La fragilità della vita

Molti tdG non si considerano fragili e quando scoprono di esserlo vanno in crisi. Abituati a sentirsi forti della verità non prendono in considerazione l’idea di non essere abbastanza forti spiritualmente ed emotivamente e quando lo fanno la cosa riguarda altri.

La fragilità che si nasconde nel profondo dell’animo condiziona il modo di relazionarsi tra fratelli. Oltre a essere una spina nella carne è anche una occasione per riconsiderare la propria vita in congregazione. Le emozioni sono una delle cose più difficili da comprendere e non è un caso che oggi si nota un certo raffreddamento nel modo di comunicare e di esternare i propri sentimenti.

Cristo si inteneriva di fronte alla condizione umana e non si vergognava di manifestare pubblicamente le sue emozioni, né le tacitava. A causa dell’aumento dei problemi un certo raffreddamento condiziona anche i rapporti fraterni. Non sempre si può fare affidamento esclusivamente alla ragione per risolvere i problemi di natura interiore. In particolare, i responsabili delle congregazioni devono mostrarsi avvicinabili, non devono sopprimere le emozioni con regole rigide, né catalogare frettolosamente i fratelli fragili come persone poco spirituali. Riconoscere la fragilità costa tempo e fatiche e in congregazione, tra i nominati, sono più i comandini che i facchini. Nonostante ciò, nella verità c’è un continuo bisogno di emozioni che riscaldano il cuore.

A volte, non è facile trovare le parole corrette per esprimere le emozioni o per decifrarle. Le parole, si sa, possono curare o ferire. Riesce a sanare soltanto chi va in profondità, chi vede oltre le apparenze e ha un occhio empatico che gli permette di vedere il linguaggio silenzioso del corpo e le espressioni del viso. Oggi più che mai le congregazioni hanno un particolare bisogno di sensibilità, tenerezza e delicatezza. In congregazione sono troppe le speranze ferite che anelano la guarigione, troppe distrazioni per percepirle.

Perché un articolo sulla fragilità? Perché la condizione umana dei nostri fratelli e sorelle presenta aspetti luminosi e oscuri. La fragilità ha molti volti e nella società contemporanea viene vista come un segno di debolezza o di immaturità. Non dovrebbe essere così in congregazione. Una errata interpretazione da parte degli anziani può sconvolgere la vita di un proclamatore. Confondere la delicatezza, la gracilità e la cagionevolezza con la volubilità, con le pecche e i difetti, può risultare devastante. I fratelli fragili non sono dei disabili spirituali.

Alcuni vedono le personalità fragili in maniera offuscata

La fragilità è una cosa delicata che può facilmente rompersi. Alcuni tdG sembrano forti, invece sono delicati come il vetro di Murano, alcuni anziani sembrano d’acciaio, invece sono di coccio. Il ferro per quanto utile non può considerarsi prezioso come un antico vaso cinese. Geova considera preziosi tutti i suoi servitori, ma ha un occhio di riguardo verso le personalità fragili, perché più vulnerabili. Una coscienza inflessibile in un ambiente teocratico con un modus operandi rigido, trova difficile relazionarsi con una coscienza fragile. Il timore di non essere accettati, non riconosciuti nelle insicurezze e di non essere ascoltati può causare gravi ripercussioni nella psiche di un tdG dall’inclinazione delicata.

Non è facile trovare un pastore e un sorvegliante che siano in grado di usare parole leggere, profonde, discrete e permeabili al dialogo. Certe frasi dette e non dette possono causare più sofferenza di una malattia oncologica. Mutilano più certe parole che un incidente stradale. Per ascoltare bisogna avere un atteggiamento silenzioso, rivolto ad accogliere con benignità lo stato d’animo altrui. A volte non tutto è dicibile, la parola che tace è talora più importante della parola che parla. Quando non si ha cose importanti e edificanti da dire è meglio far tacere la bocca e attivare le orecchie per saper ascoltare.

In conclusione, ci chiediamo quanti fratelli e sorelle dalla personalità fragile, invece di scheggiarsi o di frantumarsi e diventare ‘inattivi’ si sarebbero potuti salvaguardare con un po’ di buon senso e di empatia da parte degli anziani delle congregazioni.

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