“La distruzione che spoglia a mezzogiorno”. – Salmo 91:6

sole nero

Una riflessione sulla “devastazione che imperversa in pieno giorno”

Tra la vasta letteratura che si occupa della depressione mentale, ci sono alcuni testi religiosi che applicano “il demone del meridiano” del Salmo 91:6 (Vg)  a quello che i greci chiamano akedìa, tradotto “tedio” o “ansietà del cuore”. Affine alla tristezza, esso mette alla prova chi vive in solitudine. Il termine italiano accidia si riferisce all’inerzia, all’indifferenza verso ogni forma di azione e iniziativa. E’ una condizione che caratterizza chi è afflitto da disinteresse, monotonia, immobilità e vuoto interiore.

E’ uno dei peggiori mali del nostro tempo perché ha un potere paralizzante. Spesso rasenta la disperazione e porta a non scorgere più la possibilità di un senso di salvezza. Alcuni hanno definito chi soffre di questo malessere “un esiliato sulla terra”, uno che desidera fortemente essere altrove.

Secondo i padri della chiesa, quando il demone di mezzogiorno si è impadronito della mente, genera avversione o disgusto per il luogo, dove si vive la propria spiritualità o addirittura sdegno e disprezzo per i fratelli in fede. Uno di questi “padri” consigliava di non turbarsi troppo quando si piomba nell’oscurità, specialmente se non è colpa nostra.

Sarebbe meglio considerarla un’operazione della provvidenza di Dio per motivi che solo lui conosce. Dio non abbandona l’anima in tale stato e offre una via d’uscita. Tale malattia ucciderebbe l’anima e la mente se Dio le permettesse di usare tutta la sua forza e nessuno che lotta sarebbe salvato. I più colpiti sono quelli che hanno fatto progresso nella conoscenza e nel servizio a Dio. (Acedia, il rapporto deformato con lo spazio, di Enzo Bianchi, ed. S.Paolo).

Una pubblicazione dei testimoni di Geova (W 15-11-2001, p.18) applica “la distruzione che spoglia a mezzogiorno” del Salmo 91:6 alle idee cosiddette illuminate del mondo, la “falsamente conoscenza” (1 Timoteo 6:20, 21) ed è inserita nel contesto dello studio “Geova è il nostro rifugio”. Chi ha paura di queste idee illuminate del mondo? Siamo sicuri che il lume intellettuale che causa danno sia propriamente degli altri? Analizziamo alcuni aspetti che riguardano soggetti inizialmente sani dal punto di vista mentale, che hanno accettato il credo dei testimoni di Geova e in seguito sono diventati depressi, in particolare gli inattivi.

depressioneOgnuno di noi potrebbe trovarsi in una condizione tale da divenire depresso. Anche all’interno dell’organizzazione dei testimoni di Geova. La disabilità può essere causata dal contesto sociale e religioso in cui si vive la propria fede.

I depressi nelle congregazioni sono una minoranza di cui la maggioranza non conosce i reali problemi che stanno affrontando. Non tutti accettano i depressi per quello che sono. Spesso sono considerati dei “diversi”, difficili da omologare.

La diversità rifiuta la visione di una fede religiosa uniforme in cui tutti possono abitare nonostante le loro peculiarità. L’emarginazione esiste anche tra i cristiani, soprattutto tra quelli che hanno una visione distorta e integralista della condizione degli inattivi e pensano che l’inattività sia soltanto una via di fuga dall’organizzazione.

In realtà sono implicati molti fattori che alcuni sono talmente ignoranti, ottusi e sospettosi, che pensano che aiutare gli inattivi o far conoscere aspetti che li riguardano sia un incitamento all’inattività. Povero somaro consapevole vuoi dare lezioni di moralità e di coerenza, proprio tu, che hai frequentato un sito di disassociati cui era nota a tutti la tua ottusità (gli stessi ex, che ora critichi così tanto dal tuo nascondiglio).

