La fiducia persa? Un cavallo morto

Fattori-Autoritrattob1854Giovanni Fattori, autoritratto.

A nulla credo […]. Tutto il creato che vedo osservo e tocco mi incanta, mi fa pensare e a nulla serve né comprendere né definire; […] Ho passato gli anni sperando e finirò maledicendo. Vivo in un secolo di depravazione, di falsità, di disonestà, di amore e di lavoro […]. Entrai nel mondo amando e credendo […] ogni anno che passa e il corpo si invecchia, una delusione si aggiunge al passato […] l’idiota solo è felice – nulla sa e nulla vuole sapere.

Sono le parole scritte in una lettera del 1904 da Giovanni Fattori, il maggiore esponente italiano di quel gruppo di pittori dell’Ottocento, definiti Macchiaioli. Le parole riportate sopra esprimono l’amarezza di Fattori per la caduta dei valori liberali nei quali aveva creduto.

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Giovanni Fattori, Il cavallo morto, 1903, Collezione privata.

Egli sosteneva che l’artista per essere tale non ha bisogno di una cultura, “l’artista deve essere libero nel produrre le bellezze della natura”. Fattori era uno spirito libero, che amava dipingere soggetti sociali, frutto di una profonda conoscenza della realtà umana. Egli partecipava con commozione alla vita quotidiana. Ha sempre fatto arte per come la sentiva, in modo onesto e libero.

Una delle sue opere più conosciute è Il cavallo morto. L’artista dipinge un vecchio cavallo stramazzato al suolo in modo improvviso in mezzo a dei campi aridi, sotto un cielo nuvoloso che annuncia una tempesta in arrivo. Il contadino è immobile, tiene in mano le redini e una frusta, ha gli abiti consumati dagli anni di duro lavoro, il suo volto è fisso nel vuoto. La sua testa con la barba bianca è infossata fra le spalle, rassegnato e incredulo per la morte di un fedele animale che lo ha accompagnato per molti anni della sua vita nelle fatiche e nella miseria. Il contadino è angosciato per l’incertezza del suo futuro. Che cosa farà adesso, che è scomparso l’unico mezzo indispensabile al suo lavoro? Il cavallo privo di vita, la strada che svanisce nel nulla, la disperazione cupa del contadino, posizionato a metà tra il cielo plumbeo e la desolazione dei campi, sono una rappresentazione del dramma che coinvolge tanta parte della società umana. Cos’è l’uomo quando perde la cosa più importante della sua esistenza?

IL VALORE DEL SENTIMENTO NELL’ARTE E NELLA VITA CRISTIANA

Un’opera d’arte che non commuova e non coinvolga non vale niente. Il sentimento che si prova vale molto di più di ogni spiegazione di qualsiasi critico d’arte. Un’opera può essere brutta pur senza errori, così come un’opera piena di errori può essere eccellente. Così è anche la vita.

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“Dov’è Geova?” (Geremia 2:6)

Una religione fatta di regole, pur senza errori, può essere brutta da vivere. Una fede piena di errori ma ricca di sentimenti, sensibilità ed emozioni ha un valore e un significato immenso. Appartenere a un’organizzazione religiosa significa mettere la propria vita spirituale, nonché le proprie speranze di salvezza, nelle sue mani. Una religione senza cuore e senza sentimenti non dà felicità. Soltanto l’idiota si crede felice quando non sa e nulla vuole sapere. Le regole pur se animate da buone intenzioni, distruggono sempre il genuino sentimento della vita e il suo vero significato. Il cavallo nella Bibbia è simbolo di forza e quando la forza nella fiducia viene meno e muore in modo improvviso come il cavallo del dipinto, ogni aspettativa futura viene a mancare, ogni speranza svanisce, nubi minacciose si addensano all’orizzonte. Anni di fatiche accompagnate da una fiducia totale verso Dio e la propria religione, di colpo svaniscono nel nulla, stramazzano nell’incredulità.

Quando perdiamo completamente la fiducia, tutto muore intorno a noi. Noi per primi. Diveniamo come quel contadino, persi nel vuoto della vita e delle delusioni, senza un futuro davanti a noi. Tutto è perfetto quando esce dalle mani di Dio, tutto degenera fra le mani dell’uomo, e per colpa sua degenerano anche quei valori cristiani nei quali abbiamo creduto e lottato. Perdiamo quella fiducia che ci ha accompagnato e aiutato nelle nostre fatiche. Ora è morta, stramazzata nelle illusioni e nelle convinzioni che hanno caratterizzato la nostra vita, il nostro credere e le nostre azioni.

«Felice l’uomo che ha posto Geova come sua fiducia»

Caro fratello inattivo, quanto descritto sopra, può essere una prova che hai dovuto affrontare o stai ancora affrontando: la perdita di fiducia. Questo è doloroso. La perdita della fiducia è un’intossicazione dei nostri sentimenti. Un’intossicazione alimentare, per quanto sgradevole, ci spinge a prestare attenzione a ciò che mangiamo, ma non pensiamo di non dover mangiare più per evitare altre intossicazioni. Non si può vivere a lungo senza mangiare. Se vogliamo evitare altre delusioni, la soluzione non sarebbe quella di isolarci ma di selezionare le persone che meritano la nostra fiducia. La fiducia è essenziale per interagire con il prossimo ed è indispensabile alla vita.

william-blake-ancientW. Blake, L’Antico dei giorni.

«Felice l’uomo robusto che ha posto Geova come sua fiducia» incoraggia il Salmo 40. Egli non ci deluderà mai. Siamo fatti a immagine di Dio e in molti, in pochi fratelli o anche in uno solo, puoi trovare la fiducia che ha Dio per noi. Finisco questo pensiero con le parole di William Blake, poeta e artista visionario, profondo conoscitore delle Sacre Scritture:

«Ho cercato la mia anima e non l’ho trovata. Ho cercato Dio e non l’ho trovato. Ho cercato mio fratello e li ho trovati tutti e tre».

Forse, da inattivo stai cercando la fiducia che dia un senso alla tua anima. Forse stai ancora cercando la fiducia in Dio. Se la cerchi nel fratello giusto, puoi trovare Dio, la tua anima e la fiducia persa.

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