Il dolore creativo aiuta a crescere

Secondo la Bibbia, la creatività è un dono che Dio ha dato all’uomo affinché provi gioia (Giacomo 1:17). Nella pura adorazione è una risorsa utile nel promuovere il messaggio della Bibbia e nel creare un ottimo rapporto fraterno.

Oltre a essere una caratteristica artistica è anche una componente psichica. Essa implica sforzi, fatica, solitudine, a volte dolore mentale. Ci vuole tempo e pazienza per usare bene la creatività. Geova creò la Terra in sei giorni (ciascuno formato da millenni) e il settimo si riposò per apprezzare al meglio la sua creazione.

La collettività, normalmente, impone il suo stile e le sue norme, che per il creativo possono diventare ostacoli, lui è una persona fuori dal comune che difficilmente si lascia ingabbiare. A livello psicologico, il creativo può soffrire il compromesso tra ciò che è richiesto dalla collettiva e ciò cui lui aspira.

La comunità, con le sue regole e i suoi principi, può scuotere le certezze di alcuni, facendo emergere domande introspettive, del tipo: “Chi sono realmente?” “Cosa desidero dalla vita?”. Se questi interrogativi non hanno risposte concrete, possono riaffiorare dubbi e timori. Alcuni possono sentirsi perduti, fragili e vulnerabili.

Esiste il dolore creativo in ambito cristiano? Un’adesione stretta a una comunità, può diventare per qualcuno una vera sofferenza mentale con attacchi di panico, depressione e ansia inspiegabile. In questi casi si apre un conflitto tra i valori singoli e quelli collettivi, tra modi differenti di concepire la realtà. La ripetizione delle proprie attività inibisce il creativo e la sua fantasia. Nelle industrie, quei lavoratori soggetti alla ripetitività dei loro compiti possono col tempo non provare più gioia nel fare le stesse cose.

I cristiani, possiamo paragonarli a dei valenti artigiani (dello spirito) che inseriscono nuove esperienze e nuove conoscenze in ciò che fanno. L’artigiano lavora pezzi unici, che appartengono alla sua genialità e alla sua immaginazione creativa. Per questo, sente suo ciò che fa e apprezza di più i suoi pezzi originali, che hanno più valore degli oggetti lavorati con lo stampino o di quelli fabbricati a ripetizione industriale.

Il dolore necessario serve per crescere mentalmente. Senza sofferenza non c’è progresso. Ci riferiamo, non al dolore muto e inspiegabile della depressione o a quello confusionario e dubitativo dell’ansia, ma a quel dolore che parla, che muta, che avanza nella direzione che concepisce, che dà frutti e che libera.

Quando si necessita di un intervento chirurgico, sottostiamo a ciò che inizialmente è doloroso, perché nutriamo la speranza che guariremo dal male. Pur con i suoi metodi invasivi, accettiamo di sottoporci al dolore che ne deriva, perché il risultato chirurgico porta alla sparizione del dolore. Si tratta dunque di un dolore positivo, un dolore che toglie il dolore.

Il dolore mentale ci costringe a fermarci e a trovare una soluzione soddisfacente. Poter esprimere la propria creatività in una nuova versione, tenendo conto anche dei punti di vista e degli interessi degli altri, può generare, non solo una propria unicità, ma fa provare una soddisfazione appagante. Ci sentiamo generati e più propensi a mettere a disposizione della congregazione i nostri doni.

Molte azioni del creativo sono simili a quelle di tanti altri fratelli che mirano a un unico fine: adorare Geova. Ma chi stabilisce come adorarlo è Dio per mezzo della sua Parola. Dio si lascia adorare entro i confini stabiliti nella Bibbia. In questi spazi, Geova ci concede la libertà di adorarlo in base alle nostre capacità, ai nostri doni e soprattutto in base all’amore che proviamo per Lui.

Le azioni che mirano sempre a un fine rendono sterile l’adorazione, ma non quando il fine è amare Geova con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con spirito e verità (Matteo 22:34-38; Giovanni 4:23, 24). Geova non proibisce di adorarlo con creatività, né preclude la capacità di esplorare le sue vie in modo del tutto personale.

Molte delle idee migliori e delle inventive straordinarie che hanno cambiato il corso della storia umana, sono nate nel vuoto, nel vagare della mente e in situazioni insolite. Grazie a un’illuminazione istantanea, la svolta è avvenuta in un momento non programmato, né stabilito, né finalizzato. Molte cose si realizzano anche dopo molte cadute e rialzate.

Per natura evitiamo la fatica e ci costringiamo a raggiungere certi obiettivi con la massima efficienza. Quando l’efficientismo permette di raggiungere certi obiettivi, non sempre dà grandi soddisfazioni.

Spesso è frutto di rinunce dolorose, di scelte obbligate, di modi di fare non condivisibili. A volte gli effetti collaterali possono essere devastanti.

Forse, è meglio partire senza vincoli e ristrettezze, senza pretese e senza quelle direzioni che l’uomo traccia nella convinzione che siano le migliori da seguire. Nel dolore creativo scegliamo di trasformare il dolore fatto di energia negativa in energia positiva.

In attesa che si realizzi Rivelazione 21:4 dove non ci sarà più dolore, non possiamo fare altro che constatare come oggi la vita sia concepita nel dolore. Quando certe cose succedono in congregazione, per alcuni è difficile comprendere le ragioni del proprio soffrire. A volte crollano le certezze e si rimane basiti di fronte alla sofferenza. Un salto nel vuoto che pone grossi interrogativi. Il dolore può cambiarci in meglio o in peggio, molte volte dipende da noi come.

Un trauma in congregazione può aiutare i cristiani a crescere nelle relazioni interpersonali, nello spirito, nell’apprezzamento della vita e nella forza personale. Spesso può aiutare a saper cogliere il positivo nelle nuove opportunità che si creano dopo un trauma.

Molti usano il carburante energetico del dolore come un’opportunità per scoprire nuovi orizzonti, nuova luce. La resilienza o la perseveranza è un requisito fondamentale della vita per crescere e realizzarsi, perché i creativi quando falliscono non si deprimono, ma si rialzano. Il creativo sa rischiare, osa, non rimane prigioniero del suo dolore.

La creatività non è altro che l’espressione individuale dei nostri bisogni, desideri e della nostra unicità. Dio non è la causa del dolore, ma ci permette di usare il dolore per circondarci di bellezza e di cose soddisfacenti. Circondatevi soprattutto di Dio. Vedete dove altri non riescono a vedere. Sperimentate nuove attività.

La consapevolezza dei doni che avete ricevuto dal Creatore e metterle a disposizione del suo popolo, può aumentare le vostre capacità intellettive, garantendo una migliore memoria, un benessere emotivo e una maggiore chiarezza mentale del ruolo che avete nel progetto universale di Geova.

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Vedi anche:

IL DOLORE INUTILE

Il dolore inutile – quello che ci procuriamo inutilmente – va evitato con tutte le nostre forze, mentre il dolore necessario va accolto con pazienza e speranza. Come evitare l’uno e accettare l’altro?

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Commenti (1)

  • Tommaso

    |

    Grazie per il post “Il dolore creativo aiuta a crescere” mi ha emozionato 👍👍

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