Lo scopo di Inattivo.info è di avvicinare gli inattivi al popolo di Dio, e nasce con questo spirito, rispettando però la libertà di scelta di ognuno. Inoltre, portiamo all’attenzione, anche con toni forti, fatti reali e non finti, che non possiamo ignorare né edulcorare. Siamo consapevoli che non tutti gli inattivi abbiano fatto la scelta giusta e non spetta a noi giudicarli né censurarli, come fanno certi ottusi mentali, che con i loro commenti causano altro danno a chi vive una condizione di inattività.

Piuttosto dovrebbero chiedersi cosa hanno fatto in passato e cosa stanno facendo al presente per aiutare le pecore smarrite di Geova, considerando che la ricerca è una responsabilità di tutti, proclamatori e nominati. Geova non fa distinzione tra pecore inattive buone e pecore inattive cattive. Nessuno è considerato da Geova irrecuperabile, tranne gli idioti teocratici che la pensano diversamente ergendosi a giudici in Rete.

Conigli mannari che vivono una vita virtuale macerante. Con questo atteggiamento, tali fanatici consapevoli dimostrano ciò che realmente sono pur nascondendosi sotto false spoglie.

La maggior parte dei depressi non vuole essere compatita, vuole semplicemente vivere la propria vita senza sentirsi addosso sguardi  diffidenti. Un Testimone che mostra empatia, non si aspetta che sia il depresso a cambiare il suo modo di pensare, ma è lui che cerca in ogni modo di adattarsi. Se invece di empatia, si mostra disapprovazione, per un depresso, la disapprovazione è peggio della depressione di cui soffre. Negare l’aiuto fraterno è atroce. Nessuno può stabilire, in questi casi, chi sia meritevole o no di aiuto.

La fede può subire una disabilità nella misura in cui inibisce l’interesse personale. Anche il desiderio di altri cristiani di “ricostruire la personalità” di un fratello depresso la dice lunga sul modo come sono considerati. Non c’è nessuna personalità da ricostruire né esistono metodi di ricostruzione.  Spesso si pagano costi elevati, cercando attraverso infiniti processi di riparare l’irreparabile invece di accettare l’inevitabile. Un dolore grande che un depresso prova, è quando gli altri fanno finta di non accorgersi di lui.

Ci sono depressi che non hanno molta simpatia per i farmaci né per le psicoterapie. Riconoscono che sono necessari in molti casi quali supporto alla malattia, ma non come cura per guarire. Forse non si guarisce mai dalla depressione ed è difficile cambiare la realtà in cui si vive. Succede anche che alcuni maledicano le medicine che prendono per tirare a campare. E’ umanamente impossibile conoscere quanto il dolore sia tollerabile. Molti pur se infelici si aggrappano alla vita, altri in condizioni invidiabili la vita se la tolgono.

convivere-con-la-depressioneSpesso il disabile vive la sua disabilità come un abile. Nel mondo dei depressi lo “strano” è di solito il “normale”. Ognuno vede la realtà in base ai momenti o alle circostanze che sta affrontando.

Ciascuno di noi ha le sue tenebre interiori, il segreto è rendere il sole nero luminoso e ciò che è brutto prezioso. Paradossalmente alcuni depressi diventano super attivi. Non potendo aiutare se stessi, trovano sollievo in mezzo alla gente, spendendosi per essa, rimpiazzando il proprio handicap con altre attività teocratiche.

Quando tale furore di attivismo non viene apprezzato dagli altri o criticato, un grande sconforto calerà in maniera definitiva sul depresso con conseguenze disastrose per la sua salute. Altri invece diventano mini attivi, esaltando ciò di cui spesso si rammaricano, forse per difendersi dallo sconforto e dalla disperazione.

Questi si chiudono nel loro mondo ed è difficile farli uscire da questo stato. La colpa non è la loro ma della malattia di cui soffrono. Purtroppo, si constata che nelle congregazioni ci sono parecchi depressi che nascondono il loro malessere per imbarazzo, per vergogna, per ignoranza, pensano che altri possano considerare la depressione un segno di debolezza. E in quest’ultimo caso ne hanno ben donde.

Autoaccettarsi è l’ideale, ma senza un’accettazione spirituale e fraterna non si può alleviare il proprio dolore. Tenere consapevolmente o no, la depressione dentro di sé può distruggere, portarla alla luce può significare salvezza.

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