Guidati dalla “forza delle relazioni”?

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L’uomo non si considera più una guida autoresponsabile. Anche la funzione di una classe religiosa che guida i passi del cristiano è quasi del tutto tramontata. Oggi c’è una nuova forma di adorazione: la “forza delle relazioni”.

Gli antichi greci credevano che l’essere umano divenisse quello che lui decideva di diventare e che il successo dipendeva dal risultato di un lungo lavoro compiuto su se stesso. Secondo questa tesi, senza intelligenza, comprensione di sé ed esperienza, l’esistenza umana era destinata al fallimento, tutt’al più era considerata banale e insignificante. Invece, una vita provata era degna di considerazione.

guida

Con il tempo questa idea di “autoguida” veicolata dai maggiori filosofi di allora, andò persa. Da Costantino in poi, il filosofo fu sostituito come guida morale dal prete. Poiché l’uomo non può più raggiungere con le sue forze il vero scopo della vita, deve confidare adesso nella misericordia divina. L’uomo ha così bisogno di quel “riflesso di luce divina” per vivere bene.

Con le sue forze non può riuscire. Essendo “figlio del cielo” deve quindi affidarsi a Dio quale Padre Celeste. La sua esistenza deve essere devota e santa. Sotto l’Impero Romano e la sua religione universale, si stabilì che il fedele aveva bisogno di una gerarchia o di un’autorità religiosa che facesse da tramite per essere guidato nella sua vita.

Oggi, la funzione di una classe religiosa che guida i passi del cristiano è quasi del tutto tramontata. L’uomo moderno, in particolare il cristiano, vive di relazioni. Non si considera più una guida autoresponsabile, né un guidato dai cieli attraverso altri uomini. Nell’era delle comunicazioni è emersa una nuova forma di adorazione: la “forza delle relazioni”.

Relazione è una parola che deriva da riportare e si riferisce a un legame tra persone che hanno relazioni sociali e spirituali. Il cristiano si rapporta con i suoi conservi, basando la sua forma di adorazione con ciò che è stabilito dalle relazioni all’interno della comunità. In questo modo, il credo cristiano è stato piegato a ciò che è accettabile nel proprio gruppo.

La nuova guida dell’uomo moderno è la relazione che s’instaura all’interno dell’associazione attraverso una rete di fratelli spirituali. Non più se stessi come guida, né un’autorità religiosa, ma una relazione spirituale prima locale, poi nazionale e infine internazionale.

incastro-fraternoSe in quest’associazione qualcosa non funziona, non è addebitabile alla relazione in sé, ma è attribuibile al singolo che non sa relazionarsi con la maggioranza. E’ inutile prendersela sia con una classe dirigente – che oltretutto è un’entità astratta – sia con se stessi o con una classe clericale come succedeva in passato.

Quando il singolo viene “fatto a pezzi”, nel senso di ostacolato, disturbato, osteggiato e la sua vita andata in fallimento, egli si accorge che sta lottando contro un’entità perlopiù simbolica e non contro individui identificabili. E’ come colpire il vento e nel momento in cui diventa consapevole della sua estraneità, comincia a lamentarsi e a disperarsi. Si sente oppresso senza sapere il perché. Non capisce bene cos’ha.

Oppure lo sa? Non sono forse le relazioni che gli mancano? Non trovando in alcun luogo la pace di prima o dove si possa lasciarlo in pace e dove stia in pace, diventa inquieto e fa ogni sforzo per ritrovare la pace interiore. Comincerà a relazionarsi con un nuovo ambiente e con altre persone, peregrinerà in questo mondo finché non avrà raggiunto la quiete interiore con sé e con gli altri.

Abbiamo visto come l’essere umano, secondo il pensiero greco, è incline al bene e non ha bisogno di una guida, giacché, dopo un lungo periodo di prova e di addestramento, è capace di guidarsi da solo. La risposta cristiana è stata per lunghi secoli: l’uomo ha ereditato il peccato e non può redimersi con le sue forze, ha perciò bisogno della misericordia divina esercitata tramite una classe clericale.

Infine, la risposta moderna al concetto di guida è: il cristiano è buono per natura, ma cattivo per l’influenza che esercita il peccato su di lui. Di conseguenza, ha bisogno di una buona relazione sociale e spirituale che lo guidi nella via dell’integrità.

Quando l’associazione del singolo non corrisponde alle norme che la comunità si è data e ostacola le relazioni tra i membri creando problemi, c’è il rischio di rimanere fuori da ogni genere di relazione. Non è forse vero che se qualcuno persiste nel promuovere idee diverse e contrastanti con quelle stabilite dai testimoni di Geova, viene espulso, con la conseguente perdita, non del nuovo credo o delle proprie convinzioni, ma delle relazioni sociali e spirituali dell’intero gruppo, familiari inclusi?

Perdendo la relazione si perde la guida. Su questo punto preferiamo, al momento, non esprimere il nostro pensiero, ci sarebbe molto da dire, ma ci limitiamo a concentrare i nostri sforzi sugli interessi delle pecore disperse (vedi articolo “Tu che giudichi sei innocente?”)

Gli antichi greci si sono fidati troppo della “grandezza” dell’uomo. La classe religiosa ha considerato il cristiano troppo debole perché cammini bene senza le loro stampelle. L’uomo moderno è convinto che il successo di una buona guida cristiana sia da ricercarsi nella relazione tra gli stessi membri.

Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, se mai ci sarà. Quello che possiamo dire è: se questa relazione ha un fondamento scritturale ed è basata sull’insegnamento di Cristo, allora è giusto prenderla in considerazione e valutarla se effettivamente è una guida affidabile, altrimenti è meglio cercare la pace interiore altrove, ammesso che esista un posto dove cercarla, se non nella Bibbia stessa.

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