La damigiana al potere

damigiana

Qualcuno disse che il potere logora chi non ce l’ha. In realtà logora anche chi ce l’ha, anzi lo ubriaca.

I padroni intimidiscono, i servi non impauriscono. Gesù non è venuto sulla terra per essere il padrone della fede altrui, né per essere acclamato e accolto come una star, ma per servire l’uomo. Perciò, il cristiano non serve Dio per ricevere privilegi o per avere un tornaconto. Si sa che il prestigio strega e attira molti. Purtroppo, la sindrome da prima pagina abita anche nel cuore di tanti cristiani. Quando Cristo riempie il cuore, il potere è al servizio del prossimo (Mar.10:42-44). Quando la damigiana è vuota, la mente è ubriaca di potere (Prov. 23:29-35).

SPIRITO DIVINO O DAMIGIANA DI VINO?

Una volta si domandava: “Che uomo sei?” “Un uomo spirituale”. “Dunque tu sei un anziano!” Ora invece si domanda: “Che uomo sei?” “Un anziano”. “Dunque tu sei un uomo spirituale!”.

babilonia-grandeTanto tempo fa, chi voleva diventare anziano e sorvegliante doveva dimostrare di essere un vero uomo spirituale prima della nomina. La congregazione lo “vedeva” anziano, ancor prima di essere nominato come tale. Oggi si diventa anziani prima di essere uomini spirituali. Molti sono convinti che l’etichetta di anziano sia di per sé una garanzia di uomo fatto. In realtà, anche a distanza di anni, alcuni che sono stati nominati anziani e sorveglianti, invece di progredire, sono rimasti tali e quali come lo erano un tempo. Alcuni sono migliorati, altri peggiorati. Invece di riempirsi di spirito divino, sono diventati una damigiana vuota di vino. Comunque, il problema non è la damigiana ma il potere inebriante che costoro esercitano all’interno delle congregazioni e che assomiglia un po’ a quello di Babilonia la Grande.

PADRONI O SERVITORI?

Per una gran parte dei sorveglianti di circoscrizione e degli anziani di congregazione, la vita è un’assemblea e un’adunanza senza fine. Molti sorveglianti sono ospiti in belle case, vestono abiti firmati, hanno visi tondi e grassi e parlano una lingua chiusa a molti proclamatori, spesso fuori da ogni comprensione logica. Una lingua che sa di etere etilico. Intanto, le congregazioni si dibattono fra mille problemi e giacciono stordite dinanzi alle parole che escono dalle bocche di questi nominati, a volte spalancate fin troppo per abbattere, altre volte mute per incoraggiare. Quando la “damigiana” comanda, la rete di obblighi e divieti è soffocante. Il vino della damigiana seduce, impedisce di pensare, di fare domande. Questi nominati rifiutano l’uguaglianza con gli altri fratelli. Non si sentono come loro. La loro teocrazia non è democrazia e ogni concezione liberale è considerata un ostacolo al “progresso” teocratico. I nominati che “bevono” tali concetti teocratici, hanno la tendenza a sottomettere la maggioranza alle direttive. Hanno il potere di non far provare ai fratelli il benché minimo desiderio di cambiare la loro condizione: li cloroformizzano.

potere

Chi aspira al potere o chi lo detiene e non si ritiene più un essere umano ma divino, è soltanto un malato di mente.

Tutti quelli che sono membri dirigenziali di un’organizzazione che amministra persone e beni comuni, tendono a unirsi fra loro e a rafforzarsi a vicenda, separandosi dalla maggioranza. Ecco perché è molto difficile che gli uni vadano contro gli altri. Gli anziani e i sorveglianti (non tutti) si credono uomini eccezionali. Ritengono di essere i veri protagonisti della storia di molti Testimoni. Detestano l’opera pastorale verso i deboli e i bisognosi. Nel loro cuore auspicano una spietata selezione naturale che agisca nell’Organizzazione eliminando in maniera selettiva chi non produce abbastanza da dover giustificare la sua fragile esistenza. Nel loro cuore c’è più Darwin che Geova. Le loro menti sono ubriache di selezione della specie. In loro c’è più evoluzionismo che cristianesimo. Dinanzi a Geova, come potranno pronunciare le parole di Gesù riportate in Giovanni 17:6,12? (“Erano tuoi, e tu li hai dati a me. Quando ero con loro io vigilavo su di loro e io li ho custoditi e nessuno di essi è distrutto”).

E’ un po’ strano scrivere questo articolo sapendo che gli ultra ortodossi della fede lo liquideranno come un esempio di dissidenza, mentre i dissidenti useranno lo stesso linguaggio, le stesse espressioni/etichette con un automatismo da far invidia alla ripetitività di un martello pneumatico. Il repertorio di entrambi è una inquietante liturgia di ovvietà e banalità. Anni fa, un tale disse di “turarsi il naso e votare DC”. Questo invito fu criticato da alcuni e giudicato favorevole da altri. Oggi, sono in tanti a dire di “turarsi il naso e rimanere nell’Organizzazione”. Opinione condivisibile e non condivisibile: dipende dai gusti.

Il potere ha sempre i suoi fini: conservazione degli incarichi, degli agi, delle agevolazioni e delle ricompense. I difensori della “damigiana” e quelli del “naso turato” sostengono che è saggio e spirituale accettare questo potere pur con le sue imperfezioni. Per loro, tale potere teocratico è sempre preferibile al potere demoniaco di questo mondo. Non si capacitano che nelle congregazioni ci siano cristiani che non accettano questo sistema di potere tutt’altro che divino. Si strappano le vesti, scuotono il capo in segno di commiserazione e non perdono tempo con persone che ritengono disubbidienti e cattive compagnie. In realtà sono loro che confondono l’autorità spirituale con il potere della damigiana.

ivanUNA FEDE MEDIEVALE

La storia medievale ci insegna che il re era convinto che la terra e i suoi sudditi gli erano stati affidati da Dio e perciò poteva imporre la sua religione a tutto il regno (cuius regio eius religio). E’ esattamente lo stesso potere ambito oggi, in particolare dalle religioni. Il vero cristiano non delega mai il potere sulla sua vita ad altri in maniera definitiva. Se è sano di mente lo farà in maniera provvisoria e comunque sempre in grado di riprenderselo in qualsiasi momento, anche quando c’è il rischio di essere espulso come apostata. Chi ha una fede medievale piace ripetere come un mantra le parole dello spietato Ivan il Terribile: “Chi si oppone all’autorità si oppone a Dio, e chi si oppone si chiama apostata, e questo è il peccato massimo” (Carteggio con Andrej Kurbskij). (Nella foto: Ivan il Terribile).

Gli anziani e i sorveglianti non spadroneggiavano sui loro compagni di fede. Erano invece “compagni d’opera” che seguivano la guida dello spirito di Dio, e ci si aspettava che fossero “esempi del gregge”. (2 Corinti 1:24; 1 Pietro 5:2, 3) Il “capo della congregazione” è il Cristo risorto, non un semplice essere umano o un gruppo di uomini imperfetti. — Efesini 5:23  (W 1/6/2011 p.14).

 

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