La “distanza” di Ursula von der Leyen

Nell’angolo della stampa del sito ufficiale della Commissione Europea, ieri 2 aprile 2020 è stato pubblicato un editoriale di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Come riportato da Repubblica, la UE, in un certo senso si scusa con l’Italia e cambia registro rispetto a quanto detto nei giorni scorsi sugli aiuti da fornire all’Italia per far fronte all’emergenza del Coronavirus.

Dal suo editoriale abbiamo evidenziato una frase sulla distanza da mantenere per la protezione della nostra salute, e abbiamo elaborato questo articolo. Un metro, no, 4 metri, anzi 1,80. Però, meglio un metro e mezzo. Siamo un po’ confusi. La distanza è diventata un rebus. Finalmente i virologi l’hanno attestata a 1,82. Adesso siamo tranquilli.

Possiamo stare certi che le goccioline gravitazionali dello starnuto non ci raggiungeranno. A meno che lo starnuto non sia così violento da scaricarci addosso tutto il catarro accumulato nei polmoni nei giorni di incubazione del Covid-19. Se state aspettando con il carrello della spesa davanti alla Esselunga, oltre ai guanti e alla mascherina, ricordatevi di portarvi il metro per misurare la distanza fra voi e qualche sospetto appestato. Non si sa mai.

Cos’è la distanza? Non è facile dare una sola spiegazione. Se consultate on line qualsiasi vocabolario, scoprirete che distanza ha diversi significati e diverse applicazioni. Comunque, in questo caso è la lunghezza del percorso fra due persone.

In senso figurato, distanza ha come significati: disparità di condizioni sociali, di grado, di funzione e il distacco si sottolinea con il comportamento (tenersi a debita distanza, mantenere le distanze, rispettare le distanze, abolire le distanze, tenere qualcuno a distanza).

Tenere qualcuno a distanza, vuol dire non dargli confidenza, non volere aver a che fare con lui. Di uso più recente prendere le distanze da qualcuno, senza rompere però del tutto i rapporti, spesso con l’intenzione di dissociare le proprie responsabilità.

La Von der Leyen dice che in questi giorni mantenere la distanza è una sicurezza per la salute, e che prima invece la distanza ha messo in pericolo l’unità delle nazioni europee. Finalmente l’ha capito! Fino a ieri è stata dalla parte dei falchi filo germanici, oggi è in mezzo alle colombe mediterranee. Questione di cacciagione.

Perciò, affrontare il Coronavirus è una questione di distanza come ci dicono gli strizza cervelli o è una questione di fede come credono gli ultrà religiosi? In una società nella quale parlare di Dio fa venire l’orticaria agli atei, ai razionalisti e ai tecnologici, oggi la religione è ridotta a uno strumento mitologico.

La nostra attuale società europeista ha mostrato che la religione non ha più senso di esistere per come l’abbiamo conosciuta da neofiti e cresimali. Anzi, viene usata spesso come strumento economico, politico, sindacale e sociale, travestendola di filantropia, di carità, di idee politiche buoniste, di ONG, di politiche umanitarie, di ambiente, di tutto e di più, tranne di Dio.

L’uomo ha rimosso il senso religioso di Dio e lo ha trasformato in utopia, sogni e fantasie. Nonostante tutto l’uomo non riesce a estirpare da sé stesso il bisogno spirituale. Da che parte stare, dalla scienza o dalla fede? Chi ci salva in questi tribolati giorni virali? Il governo su richiesta della scienza ha chiuso tutto e ci ha confinati in casa in attesa di tempi migliori e sempre con le debite distanze.

L’unico che non ha preso le distanze da noi è proprio il Padre Eterno. Un microscopico virus ha stravolto la vita umana a livello planetario. Ne parliamo fino all’ossessione. Se poi ci azzardiamo a parlare del Creatore del macro e del microcosmo, apriti cielo.

Ci troviamo in un periodo cruciale in cui le nostre difese spirituali sono ai minimi storici. Nessuna persona riflessiva pensa che la religione si debba sostituire alla scienza e viceversa. Rispetto per la scienza, ma anche e soprattutto rispetto di Dio.

Quando lo scienziato non mantiene le distanze da Dio le sue ricerche hanno un senso più profondo. Quando la scienza è usata per profitti economici rende l’umanità triste, povera, avida, in mano a pochi potenti che hanno tutto l’interesse a creare divisioni e sopraffazioni.

Cari fratelli seguiamo Geova non a distanza, ma più vicino possibile. Può capitare, in tempi difficili come questi, di sentirci come il salmista, che si espresse in questo modo: “Perché, o Geova, te ne stai a distanza? Perché nei momenti difficili ti nascondi?” (Salmo 10:1). Al contrario, egli non è “lontano da ciascuno di noi” (Atti 17:27). Tramite Gesù è più vicino che mai a chi ha un cuore rotto e uno spirito abbattuto.

Caro fratello “lontano”, lontano appunto perché sei lontano da Geova e dal suo popolo. Lontano perché continui a mantenere le distanze. Quantunque fai di tutto per stare lontano da Dio, lui continua a seguirti passo dopo passo. A volte ci precede per farci strada altre volte sta dietro per guardarci le spalle. Geova puoi trovarlo in ogni direzione, a fianco, dietro o davanti a te. Attende un tuo primo passo, riduci le distanze, fai un cenno a Dio per potersi avvicinarsi a te. Basta poco.

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