La forza della gentilezza

«Le vostre parole siano sempre gentili, condite con sale, così che sappiate come rispondere a ciascuno». – Colossesi 4:6.

È praticamente inevitabile incontrare individui arrabbiati, villani e buzzurri. Il consiglio della Bibbia è quello di manifestare sempre e comunque “mitezza e profondo rispetto”. (1 Pietro 3:15) Le Scritture indicano che la mancanza di gentilezza è un segno di debolezza, non di forza. (Proverbi 25:28; 29:11). Le parole gentili possono alleviare i pesi dei fratelli e delle sorelle, mentre le critiche aspre possono aggravare questi pesi e persino spingere alcuni ad abbandonare la congregazione. Alcune vittime della sgarbatezza si sono scoraggiati al punto di diventare inattivi.

In particolare, gli anziani dovrebbero essere “gentili” e trattare il gregge con tenerezza. (1 Tessalonicesi 2:7, 8) Quando devono dare consigli, il loro obiettivo è quello di farlo con “mitezza”, anche se quelli a cui si rivolgono, sono inattivi “non favorevolmente disposti”. (2 Timoteo 2:24, 25) Gli anziani dovrebbero anche essere gentili quando comunicano fra di loro. Dovrebbero essere garbati e usare tatto, in armonia con quanto si legge in Matteo 7:12.

La gentilezza è la qualità di chi è garbato nelle maniere, quindi l’opposto di durezza o asprezza. La gentilezza è un requisito del servitore di Dio, specie di chi ha una posizione di responsabilità come sorvegliante. L’apostolo Paolo disse che “lo schiavo del Signore non ha bisogno di contendere, ma di essere gentile verso tutti”. (2Timoteo 2:24) La persona gentile non è chiassosa, rumorosa o smoderata.

Ci vuole forza di carattere per essere gentili con gli altri e per pacificarli o per non offendere i sentimenti altrui, specie quando si è provocati. Quando si parla e si agisce con gentilezza ciò è piacevole e contribuisce alla pace. Le persone gentili sono avvicinabili, non scostanti, e i loro modi tendono a edificare spiritualmente altri. Durezza, asprezza, chiasso e volgarità dividono e allontanano. La gentilezza invece attira e unisce. Gesù era forte, eppure manifestò gentilezza. Denunciò energicamente i capi religiosi ipocriti dei suoi giorni. Scacciò inoltre con decisione dal tempio gli avidi cambiamonete. L’odio per la corruzione e l’avidità non lo rese insensibile. Gesù era conosciuto per la gentilezza con cui trattava gli altri. Infatti, si paragonò perfino alla chioccia che “raduna la sua covata di pulcini sotto le ali”. — Luca 13:34.

Gentilezza e considerazione sono come un olio che lubrifica la macchina dei rapporti umani. Questo può dirsi specialmente quando tali qualità sono manifestate da chi ha il compito di farsi ubbidire. Molti si irritano all’idea di dover ubbidire; e questo vale tanto per i ragazzi che per gli adulti. Ma quando chi esercita l’autorità è gentile e premuroso, l’ubbidienza può essere piacevole mentre altrimenti potrebbe essere un fastidioso dovere. Anziano, i fratelli fanno fatica a ubbidirti? Prova a essere più gentile con loro.

Tono di voce e maniere garbate, parlare ad esempio con voce melliflua, non sempre dimostrano vera gentilezza. Questa è una qualità che per essere davvero sincera deve venire dal cuore. Mentre Giobbe, servitore di Dio, soffriva per mano di Satana, venne criticato duramente da tre compagni. Eppure, uno dei tre, Elifaz, disse a Giobbe: “Le consolazioni di Dio non sono abbastanza per te, o una parola a te pronunciata gentilmente?” (Giobbe 15:11) Quindi anche se almeno parte delle loro parole furono forse pronunciate in tono dolce, non erano veramente gentili, perché il contenuto era aspro. Imparate anziani: forse potreste parlare con tono dolce quando vi rivolgete a un fratello lontano, ma se il contenuto non edifica non siete affatto gentili.

Molti non reagiscono bene se vengono svegliati in modo brusco dal sonno in cui vivono la verità. In questo caso, è appropriato avere un modo dolce per svegliare i fratelli in senso spirituale. Ad esempio, se un fratello lontano è visibilmente irritato dalla vostra visita, la cosa migliore da fare è rispondere con gentilezza mostrando di aver capito la situazione, ringraziarlo per la sua franchezza e andarsene senza fare polemiche.

La gentilezza potrebbe indurre il fratello a reagire in maniera diversa la prossima volta che un sorvegliante cristiano gli farà visita. Rispondendo alle provocazioni con gentilezza possiamo ammorbidire anche le persone più ostili e far emergere ciò che di buono c’è in loro. In altri casi, invece, può darsi che la reazione negativa si possa superare, magari con un po’ di abilità, di gentilezza e di perseveranza, chiedendo un pensiero sulla loro situazione spirituale senza entrare in aspetti personali.

Lo scopo di rimproverare quelli non favorevolmente disposti, e quelli che si allontanano dalla fede, dovrebbe essere quello di ristabilire, non distruggerli. Se si devono curare teneramente le pecore sane, tanto più si dovrebbero considerare con gentilezza le pecore malate! I sorveglianti dovrebbero ricordare che le pecore non appartengono a loro; sono pecore del Signore. Quindi non trattatele mai da mercenari, anche se per qualche tempo si sviano.

