aggressività, se questa è necessaria. La Bibbia, invece, dice: “Chi corregge lo schernitore si attira il disprezzo, e chi riprende il malvagio si fa del male. Non riprendere lo schernitore, o ti odierà. Riprendi il saggio, e ti amerà.” (Proverbi 9:7, 8) Inoltre, incoraggia a: “Non rispondere allo stupido secondo la sua stoltezza, per non scendere al suo stesso livello”. (Proverbi 26:4). Perciò, una cosa è rispondere alle persone sincere che desiderano conoscere la verità, un’altra è non rispondere a tutte le accuse e ai tentativi di diffamazione, evitando discussioni inutili.

Il problema è quando il sincericidio diventa l’unico modo per esprimere la propria opinione. Forse c’è un desiderio di punire gli altri per mezzo della verità. Dicono che dietro una persona dall’apparenza integerrima ci sia una persona fragile, che in passato ha subito torti e ingiustizie e che ora usa la verità per vendicarsi. L’obiettivo del sincericida non è quello di dire la verità, ma di usare la verità per colpire. Non c’è nulla di edificante in una verità espressa male o con lo scopo di scoraggiare. La natura stessa della verità è quasi sempre messa in discussione. Non aggraviamola con le nostre ossessioni. La verità non è un fatto personale. Essere sinceri non significa solo dire la verità, ma anche viverla. (Romani 2:21, 22).

IL TATTO è accortezza, delicatezza nell’agire; capacità di comportarsi con discrezione e diplomazia. Usare discrezione riguardo a ciò che si dice, a quando lo si dice e a come lo si dice, così da non offendere gli altri.

Se usate tatto, le persone possono essere più inclini ad ascoltarvi con mente aperta. Il tatto vi aiuterà anche a mantenere buoni rapporti con il prossimo. Chi è mosso dall’amore non irrita gli altri, ma li aiuta. Chi è benigno e d’indole mite è anche gentile. Chi è pacifico cerca di promuovere buoni rapporti con gli altri. Chi è longanime mantiene la calma anche quando incontra persone dai modi bruschi (Galati 5:22, 23).

E chi, nonostante tutto, si offende lo stesso? “Se possibile, per quanto dipende da voi, siate pacifici con tutti gli uomini”. — Romani 12:18.

E se qualcuno è polemico? Fate come Paolo con i filosofi nell’Areopago di Atene, osservate e lodate per la loro religiosità e non condannate. Come risultato, alcuni divennero credenti. — Atti 17:18, 22, 34.

E se vengono fatte continuamente obiezioni? Non agitatevi. Consideratele opportunità per comprendere meglio cosa pensa il vostro interlocutore. Potreste ringraziarlo per avere espresso quello che pensa.

E se in congregazione qualcuno è brusco nei nostri confronti? Il fatto che siamo fratelli non ci autorizza a essere bruschi o sgarbati. Non dovremmo pensare che i fratelli siccome sono persone mature non se la prenderanno. Né dovremmo giustificarci dicendo: “Beh, io sono fatto così”. — 1 Pietro 4:8, 15; Galati 6:10.

E quando qualcuno è in errore? Evitate di considerarvi più bravo dell’altro e non giudicatelo.

Pur esponendo con franchezza la verità non è saggio fare osservazioni offensive e taglienti. I consigli più accettabili sono quelli arricchiti di lodi sincere, quando accrescono la spiritualità e quando sono vivificanti.

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