La filosofia come leadership

Recentemente Google ha creato una nuova posizione manageriale, quella del cpo (chief philosophy officer). Si tratta di laureati in filosofia che usano la loro conoscenza per consulenze esterne ed interne.

Altre grandi aziende hanno seguito l’esempio di Google assumendo manager alla Giorgio Marchionne, per intenderci, anche lui laureato in filosofia.

Il loro obiettivo è di andare oltre la soluzione dei problemi che si incontrano nelle aziende. Attraverso incontri, pubblicazioni, blog e consulenze cercano di motivare il gruppo di lavoro, adottando i pensieri degli antichi filosofi sulle domande che riguardano l’esistenza umana.

In genere, non offrono soluzioni, ma aiutano con domande critiche e specifiche a trovare nuove prospettive. In pratica aiutano altri manager o gruppi di lavori a trovare il tempo necessario per riflettere. In Italia questa tendenza viene chiamata Filosofia esecutiva e si prefigge di innovare i settori di competenza aziendale. Fanno riferimento ai corsi e ricorsi storici, anticipando le tendenze del mercato. Aiutano ad acquisire una profonda conoscenza della neurologia umana e di come il linguaggio influenzi il pensiero incidendo sul comportamento dei singoli e delle masse.

La figura di manager filosofo è simile a quella di Aristotele, Socrate, Alessandro Magno, ovvero pensatori che aiutino a comprendere il presente e formare il futuro attraverso strategie efficaci di comunicazione. Insieme al gruppo manageriale dell’azienda sviluppano idee innovatrici. Oltre alla filosofia viene richiesta anche una competenza in materia di psicologia cognitiva e manipolazione mediatica. C’è un ribaltone in campo economico. Una volta venivano richiesti i laureati in economia e commercio, oggi vanno di moda i filosofi, considerati un tempo i laureati “inutili”.

Si prevede che la laurea in filosofia tra dieci anni varrà più di una laurea informatica. Nell’era della tecnologia, il pensiero umano è scaduto di livello. Oggi la tendenza è quella di appropriarsi dell’hi tech rivestendolo di pensieri che lo sappiano guidare verso un nuovo umanesimo di tipo digitale: mettere la tecnologia al servizio dell’uomo e non viceversa. Oggi la tecnologia è priva di pensiero, spetta quindi al filosofo esecutivo prendere in mano le redini e aiutare le aziende a saper usare bene i servizi tecnologici di cui dispongono.

E’ previsto l’avvento di una nuova era della comunicazione che mette al centro le idee, una comunicazione più uditiva che visiva, come facevano un tempo i filosofi greci nell’Agorà. Saranno loro, i pensatori professionisti a dominare il mercato e a persuadere la massa. Il filosofo per sua natura sgomita, interroga, è scomodo, spesso è una forza dirompente con i suoi pensieri che in un modo o nell’altro riescono a scuotere e stimolare chi li ascolta ad essere efficaci nelle proprie mansioni.

L’etica del futuro tecnologico è in mano loro. Oggi il digitale è impazzito. Così com’è strutturato il web e i servizi di cui dispone non funziona. Ha bisogno di un’etica che lo guidi e lo aiuti a ragionare, ad esprimere pensieri e concetti tipici dell’uomo, a dare risalto ai valori morali che oggi sono alla mercé di comunità imbarbarite, rozze e incivili. Internet deve darsi una regolata. Ben vengano allora i nuovi pensatori esecutivi, persone che sappiano dare un’impronta etica e costruttiva.

Internet ha bisogno di ritornare al servizio dell’uomo, veicolando idee e pensieri positivi. Da parte nostra continueremo a percorrere un sentiero etico basato su articoli biblici, senza escludere pensieri filosofici appropriati, idee e proposte che promuovono il pensiero educativo spirituale.

APPROFONDIMENTO:

Per un’etica delle parole responsabili. Le parole che scriviamo sui social indicano il nostro livello di maturità e di spiritualità. Una parola può cambiare la nostra vita. Il termine responsabilità, implica sia un profilo etico, sia “abilità nel rispondere” delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.

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