La FRATELLANZA per combattere la crisi mondiale

In un recente articolo ci siamo chiesti quali saranno le prossime grandi sfide dell’umanità. La pandemia da Covid-19 ha trovato l’uomo impreparato per questa sfida, mettendo a nudo l’incapacità dei governi e del sistema sanitario mondiale.

La fratellanza, indicata dallo psicoanalista Massimo Recalcati in un’intervista all’Osservatore Romano, è l’unico strumento di difesa della vita contro la morte?

In breve, qual è il pensiero di Recalcati? Intanto il concetto di libertà così concepito dall’Occidente come arbitrio della volontà è carente e vuoto. Secondo lui, “la forma eticamente più alta della libertà è la solidarietà”.

A sostegno della sua tesi, cita Qoèlet  [Ecclesiaste 4:9,10] dove si dice che “se uno cade l’altro può aiutarlo a rialzarsi”. Da solo farà fatica ad alzarsi. Questo è il primo di tre punti: SOLIDARIETA’. Nessuno può salvarsi da solo. Ognuno ha bisogno dell’altro per sollevarsi, siamo dunque vincolati l’uno con l’altro.

La seconda lezione riguarda la violenza ecocida dell’uomo. (L’ecocidio è un’attività criminale dell’uomo contro l’ambiente, che causa ingenti danni all’ecosistema). L’uomo non è stato creato per distruggere la terra ma per averne cura. Dio non ha dato all’uomo il potere di violentare il pianeta. “La violenza dell’epidemia –  constata Recalcati – è una violenza di ritorno della nostra stessa violenza”.

La quarantena ci ha obbligati a riflettere sulla nostra esistenza e sul modo di concepire il nostro io. Il virus è un nemico straniero che si è infiltrato in ogni tessuto sociale e familiare, sbaragliando ogni confine e ogni muro che l’uomo ha innalzato contro ogni cosa che gli è straniera.

Pertanto, Recalcati prospetta UN MONDO NUOVO da ricostruire, simile a quello in cui si trovò Noè dopo il diluvio. Questo è il terzo punto del suo pensiero. Non più stranieri ma una fratellanza come quella della famiglia di Noè, se si vuole superare il trauma della ripartenza. Ci si può riuscire liberando le nostre energie migliori.

  • Vedi: Chiusi nell’arca in quarantena, dove Adriano Sofri è convinto che la gente di oggi si comporterà come le generazioni dopo il diluvio, dimenticando quello che è successo e continuando a svolgere le proprie attività secolari.

In linea di massima siamo d’accordo con il ragionamento dello psicoanalista che per condividere i fatti, le idee, i propositi e le responsabilità, la solidarietà si deve manifestare non a parole ma con le azioni.

Il nostro mondo è caratterizzato dalle ostilità. Da sempre l’uomo sogna un mondo diverso, in cui regnino armonia, giustizia, prosperità e amore. Mai come ora si sente la nostalgia del paradiso. E’ tra le nostalgie più potenti che sembrano ossessionare gli esseri umani. L’umanità viene da un mondo migliore e anela ritornarci.

Un’utopia? No, i tempi più che mai critici in cui viviamo dimostrano dal punto di vista della Bibbia che siamo negli “ultimi giorni” di questo mondo e che il nuovo mondo è vicino (2 Timoteo 3:1-5). Un mondo ricostruito da una fratellanza mondiale, dove esisterà una sola famiglia che sarà feconda, si moltiplicherà, e avrà cura del suo ambiente.

Se persino uomini riflessivi di questo mondo auspicano solidarietà e fratellanza, cura dell’ecosistema e un mondo nuovo da ricostruire, cosa aspettate fratelli lontani, che conoscete molto bene il proposito di Geova per l’intera umanità, voi compresi, di ritornare a casa e rafforzare la vostra speranza di vivere per sempre in un paradiso?

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