La conoscenza dà la vita, l’ignoranza il potere

Pur se deprimente vedere gli ignoranti al potere, non è saggio “tagliarsi” le vene.

L’ignorante detesta la cultura di chi ha studiato. Lo perseguita quando può, ma quasi sempre sbaglia persona. Le cause dei problemi sono altri, non certo l’istruzione. Quasi mai l’istruzione porta al potere. Spesso potere e ignoranza vanno a braccetto, mentre difficilmente cultura e potere si trovano d’accordo. A volte l’ignoranza può essere una cosa positiva, specialmente quando altri vogliono sapere tutto di noi, in nome di una trasparenza come quella romanzata da Orwell in 1984.

Cosa fare quando al potere c’è un ignorante? Che dire se questo problema si dovesse verificare anche nel nostro gruppo di appartenenza? Come contrastare gli ignoranti che si sono seduti abusivamente sul trono di Salomone?

Molti specialisti ritengono che per combattere il potere, se non è possibile “prenderlo di petto”, si può ricorrere a forme di resistenza quotidiana: dissimulazione, diserzione, perdite di tempo, fingere di seguire le norme, far finta di non sapere, fingere di non capire o di aver capito qualcos’altro, far finta di adempiere i propri compiti quando c’è un sorvegliante, ecc. Nulla che passi alla storia come una vera rivoluzione o ribellione, tantomeno uno scontro aperto con l’autorità. Un’insubordinazione eclatante provoca una reazione dura e spietata. In genere, in casi come questi, emergono sottotraccia movimenti sparsi un po’ qua e un po’ là, senza leader, senza manifesti né proclami, senza una vera organizzazione ben coordinata, focolai sparsi ovunque, in Rete soprattutto, che creano problemi, pur se marginali ma comunque fastidiosi.

Il re Salomone, durante le sue riflessioni sulla vanità umana, vide persone nobili disarcionate dai servi che si erano messi al loro posto. Non è quindi una novità che ai posti di comando, a volte, per una serie favorevole di “congiunzioni astrali”, si trovino uomini ignoranti o incompetenti. Tutto è vanità, anche quando l’ignorante è nel posto giusto. Non c’è da meravigliarsi se qualcuno si alza dal suo banco per occupare la cattedra dell’insegnante.

SPARIRE NELLA NEBBIA E RIAPPARIRE DALLA NEBBIA. Secondo alcuni studiosi, il potere degli ignoranti si combatte, paradossalmente, incrementando l’ignoranza per contrastare gli obiettivi di grandezza o di espansione. E’ inutile scappare, nascondersi. Non si può andare in un altro posto lontano dal campo di battaglia se si vuole vincere la guerra. Si può rimanere nello stesso posto combattendo ma senza farsi vedere, offuscandosi, agendo in penombra, stando “schisci”, gettando sabbia negli ingranaggi, sabotando in forma anonima le loro direttive, mettendone in risalto, con discrezione e alle persone fidate e intelligenti, la loro assurda impraticabilità. Non è saggio rivelare informazioni confidenziali e importanti ad altri ignoranti che non capirebbero e con ogni probabilità denuncerebbero ad altri ciò di cui sono venuti a conoscenza.

Secondo questi studiosi (anche secondo noi di inattivopunto) un comportamento del genere non è il massimo dell’etica o della lealtà. Purtroppo non sempre si può ricorrere ad altri mezzi di contrasto più nobili. Ci sono alcuni che non vogliono contrastare personalmente gli ignoranti, sperano che l’angelo giustiziere scenda dal cielo e metta le cose a posto. Ognuno è libero di credere ciò che vuole. Non si può comunque negare che non è raro vedere ignoranti che riescono ad assumere quel ruolo di condottiero che Mosè ha dovuto aspettare quarant’anni per riceverlo. Se ci sono riusciti degli ignoranti non si capisce perché non possono farcela persone più intelligenti di loro. Ci sarà pure un motivo se qualcuno disse che “la conoscenza, quella vera, conduce alla vita eterna” e, ai suoi discepoli, consigliò anche di  mostrarsi “cauti come serpenti e innocenti come colombe” con i nemici della “verità”. Gli ignoranti sono nemici della Verità, quella con la V maiuscola? Vanno trattati diversamente? Se sì, come?

(fine seconda parte)

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