La doppia vita degli anziani

La fiducia non si esige, si ottiene in base all’onestà e all’integrità.

Ci si fida delle persone che fanno ciò in cui credono. Si può non essere d’accordo con chi la pensa diversamente, ma ciò non vuol dire che non sia una persona affidabile. Ci sono pastori nelle congregazioni dallo sguardo dolce, dai modi gentili, che ostentano calma e mansuetudine. Apparenza, tutta apparenza. Quando si ha a che fare con loro per questioni serie sembrano altre persone. Alcuni di loro hanno una doppia vita, sono ambigui e poco chiari.

Assomigliano ai farisei cui Gesù mise in guardia: “Perciò fate e osservate tutte le cose che vi dicono, ma non fate secondo le loro opere, poiché dicono ma non fanno” (Matteo 23:3). Sembrano strane al lettore della Bibbia, le parole di Gesù, “fate e osservate le cose che vi dicono, ma non secondo le loro opere”. Se sono falsi perché dobbiamo credere a quello che dicono? I capi religiosi conoscevano a memoria le Scritture Ebraiche, perciò nella misura in cui persino un ipocrita usa le Scritture fedelmente, ascoltate le Scritture che essi pronunciano. La Bibbia va sempre bene anche se chi la usa non è un esempio da imitare. La pericolosità a cui si deve prestare attenzione non sono i versetti che citano ma la loro persona e a ciò che da voi esigano che facciate.

Quando un fratello subisce uno o più abusi spirituali può reagire eliminando sia il negativo ma anche quanto di buono c’è nella verità. Può arrivare a prendersela con Dio, Gesù e la Bibbia. Le parole di Gesù, vogliono in realtà, dire, che anche se chi ha subito un abuso, pur togliendo l’ipocrisia, deve continuare a vivere la verità.

Perché alcuni nominati abusano della loro autorità? Alcuni anziani si lasciano coinvolgere in una condotta sbagliata e ne sono consapevoli, anzi si condannano pure. Il metodo che usano per prevenire il peccato, se è antiscritturale, li induce nuovamente a sbagliare. Forse hanno lottato per anni il problema e vorrebbero sbarazzarsene. Ma quando si trovano davanti alla tentazione ci cascano di nuovo. Vogliono reprimerlo ma non ci riescono. Forse si servono di regole, di divieti, di minacce per riuscirci. O magari predicano di più, si impegnano attivamente, compiono opere importanti agli occhi della congregazione. Per un po’ di tempo riescono a contenersi, ma prima o poi, ci cascano di nuovo.

Sono cristiani che amano Dio e i fratelli, ma non si rendono conto che la soluzione che adottano non è quella giusta. Spesso, dal podio, sono proprio loro che tirano fuori quel particolare peccato e ne parlano come risolverlo, come se parlarne ad altri sia già per loro un problema risolto. Questo modo di fare non funziona. I farisei per evitare di desiderare in maniera impura una donna la evitavano o non la guardavano affatto, chiudendo gli occhi. Preferivano sbattere la testa contro il muro, girandosi dall’altra parte, e procurarsi tagli e ferite al volto pur di non suscitare nel loro cuore un desiderio impuro. A volte la necessità di apparire “pii” e “giusti” supera il desiderio di dire la verità.

I precetti “non toccare”, “non guardare”, “non desiderare”, danno solo una parvenza di santità, ma non hanno alcun valore (Colossesi 2:20-23). I peccati non si commettono reprimendo i desideri dannosi. E’ incredibile come sembrano “puri” certi anziani alle adunanze o domenica mattina in servizio. Non serve “pulire” il calice di fuori, facendosi vedere in predicazione o apparendo in bella mostra alle adunanze, quando dentro il calice è pieno di marciume. (Matteo 23:25, 26)

Abusi spirituali – tredicesima parte

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