Chi ama il cuore puro e parla con gentilezza avrà molti amici, anche importanti come il re (Proverbi 22:11). La gentilezza può rendere più convincenti le nostre parole (Proverbi 25:15). Inoltre, può far sciogliere cuori di pietra nei quali è sepolto l’amore verso Dio. I fratelli in congregazione quando sono trattati con gentilezza, con amore e con molta considerazione, non scappano né fuggono. Ricordate che le pecore non hanno alcun modo di difendersi, come hanno gli altri animali, quando sono attaccate. Cercano soltanto di scappare, e a volte incorrono in grandi pericoli.

Ognuno deve comunque trattare i deboli non con tono dommatico o con attitudine autoritaria. Non affrettatevi a spazzar via i loro problemi e gli ostacoli che sembrano formidabili, ma cercate di capire il loro stato e venite loro in aiuto. Ricordate che i timidi hanno bisogno d’essere rassicurati che tutto andrà bene se vanno avanti, e non sentirsi dire seccamente che non devono aver paura; perché molto spesso questo essi lo sanno. A volte quelli che sono stati paurosi diventano saldi, leali soldati di Cristo Gesù, imparando con difficoltà che la loro mancanza di forza nell’avanzare nel santo servizio di Dio ha richiesto completa fede in Geova, il Datore della forza.

Il modo in cui trattiamo i fratelli e le sorelle dimostra che siamo grati dell’amicizia che abbiamo con Geova. Anche loro, come noi, appartengono a Geova. Ricordare questo ci aiuterà a trattarli sempre con la dovuta gentilezza (1 Tessalonicesi 5:15). Gesù disse ai suoi discepoli: “Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi” (Giovanni 13:35).

La gentilezza allunga la vita sentimentale

Il problema di molte persone sgarbate è quello di non essere gentili, prima di tutto con sé stessi. Fare ciò che fa bene al nostro corpo e al nostro umore, coltivare l’empatia e il sorriso, rende sempre accogliente il posto dove stiamo. Bisogna riscoprire piccoli gesti dimenticati, e metterli in pratica quotidianamente giorno per giorno, contribuendo a propagare un’energia rivoluzionaria in grado di contagiare tutti. Quando compiamo un atto gentile, un gene rilascia nel nostro cervello neurotrasmettitori che producono una sensazione di benessere fisico. Essere gentili fa bene al mondo ma soprattutto a sé stessi. La gentilezza deriva da una moltitudine di fattori ambientali e dai modelli sociali, morali e spirituali che ci vengono proposti, ma siamo spinti verso di essa anche da un impulso biologico.

Essere gentili è tutta questione di allenamento. «Mettersi nei panni dell’altro» è lo strumento per diffondere gentilezza: essere in grado di immedesimarsi nelle emozioni altrui, sentire gli stati emotivi che ci vengono comunicati. Si deve imparare a chiedere scusa all’altro senza pensare che questo sia un segno di debolezza. La gentilezza contribuisce a un mondo migliore. Il buon esempio può rivelarsi indispensabile per innescare un cambiamento positivo. Ascoltare ed essere pazienti, essere aperti verso tutti: salutare, ringraziare, lasciare scivolare via le sgarberie e abbandonare l’aggressività. E poi sorridere. Diversi studi hanno dimostrato che quando si sorride si attiva il rilascio di neuropeptidi che contribuiscono a combattere lo stress e liberano dopamina, endorfine e serotonina che procurano euforia e felicità. Anche al lavoro o in congregazione, la gentilezza, oltre a migliorare la qualità del tempo passato insieme, rende le interazioni più efficaci, facilita i contatti e aumenta la collaborazione. I cambiamenti iniziano con un sorriso gentile.

I CAFONI IMPERVERSANO OVUNQUE

Urlano al telefono, si siedono nei mezzi di trasporto incuranti di chi ha bisogno rimasto in piedi. Saltano le file. Parcheggiano anche dove è vietato farlo, non ringraziano di fronte a gesti cortesi. Se state vicino sentite il loro puzzo maleodorante. Pronunciano idiozie, dicono parolacce, bestemmiano: sono i cafoni dell’era moderna. Li trovi dappertutto. Il rispetto è una parola sconosciuta. Più esagerano e più sono contenti di stare al centro dell’attenzione. Offrono il peggio di se stessi. Imperversano perché scambiano il male per bene, il cinismo per umorismo, le cattive maniere per galanteria. Hanno il cervello all’inverso. Il problema è che per loro tutto è concesso. Ma la cosa ancor più seria è che i cafoni sono contagiosi e molti per non apparire diversi li emulano, anche le persone ben educate che sentendosi vittime della loro cafonaggine rispondono con lo stesso tono. La maleducazione fa male alla salute perché annebbia le facoltà di pensare e di ragionare.

“Cafoni di talento” li chiama Aldo Grasso, critico televisivo, riferendosi a Pio e Amedeo, protagonisti della serie televisiva Emigratis, che in virtù di un’ostentata villania scroccano pasti, alberghi, vestiti e viaggi. I giornali sono di tutt’altro tono: li hanno definiti volgari, scrocconi, sboccati, senza filtri. Persino il Codacons si è scagliato contro, etichettandoli: esagerati, volgari, improponibili. Secondo il Codacons, Emigratis rispecchia gli stereotipi dell’italiano ignorante e molesto, con punte di sessismo ineguagliate. Evidentemente la loro cafonaggine è divertente e attira milioni di telespettatori. Sono lo specchio dei tempi. Evviva, allora, i programmi televisivi di una volta, che riuscivano a educare intere generazioni con un sorriso divertente.

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